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Home Politica

Cobas: “L’unico vero degrado siete voi, figli ingrati di Orvieto Antifascista”

Redazione by Redazione
24 Agosto 2017
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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di Confederazione COBAS – Comitati di Base dell’Orvietano

L’italiano è una lingua molto chiara. Le parole hanno un significato altrettanto netto, seppure talvolta la stessa parola può averne più di uno. Ugualmente, anche la storia del nostro paese per fortuna è una sola, non si cancella, e la tragica dittatura nel ventennio fascista, che sul finire trascinò l’Italia anche in guerra, per fortuna fu spazzata via da una riscossa popolare vittoriosa.
Giustiziato il dittatore, con fatica si ricostruì una democrazia, figlia di lotte e conquiste sociali epocali, ma nel contempo tanto fragile quanto costellata nei decenni successivi da stragi di matrice nera che provocarono centinaia di vittime innocenti: nei luoghi pubblici, nei comizi sindacali, sui treni e nelle stazioni.  A distanza di oltre 70 anni dalla Liberazione, i ri-corsi storici tornano a riproporci slogan, soggetti e pratiche politiche che troppi benpensanti credevano appunto di aver consegnato alla storia.

E che nel frattempo, sarebbero divenute anche illegali. La XII disposizione finale della Costituzione Italiana e due successive leggi del 1952 e del 1993, prevederebbero già tutto quello che ci sarebbe da prevedere, affinché si possano “vietare” e “sanzionare” (?!) attività di singoli e gruppi che facciano, citiamo testualmente: “propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e «chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.La storia dell’Italia del dopoguerra ci insegna però come quasi sempre queste leggi siano state disattese dallo Stato medesimo, con conseguenze tragiche per la società civile, e che raramente siano giunte a punire soggetti, gruppi e associazioni che potevano rientrare nei casi previsti.

Non c’è da stupirsi pertanto se possano liberamente circolare, aprire sedi, promuovere iniziative, coloro che si dichiarano fascisti al giorno d’oggi, senza per questo subirne le conseguenze. E non ci meravigliamo quindi se anche ad Orvieto e comprensorio, nonostante l’alto sacrificio pagato in termini di vite umane per l’opposizione al fascismo tra gli anni ’20 e gli anni ’40, pochi ragazzi evidentemente per niente educati alla storia del loro territorio, ritengano di aver trovato la soluzione ai loro mali generazionali e alle problematiche cittadine, nell’adesione ad un’associazione nazionale dichiaratamente neofascista.

Al di là del folclore e di qualche esibizione muscolare autoreferenziale, questi ragazzi stanno andando oltre, già da qualche tempo, ad esempio devastando il cippo dei Sette Martiri a Camorena il giorno prima della ricorrenza (episodio di qualche anno fa…); distribuendo volantini con l’esaltazione di “(…) Mussolini padre della patria (…)”; partecipando al raduno neofascista al cimitero maggiore di Milano lo scorso mese di aprile; venendo ad imbrattare l’ingresso della nostra sede; ostentando qua e là comportamenti minacciosi di gruppo, o quanto meno atteggiandosi, come evidentemente i loro mentori gli avranno insegnato, ovvero che occorre essere almeno cinque o sei contro uno…vigliacchi furono, vigliacchi rimangono… In questa fase però si spingono ancora più in là, proponendosi come paladini per la difesa di un quartiere, nel caso specifico quello di Orvieto scalo, presso il quale a loro dire sarebbero stati chiamati in aiuto “(…) contro spaccio, prostituzione e degrado (…)”. Comprensibile il tono da propaganda, ma suvvia, forse nemmeno l’Istituto Luce al servizio del regime raggiunse mai tanta falsità.

Per quanto il “moderno” Stato Repubblicano ci abbia tragicamente abituato alla “tolleranza” verso i neofascisti, crediamo che ad Orvieto e comprensorio non sia più possibile tollerare ulteriormente, soprattutto in un’epoca in cui rigurgiti del genere rischiano seriamente di far presa su quel “cittadino medio” con il problema quotidiano del migrante che giunge in Italia senza permesso di soggiorno, piuttosto che di un qualsiasi politico politicante che vive dei suoi privilegi alle spalle di tutti noi.

