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Markesing 4. Il nuovo turismo esperenziale

4°  Intervento  – Senza residenti non c’è città

di
Gianni Marchesini

Per chi non avesse letto i primi tre interventi di Markesing eccone una sintesi.

1) Abbiamo una città in crisi epocale a causa della scomparsa delle economie che la alimentavano.

2) Ne consegue che occorre un nuovo motore economico che la riattivi e la trasporti verso un pil più elevato, più occupazione e l’incremento demografico.

3) Ho indicato la necessità di fare del turismo un’Industria. Perché chi governerà dovrà, secondo questo progetto, attribuire proprio al Turismo (unico investimento possibile) il ruolo primario e trainante (il motore) dell’economia della città e lo farà attraverso una sua emanazione, un’Agenzia per il Turismo che trasformerà giorno su giorno un processo virtuoso e strutturale nel volano economico della città.

Compiuta tale estrema, semplice sintesi (che non vi assolve dal leggere su OrvietoSì i primi tre articoli qualora non lo aveste fatto), bisogna dire due cose.

La prima è che quando si parla di Industria per il Turismo bisogna intenderci di quale Turismo si tratta.

La seconda – che racchiude l’essenza di tale progetto – è che la città innalzerà la sua economia con l’avanzare di quel laborioso ma entusiasmante processo di trasformazione della tipologia turistica attuale in tutt’altra tipologia turistica (ecco il perché della città altra e strana), un processo con e per il quale essa potrà concorrere, ricollocarsi e crescere grazie alla produzione dei servizi offerti all’emergere delle esigenze del nuovo turismo.

Cominciamo allora dal turismo attuale. Ovvero da quella tipologia di visitatori che in grossa percentuale giungono a Orvieto.

Da tempo da città della Liguria, da Venezia a Firenze a Barcellona, dal Salento, da Roma come dal lago di Garda arrivano gridi di protesta nei confronti delle invasioni di turisti.

Nella nostra città non siamo ancora giunti a tanto, ma non è molto difficile costatare come il piacere del viaggio sia stato sostituito in questi ultimi anni da una progressiva invasione sregolata che assume sempre di più caratteri intrusivi e distruttivi.

È in atto una metamorfosi profonda di alcuni aspetti del vivere nella modernità. Il turismo più o meno di massa finisce per governare le città, di esserne il regolatore sociale, l’usurpatore che piega il tessuto cittadino alle sue esigenze.

L’abitante rischia di soccombere all’avanzare dei B&B, dei locali per turisti e in un modo o nell’altro, prima o poi verrà allontanato finché, appena gli sarà possibile, opterà per un’altra destinazione soprattutto quando le facilitazioni edilizie favoriscono la politica turistica piuttosto che le famiglie stanziali.

Ma senza residenti – come recita la didascalia di questo articolo – non c’è città.

Già se ne avvertono i sintomi nell’Orvieto Storica che si avvia, stante la crisi demografica, a diventare una città museo, una non-città preda deserta del pubblico vacanziere. Non c’è più tempo da perdere. Il fenomeno, una volta intercettato, va prevenuto, governato.

Il grande capitale artistico, architettonico, culturale, ambientale che abbiamo ereditato e che ora – perfino quello più sfruttato e popolare – rischia di essere travolto dall’insignificanza del turismo sciatto e incosciente che vede tutto prima sul suo smartphone, va tutelato e conservato perché essenziale e utilissimo alla Industria Orvietana per il Nuovo Turismo che, ci auguriamo, potrà venire.

Quali connotati dovrà avere allora il Nuovo Turismo perché diventi benzina per il motore economico della città?

Il concetto di viaggio è cambiato molto negli ultimi anni. Se andate a chiedere: “Cosa è più importante per te quando pianifichi un viaggio?” il 65% dei viaggiatori vi risponderà: “Sperimentare qualcosa di nuovo”.

