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Pozzo, Axis Mundi

 

di Mirabilia Orvieto

Riscoprire oggi un luogo significa stabilire con esso un contatto, permettendo alla sua energia di liberarsi. Lo sapevano bene gli antichi che consideravano la familiarità con i luoghi come la modalità fondamentale di “essere nel mondo”. E’ infatti impossibile progettare se stessi e la società indipendentemente dall’ambiente e dalle cose che lo abitano.  Solo ascoltando l’anima di un luogo, esso potrà dirci chi siamo veramente e verso quale direzione dovremmo costruire il nostro futuro.

Lo psicanalista James Hillman

“Nell’antica Grecia – afferma lo psicanalista e filosofo James Hillman – luoghi quali crocevia, sorgenti, pozzi, boschi e simili, avevano specifiche qualità…e se si era inconsapevoli di tutto questo, se si era insensibili ai luoghi, si correva un grave pericolo.
Perciò si doveva essere consapevoli di quello che accadeva, di quale spirito, quale sensibilità, quale immaginazione presidiava un particolare luogo, o come la psiche, l’anima, corrispondevano al luogo in cui ci si trovava”.  La città di Orvieto è una misteriosa città ipogea che, grazie alla sua particolare conformazione geologica, ha consentito agli abitanti di scavare, in tremila anni di storia, oltre mille cavità tra cunicoli, condotti, cisterne, pozzi, butti, cave, centri di produzione che si intersecano e si accavallano sotto il tessuto urbano. Tra tutte, l’opera sotterranea più emozionante e grandiosa, la più ragionata e, al tempo stesso, la più irrazionalmente suggestiva, non a caso la più rinomata e celebrata, è indubbiamente il Pozzo di San Patrizio.
Ma cosa è in realtà questo celebre monumento?

Alto e basso, cielo e terra, luce e oscurità, discesa e risalita, abbassamento e elevazione, gravità e sforzo, pieno e vuoto, natura e artificio, realtà e immaginazione, visibile e invisibile, scienza e arcano, tutto in una perfetta sintesi degli “opposti”, sintesi che è SIMMETRIA, EQUILIBRIO, ARMONIA, davvero un emblema del pensiero rinascimentale! A cogliere questa “dualità” è lo scrittore contemporaneo Tommaso Landolfi che inizia così il racconto della sua esperienza al Pozzo: “Oh, se lo guardi di fuori nulla potrebbe metterti in sospetto: vero sepolcro imbiancato, il mostro si cela sotto una specie di tempietto d’Amore, finemente fregiato, che ha perfino delle aiuole intorno.
Ma si schiuda appena la porta dell’erebo, e il suo fiato di peste e di morte basterà a scorare il più intrepido”. Tre secoli prima, intorno al 1600, anche il poeta Francesco Ghezzi aveva presentato il pozzo nella sua suggestiva duplicità, attraverso un sonetto apparentemente allegorico, ma profondamente simbolico. L’autore paragona infatti il capolavoro del Sangallo a un gigantesco mostro nato dalla fusione di due serpenti, uniti per la coda e con le fauci spalancante sulla porta d’ingresso e d’uscita del Pozzo:
“Due gran serpenti avviluppati insieme stanno dentro una città, non in foresta; vanno sotterra con due code estreme e d’essi n’esce fuori una sol testa. Fanno ambi un mostro…in bocca va del primo ognun festante e per la coda gli esce, e poi ne corre per la coda dell’altro per la sua bocca; ma pria, nel ventre ammira bocche tante quand’alza gli occhi al cielo e l’acqua tocca”.

La fantastica creatura, ispirata ai due serpenti del CADUCEO, richiama alla memoria anche un’altra immagine, quella di un serpente a due teste, l’ANFISBENA. Il mitologico anfibio poteva muoversi in “due direzioni opposte”, in basso e in alto e viceversa, mettendo in comunicazione tutte le dimensioni del mondo fisico, quella aerea, quella terrena e quella sotterranea, dove scorrono le grandi acque.
Il serpente-anfibio, viaggiando da un mondo all’altro, aveva perciò il potere di catturare, conservare e trasmettere la VITA e l’ENERGIA dei tre mondi. Per il poeta entrare nel “ventre” del Pozzo di San Patrizio significava dunque attraversare le energie dell’Universo, quelle “discendenti” e quelle “ascendenti”, energie capaci di rigenerare tutte le cose in un processo continuo di vita, morte e rinascita. Nella mente del Sangallo era la convinzione, ereditata dall’antica cosmologia, che il mondo fosse animato da un “Principio vitale e generatore” che muove tutti i corpi, sia celesti sia terrestri; è dal suo moto circolare, verso il basso (descensus) e verso l’alto (ascensus), che scaturisce l’armonia del Cosmo intero.
Fu allora che l’architetto pensò al progetto del Pozzo in termini di “energia mossa da una macchina” non solo per assicurare il suo funzionamento (il rifornimento d’acqua), ma anche per costruire la più grande rappresentazione mai realizzata, e cioè un ARCHETIPO DEL MONDO visto nel Rinascimento come una mirabile macchina energetica, governata e regolata da un’Energia superiore ed eterna.


Attingendo agli studi di Leonardo sulle scale a chiocciola, dei veri e propri “vortici”, il Sangallo impiegò quindi tutto il suo talento per riprodurre con la sua macchina architettonica l’ALBERO COSMICO o ALBERO DELLA VITA, l’Asse che unisce fisicamente Cielo, Terra e Sottoterra. Il Pozzo quindi non era più soltanto un’immagine, un archetipo del mondo era il mondo stesso, un microcosmo nel macrocosmo! Come un albero si alimenta e si sviluppa grazie ad un flusso continuo di energie vitali che dalle radici procedono verso la chioma e viceversa, unendo gli opposti del cielo e della terra, così è per la vita dell’Universo “che si srotola in uno YINYANG COSMICO”.

 

Il concetto di Yin e Yang, alla base della filosofia e del pensiero cinese, costituisce il simbolo della dualità presente in ogni elemento dell’Universo: due opposti ma
complementari che insieme formano la totalità. Come nella doppia spirale Yinyang (l’unione del giorno e della notte, del maschile e del femminile, del corpo e dell’anima, ecc.), così è per le due scale del Pozzo di Orvieto. Esse scorrono in due direzioni opposte l’una all’altra, mantenendo in equilibrio l’intera struttura, e non potrebbero esistere l’una senza l’altra, perché il Pozzo è l’unico luogo al mondo dove cielo e terra, superiore e inferiore, luce e oscurità, freddo e caldo, essere e divenire, materia e spirito, coincidono per compiere un destino. Ma questa è un’altra storia.

30 Maggio 2019

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