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OPINIONI SOLITARIE DEL LUNEDI 22.04.2019 [488] – In ricordo di Massimo Bordin, la voce della stampa e del pensiero critico, “the voice!”

 

di Franco Raimondo Barbabella

È scomparso Massimo Bordin, la voce della stampa italiana e del pensiero critico, esempio della migliore cultura italiana militante. Ho deciso di dedicare questo numero della rubrica, nata per volontà comune con Pier Luigi e condotta con lui fino alla sua scomparsa, appunto alla figura di Massimo Bordin, uomo di grande spessore intellettuale e umano, giornalista di grande valore. E lo faccio proprio pensando a Pier Luigi, anche lui, oltre che caro amico, uomo di grande spessore intellettuale e umano. Lo era perché riconosceva agli altri il valore che meritavano anche quando se ne sentiva lontano per storia e ispirazione, così come faceva Bordin.

Pier Luigi con ogni probabilità mi avrebbe detto: “Che avrà fatto mai di grande, questo Bordin, oltre a tossire la mattina mentre leggeva i giornali, per meritare la nostra attenzione?”. Questo era in realtà il suo modo di esprimere considerazione per qualcuno. Io glie ne parlavo abbastanza spesso, di Bordin e della sua rubrica, soprattutto quando ci capitava di riferirci all’esercizio intelligente di una cultura laica non laicista. Erano discussioni brevi ma belle, e si chiudevano normalmente con una battuta. Ecco, sono convinto che di questa atipica figura di intellettuale e giornalista avremmo fatto oggetto di dibattito amichevole in occasione della sua scomparsa.

Per me in ogni caso si tratta di una perdita importante. Per anni e anni, da lunedi a venerdi, alle sette e trentacinque mi sono collegato con Radio radicale per ascoltare “Stampa e Regime”, la rassegna stampa che Massimo Bordin conduceva con impareggiabile perizia, proponendo chiavi di lettura sempre aggiornate e intelligenti per capire come gira il mondo. Non che con questo eri spinto a non leggere i giornali, ché anzi facevi il contrario, perché la lettura di Bordin poi richiedeva una tua lettura.

In altri termini, Bordin è stato uno di quei giornalisti che si rapportava al lettore-ascoltatore con il rispetto di chi non propina verità ma solo stimoli di riflessione. A partire però dal rispetto sacrale per un principio, che poi è lo stesso di Radio radicale, il principio einaudiano “Conoscere per deliberare”. Non si insisterà mai abbastanza su questo principio. Conoscere per deliberare non è una regola, è un principio, etico e politico, direbbe Benedetto Croce, anche lui liberale come Luigi Einaudi, due che di principi, l’uno filosofo e l’altro economista, se ne intendevano a tal punto che ne discussero per una ventina d’anni.

Dicevo un principio fondamentale della democrazia liberale. Bordin faceva informazione, che non è mai asettica, però non inventa né deforma i fatti. Non è anonima, ma non impone la propria opinione a quella che deve raccontare con il massimo di rispetto ed onestà. Offre appunto chiavi di lettura. In tal senso è anche educativa. Cioè esercita consapevolmente una responsabilità sociale. Orienta con rispetto, non nasconde, non è asservita a poteri esterni alla propria coscienza, non si allontana dalla propria etica professionale. Conoscere per deliberare, prima che un diritto, è perciò un dovere, il dovere di ognuno di decidere qualcosa con consapevolezza e quindi con libertà. Non c’è libertà senza conoscenza, non c’è conoscenza senza informazione. Bordin stava in questo circuito, lo ha interpretato, lo ha vissuto. Ha dimostrato che non è necessariamente un atto eroico: si può fare.

Quando ho sentito che per giorni era sostituito da altri ho capito che era successo qualcosa di grave, perché lui non mancava se non in rarissime occasioni. Poi l’altro ieri la notizia della morte a causa di una grave malattia, a 67 anni. Lo ripeto, scompare una grande figura, di uomo, di intellettuale, di giornalista. Io ho imparato molto da lui, come dagli scrittori e dagli intellettuali che nel tempo ho scoperto essere anche le sue passioni. Che oggi ci sia chi vuole chiudere Radio radicale, la sua radio, la sua rubrica, l’archivio eccezionale che lì è custodito della storia della Repubblica, io trovo che sia un delitto contro la nostra democrazia, la democrazia del “conoscere per deliberare” che ancora attende di essere realizzata.

22 Aprile 2019

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