Se le parole hanno un significato e le azioni che ne conseguono anche, la cosiddetta “passeggiata della sicurezza” dell’altra sera ad Orvieto scalo, partecipata da dodici / tredici ragazzi (…e nessun’altro cittadino, come si può vedere anche dalla immagini diffuse da loro stessi…) si chiama RONDA: la prima nel suo genere nella storia recente di Orvieto e per gli scopi dichiarati dagli organizzatori. Come per altro ben spiegato dal dizionario italiano, che esplicita anche a quali figure competono generalmente tali “servizi”, e non ci pare che tra queste vi sia nessuno dei ragazzi di cui sopra, né tantomeno l’associazione neofascista alla quale quest’ultimi millantano appartenenza.

Tutti noti i ragazzi della ronda, la maggior parte dei quali nemmeno abitanti ad Orvieto scalo. Altrettanto visibili i camerati “forestieri”, per lavoro o di provenienza, che di ritorno svolgono il loro “dovere” indottrinando i più giovani in qualche locale pubblico. Tra i più esaltati, ci sono quelli che frequentano la curva nord (…ovviamente è un caso) allo stadio Olimpico di Roma o la gradinata nord allo stadio Curi di Perugia; altri ancora si spingono fino in Veneto (…per necessità e per militanza) e poi ritornano alla rupe nella speranza di spargere l’insano germe appiccicando qualche adesivo sui segnali stradali. Più frequentemente praticano aperitivi mondani in quel di Todi, dove il neofascismo dichiarato è riuscito ad ottenere rappresentanza in consiglio comunale, contribuendo in modo determinante alla vittoria elettorale dello schieramento di centro-destra. Ma non erano “non conformi” ?! Bah.

Non sono loro a preoccupare. Come potrebbero. Dovremmo forse spaventarci di qualche postura muscolare diffusa con l’aiuto del web? Oppure di qualche slogan razzista, omofobo o intollerante? O di qualche individuo dal testosterone in eccesso che ha bisogno di dimostrare la sua virilità? Preoccupante sarà semmai l’indifferenza degli orvietani, se li lasceranno fare. Ammesso e non concesso che Orvieto scalo sia “infestato” da prostitute, chissà se i/le cittadini/e benpensanti che in questi giorni su facebook ringraziano in neosquadristi per l’intervento, si pongano o meno il problema di quanti e quali orvietani frequentino le prostitute in questione!

Preoccupante è vedere autorizzati da “chi di dovere” volantini e propaganda di chiara matrice neofascista, e consentirne la diffusione nelle scuole orvietane, nell’abulìa di docenti e dirigenti scolastici. Preoccupante è il degrado culturale, che è molto peggio purtroppo e che viene prima del presunto degrado di un quartiere. Preoccupanti sono le risposte che Stato ed Enti locali non riescono a dare ai problemi reali delle persone: sui bisogni primari, sul problema della casa, sul lavoro e sulla relativa sicurezza, tanto per citarne qualcuno.

Il territorio di Orvieto possiede ancora gli anticorpi per tenere lontano la “peste nera” e continua per fortuna ad esprimere e perfino ad esportare i suoi figli migliori: nella scienza, nella ricerca, nelle arti, nel sociale. Il contesto generale però, a tutti i livelli e fin su scala locale, è profondamente mutato in peggio in particolar modo nell’ultimo decennio. E in un ambiente degradato l’ecologia ci insegna come sia più agevole per i ratti riemergere dalle fogne, sopravvivere, e persino travestirsi da cittadini qualunque.

Non lo consentiremo. Coloreremo ancora i muri, vivremo ancora le strade e le piazze, continueremo a praticare percorsi per l’emancipazione e per il rispetto dei diritti, di tutti e di ciascuno.

Ma soprattutto sapremo sempre riconoscere e respingeremo ancora quel ghigno da vigliacchi, proprio di coloro che sanno essere forti soltanto con i deboli e servili con i potenti.

La comunità umana urge.

 


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