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Cosp: “De-privatizzare la sanità, chi lo vuole veramente?”

Redazione by Redazione
8 Luglio 2026
in Cronaca, Notizia Principale, Archivio notizie
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Venerdì 3 luglio sono stati affermati concetti importanti. Abbiamo, infatti, ribadito quelle che sono delle vere e proprie linee guida del Cosp per quanto riguarda il diritto ad una salute efficace e veramente accessibile. Nonostante l’invito a partecipare a questo incontro fosse stato rivolto alle forze politiche locali e regionali con ampio margine di anticipo, erano presenti solamente il Pd con la consigliera comunale Cristina Croce e il sindaco di Baschi e segretario regionale Damiano Bernardini, da Terni ha partecipato Maurizio Benvenuti in rappresentanza di Alleanza Verdi e Sinistra e poi Matteo Galli, rappresentante locale del Partito Comunista Italiano.

La mancanza di partecipazione o anche solo di un contributo di pensiero da parte del resto del panorama politico è stata notata, ed è un vero peccato anche in considerazione della bellissima occasione per poter esprimere la propria posizione rispetto a temi cruciali relativi alla tutela della salute pubblica a livello nazionale, regionale e locale. Anche grazie all’intervento della Cgil, che sta promuovendo un importante referendum sulla sanità che il Cosp sostiene, è stato affermato che è quanto mai necessario rilanciare e rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale con maggiori investimenti pari ad almeno il 7,5% del Pil, unitamente ad un piano straordinario di assunzioni per abbattere le liste di attesa e normalizzare le troppe, non più sopportabili, carenze organiche all’interno delle nostre strutture sanitarie. Ricordiamo che l’Italia spende attualmente il 6,3% di Pil per la sanità pubblica; molto meno rispetto ad altri paesi europei come la Germania (11,7%) Francia (10%) o la Spagna (7,8%). Dietro l’Italia ci sono solamente la Grecia e il Portogallo.

Il Socio Cosp Carlo Romagnoli, con dati scientifici alla mano, ha messo a confronto il Servizio Sanitario Nazionale con la cosiddetta offerta sanitaria privata, e ha proposto la necessità impellente, a livello regionale, di iniziare un percorso di de-privatizzazione programmata della sanità. Analizzando i dati emergono nettamente tutte le criticità e anche i rischi impliciti nell’affidare la salute dei cittadini ad un sistema sanitario privato convenzionato. Il divario principale, e sostanzialmente inconciliabile, consiste nel differente principio cardine che anima i due sistemi: mentre infatti nel servizio sanitario pubblico ciò che “ripaga” è la guarigione del paziente, per il sistema privato la malattia è il principale motivo di guadagno.

È indubbio infatti che il servizio privato fornisce il proprio supportoessenzialmente per uno scopo di profitto. Ciò causa una serie di criticità evidenti, in primis quella dell’iper prescrizione: quando i professionisti e le strutture vengono pagati per ogni singola prestazione effettuata, hanno un incentivo economico intrinseco a prescrivere più esami, visite o trattamenti rispetto a quelli strettamente necessari. La letteratura economica e medica riconosce obiettivamente questo problema; i medici possono prescrivere accertamenti ridondanti, aumentando i costi per l’assistito. Nel Sistema pubblico invece, la “ricompensa” ideale è la salute del cittadino, poiché il sistema medesimo è finanziato dalla fiscalità generale e non persegue il profitto; di conseguenza tanti più cittadini in salute vi saranno, minore sarà l’aggravio a livello economico per la collettività.

Come abbiamo premesso, i rappresentanti politici presenti erano pochi, ma hanno preso parola ed hanno condiviso i principi sopra enunciati. In particolare il segretario regionale del Pd Damiano Bernardini ha condiviso la necessità di de-privatizzazzare la sanità sottolineando la necessità di avviare un percorso programmato che consenta il raggiungimento di tale obiettivo per gradi. Secondo Bernardini il primo step pianificato dalla Regione va esattamente in questa direzione, perché aumenteranno gli organici del personale sanitario mediante bandi di concorso per un totale di circa 1250 posti, e allo stesso tempo rimarranno inalterati i livelli di finanziamento regionale al privato convenzionato. Come Cosp condividiamo questa intenzione.

Maurizio Benvenuti di Avs ha sostanzialmente concordato su tutti i concetti espressi durante l’incontro. Matteo Galli, in rappresentanza locale del Pci, ha inoltre sottolineato l’importanza del ritorno ad un confronto veramente costruttivo e quanto mai necessario con le realtà rappresentative locali, che costituiscono la fonte primaria per la presa di coscienza delle problematiche e delle criticità da affrontare in ambito sanitario, ma anche più in generale come metodo per ripristinare la giusta importanza dei cittadini come attori protagonisti della costruzione del proprio ordinamento sociale.

Parlando proprio di partecipazione e confronto, in particolare con i rappresentanti dei due partiti che compongono la maggioranza del governo regionale, sono affiorati molti dubbi nelle nostre teste. Da molto tempo circolano con una certa frequenza numerosi rumors circa l’organizzazione del nostro sistema sanitario regionale. Cosp ha deciso di non inseguire quelle che, per l’appunto, sono per ora solamente “chiacchiere di corridoio”, buone principalmente ad alimentare sterili polemiche di “partigianeria partitica”. Questa cosa però riteniamo sia sintomatica di una certa carenza di un vero dialogo e confronto con le realtà associative in tutta la regione.

Con non poca perplessità abbiamo appreso dai due rappresentantipolitici dei partiti presenti all’incontro, ed attualmente al governo della Regione (Pd e Avs), che si avvierà un percorso di confronto con il mondo associativo di categoria solo dopo la pre-adozione del Piano Socio-Sanitario. Ecco secondo noi invece dovrebbe essere esattamente il contrario. Il forte timore infatti è che si rischierà di trovarsi intorno ad un tavolo a fare una mera comparsata, dove la maggior parte delle decisioni saranno già state prese. Ciò appare ancor più strano se si considera che da parte dei vertici regionali sono sempre state spese parole di elogio e di importanza nei confronti delle tante iniziative che le associazioni locali come il Cosp hanno intrapreso in questi ultimi anni.

La stessa permanenza del Distretto Sanitario di Orvieto è stata attribuita alla petizione che ha permesso di raccogliere 7.312 firme. Anche il bando di concorso per 20 operatori sanitari dedicati esclusivamente per l’Ospedale di Orvieto è uscito dopo le quasi 14.000 firme raccolte per il rilancio del Santa Maria della Stella. Speriamo di sbagliarci, ma apprendere che la pre-adozione del Piano Socio-sanitario avverrà probabilmente a settembre, e che da qui ad allora ci sarà modo di parlarne in maniera estemporanea magari tra una sagra estiva e l’altra, ci lascia con un po’ di amaro in bocca.

Allora poniamo pubblicamente due domande, chiare e dirette, alla Regione Umbria e a tutte le sue forze politiche di maggioranza e di minoranza:
1) Con quanto tempo di preavviso verrà emanata la bozza del nuovo Piano Socio-sanitario regionale per poter essere esaminata da parte delle realtà associative?
2) Con quali tempistiche e modalità si volgerà la fase di confronto e concertazione?

I cittadini del Sud-Ovest dell’Umbria attendono delle risposte.

Comitato Orvietano per la Salute Pubblica

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