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Home Cronaca

Abitare Orvieto: “Spazi pubblici e beni comuni, la necessità di una progettazione collettiva”

Redazione by Redazione
28 Novembre 2024
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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In una lettera pubblicata giorni fa, il signor David Prew, architetto ed investitore immobiliare stabilitosi ad Orvieto da qualche tempo, ha sollevato il problema dello stato di abbandono della Fortezza Albornoz. L’occasione per la sua riflessione è nata durante le riprese che una troupe cinematografica americana sta facendo proprio presso i Giardini di Piazza Cahen. Durante i sopralluoghi e lo svolgimento dei lavori sia il signor Prew che i cineasti americani si sono meravigliati del degrado in cui è stato abbandonato un luogo strategico della città, posizionato all’uscita della funicolare e quindi visibile a tutti i visitatori di Orvieto.

Certo, non si tratta di una bella cartolina di benvenuto, pur essendo un luogo che sarebbe ideale per passeggiare, incontrarsi, leggere un libro, far divertire il proprio bimbo sullo scivolo, occupare una pausa pranzo. Gli orvietani già sanno in che stato si trova l’Albornoz, lo sanno da molti anni e da molti anni lo segnalano. Un occhio esterno come quello del signor Prew ha facilmente còlto quello che gli orvietani ormai notano quasi con rassegnazione. Per fare un esempio, l’ex Caserma Piave è il simbolo più immediato della mancanza di cura e di progettazione del Comune rispetto ai beni pubblici della città.

La cosa interessante della lettera del nostro concittadino d’adozione è che egli si dichiara disponibile a collaborare con l’Amministrazione Comunale per il recupero e la riqualificazione di spazi come l’Albornoz attraverso dei progetti di partenariato pubblico-privato. Dalla lettura sembrerebbe di capire che i privati metterebbero a disposizione dei fondi per cofinanziare tali lavori di ripristino dei luoghi abbandonati all’incuria per poi trovare delle soluzioni di gestione diretta da parte dei cittadini. Lo stesso signor Prew dichiara di aver già intavolato una proposta di intesa con la sindaca Tardani.

Premesso che il partenariato pubblico-privato volto al recupero e alla valorizzazione dei beni e degli spazi pubblici è uno strumento necessario e il suo uso auspicabile, ci chiediamo come si intende coinvolgere la città in una discussione che ha a che fare con la vita dei suoi abitanti. Chi decide? E come? Quali sono i progetti (se esistono) su cui il gruppo di investitori privati (non meglio specificati) e la sindaca starebbero lavorando? Quando si intende investire il consiglio comunale della questione? Quali strumenti di co-progettazione e coinvolgimento dei residenti verranno previsti?
Queste domande nascono spontanee ma sono anche il frutto di un timore evidenziato in più occasioni. Negli ultimi decenni il Comune di Orvieto ha continuamente esternalizzato alcune risorse di programmazione, affidando ai privati la cura di fasi cruciali di promozione e progettazione dello sviluppo del territorio. Da ultimo segnaliamo l’affidamento alla compagnia privata Municipia, del gruppo Engineering, del “branding” di Orvieto, attraverso un contratto che impegna la città per ben dieci anni (atto approvato con 11 voti favorevoli nella seduta del Consiglio Comunale del 24.10.2024).

Lo stesso modello fu seguito (senza successo) durante la preparazione della candidatura di Orvieto Capitale della Cultura, affidando a professionisti privati che non conoscevano Orvieto, il compito di narrare e rappresentare la città come se la città stessa non avesse le competenze e le capacità di rappresentare sé stessa. Questa continua opera di esternalizzazione dei servizi e delle scelte che riguardano la nostra collettività sono semplicemente l’ammissione che non siamo più in grado di discutere fra di noi e di trovare risorse adeguate alle sfide che abbiamo di fronte assumendocene la responsabilità.
Intanto, per rimanere sulle cose semplici, è auspicabile che Orvieto non diventi solo uno “sfondo pittoresco per l’industria dei media” dove si occupano senza preavviso diecine di posti auto dentro l’ex Caserma Piave. Sarebbe inoltre auspicabile che ci si impegnasse a far ridiventare Orvieto un luogo dove poter vivere e quindi, dove i residenti fossero considerati i protagonisti delle scelte che li riguardano e quindi venissero coinvolti.

Abitare Orvieto

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