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A Montecchio riprendono gli scavi archeologici alla necropoli del Vallone di San Lorenzo

MONTECCHIO – Riprenderanno il prossimo 8 luglio gli scavi archeologici presso il Vallone di San Lorenzo a Montecchio: l’area, di notevole pregio per i reperti di origine etrusca portati alla luce nel corso degli anni, sarà oggetto di indagine fino al prossimo mese di agosto. Gli studiosi ritengono che i risultati finora conseguiti possano gettare nuova luce sull’importantissima area sepolcrale in uso dal VII sec.a.C. fino al IV sec.a.C.: gli archeologi si aspettano altre novità e ulteriori conferme dagli scavi che tra poco riprenderanno nella zona. “La ricerca – fa poi notare il sindaco, Federico Goriè il risultato di una convenzione firmata nel 2017 tra il Comune di Montecchio e il Dipartimento Lettere Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Perugia, per la ricerca, recupero e valorizzazione di beni archeologici della città, collaborazione che rappresenta un’occasione rara e auspicabile di studio, salvaguardia e promozione del territorio.
L’amministrazione comunale – prosegue Goriintende incrementare l’attività di ricerca con lo scopo principale di valorizzare il patrimonio storico-archeologico del suo territorio, assolutamente fondamentale per la comunità locale. Questo non solo al fine della maggiore conoscenza dei beni archeologici presenti nel comprensorio, ma anche della loro salvaguardia, valorizzazione e maggiore fruibilità da parte di visitatori e ricercatori”.

Il progetto mira a raggiungere i più alti standard di istruzione e ricerca accademica e prevede lo sviluppo di un’analisi dettagliata del patrimonio archeologico del comune sia attraverso l’impiego di metodologie tradizionali (ricognizione, scavo stratigrafico), sia di nuove tecnologie informatiche (GIS mapping e digitalizzazione di dati georeferenziati delle evidenze archeologiche presenti), al fine di comprendere appieno il rapporto tra la presenza di eventuali insediamenti e il territorio.
Questo anno le indagini vedranno all’opera, per quattro settimane una ventina tra archeologi e studenti dell’Università degli Studi di Perugia, sotto la direzione scientifica del prof. Gian Luca Grassigli e con la partecipazione della Prof.ssa Sarah Harvey, insegnante di Studi Classici alla Kent State University in Ohio, università statunitense che contibuirà alle indagini sul territorio.

Lo scavo è realizzato con la concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la stretta collaborazione e supervisione del dottor Luca Pulcinelli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria. Il sito si trova sul versante sud-occidentale di Montecchio, lungo il Fosso di San Lorenzo tributario del Tevere, delimitato da una serie di alture separate da profondi valloni incisi dai numerosi affluenti che percorrono questo territorio riversandosi nel fiume.
In età preromana il territorio era occupato da diversi complessi abitativi, non molto grandi, organizzato secondo un modello abbastanza diffuso di tipo paganico-vicanico; ad oggi non sono molti i dati archeologici di cui disponiamo, ma individuano l’abitato più importante e rilevante presso l’altura soprastante di Copio, luogo di puntuali ricerche di superficie che hanno individuato presenza di materiale che denota una continuità di vita parallela a quella della necropoli di San Lorenzo.

L’area archeologica, oggetto di numerose opere di valorizzazione e visitata da un numero sempre crescente di turisti, è stata oggetto di una serie di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza dal 1975 fino al 2000; sono state individuate una cinquantina di tombe in gran parte manomesse da scavi clandestini. Si tratta di sepolture a camera che si sviluppano sui fianchi del vallone, scavate direttamente nel banco naturale da cui si accede attraverso un breve dromos realizzato a cielo aperto. Le camere sono caratterizzate da ambienti quadrangolari, con tetto displuviato e munite di banchine laterali e di fondo, distintamente utilizzate per la deposizione dei defunti e dei materiali di corredo.

Le tombe sono provviste di camere singole o doppie coassiali, in cui il secondo ambiente è spesso di ridotte dimensioni, talvolta con soffitto piano, a ogiva o arco. La possibilità di un’indagine archeologica di lunga durata, in un luogo di particolare pregio paesaggistico e storico-artistico come quello del territorio di Montecchio, costituisce un’importante opportunità di sviluppo turistico del comune.
I risultati di tale progetto potrebbero porsi come cardine di un percorso storico-archeologico più ampio, comprendente la viabilità antica e le varie pregiatissime emergenze archeologiche e monumentali del luogo. Una puntuale indagine stratigrafica fornirà dati esaustivi sulla effettiva consistenza del sito e sul suo stato di conservazione, e permetterà di stabilire la possibilità di una sua eventuale valorizzazione con lo scopo di rendere l’area fruibile e ampliare il percorso di visita dei beni culturali della città; i materiali archeologici recuperati, una volta inventariati e catalogati, potranno far parte della raccolta museale già presente nel comune, per ampliarla e renderla maggiormente appetibile dal punto di vista turistico.

3 Luglio 2019

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