
Ci sono arrivate diverse segnalazioni che raccontano tutte lo stesso strano episodio. Persone in lista d’attesa da mesi, a volte oltre ogni limite ragionevole, per un intervento chirurgico, a cui ad un certo punto squilla il telefono: convocazione a Foligno per la pre-ospedalizzazione. Esami, visite, il consueto pellegrinaggio da Orvieto ad un’ora e mezzo di distanza, ma poi più niente. L’intervento non arriva e nessuno richiama.
La pre-ospedalizzazione dovrebbe essere l’ultimo gradino prima della sala operatoria, quando l’operazione è vicina, per verificare che il paziente sia pronto. Se dopo quel passaggio cala il silenzio, qualcosa non torna.
Le spiegazioni possibili sono due, entrambe poco rassicuranti. La prima è la disorganizzazione. Chi gestisce le pre-ospedalizzazioni e chi programma le sale operatorie evidentemente non si parla abbastanza. Così facendo, i pazienti vengono preparati per interventi che non sono realmente in agenda. La seconda è più fastidiosa, ossia che la convocazione sia una specie di contentino. Dopo mesi di attesa il paziente vede qualcosa, si convince che il suo turno stia arrivando, si rilassa un po’ e l’insoddisfazione scende. Tutto ciò, senza che l’intervento sia mai stato davvero possibile.
In entrambi i casi, però, c’è un conto da pagare. Lo pagano le persone perché vengono illuse. Chi aspetta un’operazione vive già nell’incertezza, spesso nel dolore. La convocazione accende una speranza, a cui segue l’ormai solito pellegrinaggio verso Foligno, e poi la lascia come prima. Un’altra parte del conto è però pagato dal sistema sanitario regionale, che in tutto questo brucia risorse inutilmente. Ogni preospedalizzazione infatti costa (personale, esami, tempo, strutture) e farla a vuoto, per un intervento che non ci sarà, significa sottrarre quelle stesse risorse a chi l’operazione la sta aspettando sul serio. In una sanità regionale che di risorse ne ha poche (per mantenere troppe strutture) è uno spreco che non ci possiamo permettere.
Ormai siamo tutti in trepidante attesa di quel santo graal che è il Piano socio-sanitario regionale, presentato come la soluzione alla sanità umbra. Forse è ora che la politica getti il cuore oltre l’ostacolo e lo presenti, visto che questa attesa inizia a diventare farsesca. Ad ogni modo, non serve attendere il santo graal per correggere una cosa così. Collegare l’agenda delle sale operatorie a quella delle preospedalizzazioni e chiamare le persone quando l’intervento è davvero imminente si può già fare oggi. Sarebbe un piccolo inizio di una riorganizzazione che razionalizza le risorse, per eliminare sprechi inutili (e dannosi) e reimetterle realmente sulla cura delle persone. Chi ha vissuto questa esperienza può scriverci sul nostro sito www.prometeorvieto.com. Continueremo ad evidenziare le inefficienze che potrete proseguire a segnalarci sul nostro sito.








