L’anno scolastico è terminato e, il 30 giugno, si chiuderanno anche le porte degli asili nido comunali di Orvieto.
Per i genitori che devono lavorare anche in estate, che poi sono la maggior parte, esiste il supporto dei centri
estivi: un cronotopo davvero ben studiato, che consente, ad un costo sostenibile per i genitori, di continuare a far stare i bambini con il gruppo dei pari con la preziosa supervisione dei bravissimi educatori della cooperativa Quadrifoglio. Eppure questo servizio non è per tutti: a differenza del nido infatti, è necessario che il bimbo abbia già compiuto l’anno di età e così mio figlio di otto mesi, e altri suoi compagni, restano tagliati fuori.
Chi ha studiato e realizzato tale servizio avrà avuto le sue motivazioni per introdurre tale discriminante, ma l’amministrazione comunale dov’era? Certo, si potrebbe rispondere che la domanda non è tale da giustificare l’offerta, ma io mi sento di dire che non è questa la logica che dovrebbe star dietro al welfare state e, considerato i fondi stanziati per sostenere (giustamente) i centri estivi, sinceramente ritengo si potesse fare molto meglio.
Non tutte le mamme possono o vogliono stare a casa, alcune lavorano e scelgono una maternità breve, non sostenere i genitori con un giusto sistema di servizi, è un errore che sa di cattivo retaggio culturale e, in una città che vede al Municipio proprio una donna, l’errore appare ancora più ingiustificabile. (Gilda Angelino)









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