La pausa e l’evasione dalla routine quotidiana hanno lasciato il posto a prospettive diverse che combinano emozioni, esperienze, apprendimenti.

Il viaggiatore/turista desidera sempre più ampliare le proprie conoscenze, approfondire la cultura del luogo, sperimentare, tornare a casa con un’esperienza indimenticabile.

In un momento in cui le destinazioni vanno omologandosi la differenza non la farà la destinazione stessa quanto le esperienze e le attività, le opportunità offerte dalle strutture.

Siamo al punto fondamentale.

Il Turismo verso il quale l’Agenzia per il Nuovo Turismo dovrà portarci sarà il TURISMO ESPERENZIALE, un turismo inclusivo e non d’evasione che esige una città viva, abitata, la quale offre le sue tradizioni, i suoi costumi, i suoi modelli alle esperienze del visitatore il quale, nei giorni che resterà ospite, sarà “un cittadino orvietano” desideroso di interagire (fare esperienze) con la comunità.

1) Un mese fa sono andato ad ascoltare un bravissimo professore di arte che parlava di Dante all’interno della Cappella Nova dove il Dante dipinto sulla parete sinistra in basso ci guardava attento e le altre pareti erano affrescate con “il Giudizio” del Signorelli e con altri dipinti del Beato Angelico. Ebbene, quello che mi era stato presentato come un normale evento in realtà non lo era affatto, era invece un’esperienza formidabile, unica, esclusiva. Quante persone al mondo farebbero carte false per fare l’esperienza di sentir parlare di Dante sedute lì, all’interno di quella meraviglia?

2) Allestendo un museo/esposizione dei costumi del Corteo Storico presenteremmo al turista un prodotto statico dagli alti costi di gestione, incassi modesti e una minima performance occupazionale. Se trasformiamo invece la questione dei costumi del Corteo in un’esperienza creando delle occasioni (matrimoni, piccoli spettacoli, eventi) grazie alle quali i costumi vengano indossati piuttosto che guardati (fermo restando che nessuno impedisce l’esistenza di un museo dei costumi), andiamo a raggiungere un target esperenziale che permette ad esempio di accendere una serie di attività con un ipotizzabile aumento degli occupati e degli introiti. Acquisiremo in aggiunta un pubblico che fa ritorno a casa con un’esperienza da ricordare e di cui parlare.

3) Non facciamo che esaltare la genuinità della nostra cucina, il paesaggio spettacolare che ci circonda, l’ambiente incontaminato. Sono ottimi meccanismi di richiamo, ma generici che si confondono con altri assai numerosi e identici a essi. Se offriamo invece un pacchetto con la proposta di 10 giorni a spasso per il territorio, terme e passeggiate comprese, con dieta soft a base dei nostri prodotti, corso di cucina annesso, dove il nostro viaggiatore, magari un po’ abbondante, impara a cucinarli per nutrirsene in patria, creiamo, organizziamo e attiriamo un target fatto di gente (e Dio sa quanta ce n’è ) che desidera dimagrire divertendosi nel godere un’esperienza.

Ho portato tre esempi di prodotti esperenziali (se ne potrebbero fare centinaia): il primo legato al turismo culturale, il secondo a quello artigianale/storico, il terzo al turismo ambientale.

Tutti e tre fanno capire come indirizzare l’economia della città verso il Turismo Esperenziale significhi individuare il perno sul quale sviluppare l’economia della città, aprire alle numerosissime opportunità del mercato turistico, chiamare il mondo ad abitare la città, offrire alle individualità e agli operatori mille e più occasioni, determinare l’offerta in modo di governare la domanda, vestire l’offerta turistica su misura di target differenti e infiniti, aumentare l’occupazione e, infine, attrezzare la città con un restyling totale seguendo i criteri della bellezza, della qualità e della riconoscibilità.

Tre riferimenti imprescindibili dei quali scriveremo la prossima domenica.

 

 

28 Aprile 2019

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