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Markesing 2. Disegnare una città altra e strana

 

Markesing 2 – DISEGNARE UNA CITTA’ ALTRA E STRANA


La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni perché crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno dalla notte oscura.
Albert Einstein

Questa rubrica di Markesing nella sua prima puntata domenicale ha informato il lettore su un’ Orvieto agonizzante assopita sopra la fine di un ciclo storico e ha riservato alle rubriche successive il compito di disegnare una città altra e strana dove, strana, assume un significato meno lirico, più prospettico: quello di una città particolare, riconoscibile, se vogliamo bizzarra, mentre altra vuol significare unica, diversa, affine al mondo che si appresta a bussarle alle porte.

Chi governerà Orvieto, oltre al compito contingente di amministrarla, avrà quello, storico, di darle un progetto, una missione, una visione, di farsi promotore pubblico di una nuova, virtuosa economia locale, di stampare infine un biglietto da visita nuovo e diverso.

I motori dell’economia cittadina sono ormai storia venata di nostalgia se si pensa alle caserme, al vociare giovane degli studenti, ai negozi, alle botteghe degli artigiani, al Centro zeppo di umanità.

Nulla è più ripetibile, i commerci, gli scambi, la città viva sono emigrati laggiù, in quello che chiamavamo il Piano o la Piana, rare case una volta, il carsico scintillio delle acque del Paglia e poco altro ancora.

Cosa resta allora? Di quali risorse la città dispone perché, grazie a queste, si possa rispondere alla domanda ormai urgente, non rinviabile, di un nuovo volano dell’economia, di un solido perno sul quale ricostruirla e, di fatto, rifondarla, modificarne l’assetto socio economico ponendo un freno al declinante gap demografico che ci riduce meno numerosi e sempre più vecchi?

Davvero, a dirlo non ci si crede, ma l’arma più potente di cui disponiamo per svegliare e far rivivere questa città è il Bacio.

Sì, un bacio.

Un bacio a ciascuno dei Principi Azzurri dormienti, assai numerosi, a volte misconosciuti, dentro e fuori le mura.

In fondo, cos’è un Principe Azzurro se non la bellezza nascosta che ci sta vicino, che vediamo, ma che dorme, non è risvegliata né valorizzata?

Molti di loro sono coperti di polvere, non si palesano, ma vanno scovati e baciati in modo che possano tornare in vita.

È sull’accendere, sull’inventariare, sul valorizzare questo grande capitale, questo sovversivo progetto di riqualificazione che si può e si deve impiantare il core business, il propulsore economico della città ed è su quel passaggio indispensabile dall’odierno turismo naturale al turismo industria che diventa inderogabile instaurare su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo l’Industria orvietana del turismo.

Le amministrazioni già nell’immediato futuro non potranno più concepire qualsiasi promozione come spesa a fondo perduto ma dovranno operare con fini e metodi aziendali attraverso istituti correlati che, una volta baciato il Principe, investano sui capitali disponibili, su quel baule dimenticato e messo da parte di professioni, di opportunità umane e ambientali, sulle grandi potenzialità inibite dal tempo e dall’incuria culturale, su l’anima celata e più vera della città per ottenere profitti dei quali tutta la comunità e non soltanto le categorie interessate al prodotto turistico potranno beneficiare.

Una corretta governance dell’Industria turistica di Orvieto lavorerà sui più che attrattivi e multiformi ambienti naturali che circondano la città e sui suoi asset antropici: i retaggi culturali, l’arte, il cibo, l’artigianato, la religione, il vino, altrettanto eccellenti come potenziale di qualità a patto che il Promotore sappia mobilitare risorse pubbliche e private sul business turistico trascinando in un vortice entusiasmante e virtuoso tutta l’economia cittadina, dall’urbanistica alla occupazione dei giovani in modo che il valore generale e assoluto della città si innalzi e permetta quindi di elevare la qualità della vita e con essa quella dei servizi pubblici.

Anche il turismo rapace e indifferenziato basato sull’incremento acritico delle presenze che abbiamo visto sino ad ora è giunto al capolinea.

Perseverare nel subirlo ci impoverirà.

Orvieto diverrebbe un museo, una città di B&B, diminuirebbero i cittadini, i giovani, con i pochi anziani rimasti a vagare.

Scordiamoci di Orvieto come la città dove andare.

Costruiamo Orvieto come la città dove vivere.

Riuscirà allora chi avrà dato vita e valore ai nostri Principi Azzurri a far sì che un’industria del turismo attiva e operativa permetta a Orvieto non soltanto di essere vista ma osservata, sperimentata, imparata, condivisa, gustata, vissuta attraverso i servizi, i prodotti turistici che sarà in grado di elargire?

Del come e attraverso quali strategie ne parleremo nelle prossime puntate.

Arrivederci a domenica prossima.

14 Aprile 2019

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