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Filiera “nocciolo”, indignazione e contrarietà da parte del Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena

In merito alla lettera della regista Alice Rohrwacher su “Repubblica” del 31 gennaio 2019 e riguardo le iniziative della Regione Umbria e Confagricoltura circa il bando filiera nocciola umbra, il coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena dichiara la totale contrarietà e indignazione nei confronti dell’indirizzo che la regione Umbria assieme a Confagricoltura ha preso verso lo sviluppo della filiera “nocciolo”.
Riprendiamo anche noi le parole della regista, ovvero il concetto fondamentale de “il bene di pochi ed il male di molti”, per denunciare la miopia con cui i nostri amministratori, assieme alle associazioni di categoria, affrontano il futuro dei nostri territori e dello sviluppo della nostra regione. Siamo anzi imbarazzati nell’ascoltare le loro parole che ancora una volta si dimostrano anacronistiche.
E’ oramai dimostrato da decenni di studi in tutto il mondo che quel modello di sviluppo porti solamente a pochi una fragile ricchezza ed a molti un globale impoverimento, non solo in senso economico ma soprattutto nel senso di risorse fondamentali come l’acqua, la salute dell’ambiente e dell’essere umano. Oltre a questo, cancella la possibilità di uno sviluppo diverso del territorio in senso multifunzionale ed integrato, ma soprattutto sostenibile per l’ambiente e l’essere umano. Se le nostre regioni puntano ad essere la terra fertile dove grandi multinazionali possano fare i loro interessi si sbagliano, ancor più con la retorica vetusta dei posti di lavoro.
I grandi impianti monocolturali dell’agro-industria sempre più specializzati e meccanizzati avranno bisogno di sempre meno dipendenti, pochi operatori gestiranno tantissimi ettari: come dichiarato dagli stessi imprenditori agricoli, parliamo di una coltura poco bisognosa di manodopera, che proprio grazie ai relativi bassi costi colturali può permettersi i guadagni per ora promessi. L’indotto di questa filiera sarà limitato e misero se messo a confronto con l’indotto che può generare un sistema regione che punta su una agricoltura più sostienile, diversificata e multifunzionale, compatibile con il paesaggio e le tradizioni del territorio, sul turismo e sulla cultura….
Gli oltre 20.000 ettari previsti a noccioli faranno l’opposto: eroderanno suolo, acqua, biodiversità e non ultimo il paesaggio, vera e propria risorsa strategica della nostra regione. Siamo sgomenti nel vedere un territorio così ricco di risorse naturali e culturali venir poco difeso per sviluppare davvero quello che per il bene di pochi sarà la maledizione di molti.
Il coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena ha deciso pertanto di mantenere su scala interregionale il problema dei noccioleti e castagneti come ha già fatto per le lotte contro l’eolico del Peglia, le biomasse, la geotermia nel Lazio e nell’Umbria. L’altopiano dell’Alfina si sviluppa su 8 comuni metà umbri e metà laziali: porteremo su tutti i territori la controinformazione necessaria perché i cittadini capiscano le implicazioni agricole, ambientali e sanitarie di detta coltura. Sabato mattina 16 marzo 2019 si terrà un primo convegno ad Orvieto cui seguirà nel pomeriggio una esposizione di prodotti a Km. zero.  Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena

6 Febbraio 2019

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