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Castel Viscardo, l’antica meridiana del paese ritorna in funzione

Era rimasta in disuso, sottoposta all’usura del tempo, inutilizzata da anni. Ora, la settecentesca meridiana di Castel Viscardo posizionata lungo Corso Umberto rinasce a nuova vita: sono, infatti, ufficialmente iniziati i lavori di restauro e ripristino con le prime misurazioni atte a riportarla al suo scopo funzionale, grazie anche all’intervento della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria nella persona della dott.ssa Stefania Furelli (funzionario Storico dell’Arte).

Nonostante il primo giorno dei lavori, a causa delle avverse condizioni meteo, non sia stato ancora possibile misurare la declinazione atmosferica del manufatto, si conta quanto prima di intervenire in maniera stabile in una giornata adeguata nella quale il sole permetterà il corretto riposizionamento dello gnomone che, grazie all’ombra prodotta, costituisce la “lancetta” dell’orologio. Seguirà, quindi, l’intervento di restauro e consolidamento vero e proprio a cura della restauratrice dott.ssa Roberta Rizza. La direzione dei lavori è affidata dell’architetto Francesco Rosi, esperto di meridiane, che si avvale del prezioso ausilio di Mauro Bifani, già autore, tra l’altro, di: “Le antiche ore. Meridiane e orologi alla romana nei comuni dell’Umbria”.

Il restauro della meridiana, già studiato dalla Amministrazione precedente e ora vicino alla concretizzazione, si configura in un piano per il recupero storico e valorizzare di un altro storico manufatto dell’antico feudo di Castel Viscardo, già feudo della famiglia dei principi Spada Veralli, sul quale, al momento, non risulta documentazione diretta. La meridiana si trova sul vecchio limite dell’insediamento del paese, vicino a un arco in cotto ora abbattuto, dove è ancora presente una piccola edicola con quadro in tela rappresentante la Vergine Maria. Si tratta di una porzione del paese costruita dal XVII secolo, quando i vassalli cominciarono ad uscire dalla ristretta cerchia delle mura castellane (la rocca in seguito sarà ingentilita, divenendo una mera dimora di campagna) per poter ampliare le loro dimore e tutta la zona abitativa.

Insediatosi un piccolo borgo, era realizzata una nuova muratura difensiva e di controllo che comprendeva due archi in mattoni, uno detto di Sant’Agostino e poi di Sant’Antonio, dal nome di due delle chiese del paese, e uno detto del “Renaro” (dalla denominazione data alla zona ove attualmente si trova la nostra meridiana). L’abitazione ove insiste la meridiana si trova proprio tra questi due archi, un insieme di case nei pressi di quella che anticamente era una osteria o anche stazione di posta. Scarsi sono, attualmente, anche i risultati delle indagini fotografiche per rinvenire delle immagini dettagliate della zona prima delle modifiche che hanno compromesso il manufatto che dovrebbero essere successive al post terremoto del 1957. In tale circostanza, sarebbe rimasta danneggiata parte dell’abitazione sulla quale si trova.

“Siamo molto felici di dare inizio ai lavori finalizzati a rimettere in funzione l’antico orologio del paese. Per la comunità significa anche riappropriarsi di un pezzo del proprio passato e vogliamo condividere con i nostri concittadini questo piccolo risultato che per il paese, però, è molto significativo”, spiegano dall’Amministrazione, tenendo anche a ringraziare Maria Mattioli e Rosanna Galli per aver permesso la realizzazione delle foto e analisi dai punti privilegiati dello loro abitazioni e Liliana Pasqualetti per aver dato assenso al restauro, intervento che gode della preziosa l’assistenza del geom. Lorenzo Sterpa dell’Ufficio Tecnico comunale.

In allegato, foto storiche, le prime immagini dei rilevamenti metrici e i primi risultati della ricostruzione del modello digitale. L’importo totale del lavoro è di circa 4mila euro.

21 Marzo 2019

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2 COMMENTI SU QUESTO POST To “Castel Viscardo, l’antica meridiana del paese ritorna in funzione”

  1. Ho avuto modo e piacere di confrontarmi con la soprintendente di zona e così vorrei specificare meglio quanto scritto nel mio precedente commento. Non vorrei essere franinteso ma non volevo infierire su chi sta operando al recupero perché di restauratore si tratta e con le carte in regola, volevo sollevare un altro tipo di problema ovvero la difficoltà a far fare interventi corretti e qualificati a operatori non solo specialisti nel recupero del bene culturale in se ma a operatori esperti in materia gnomonica. Purtroppo in Italia i professionisti specializzati nel settore sono pochissimi e con la procedura di riconoscimento del Mibact è stato praticamente impossibile evidenziare che esiste questa specializzazione nel settore gnomonico, specializzazione che tra l’altro non avviene se non in poche università dove c’è una certa attenzione all’argomento e quindi è relegata all’attività di studio e approfondimento personale. Chi affida e chi opera alla sorveglianza non ha strumenti per accertare questo genere di specializzazione. La gnomonica è una scienza antichissima e bellissima ma la professione è praticamente scomparsa da circa un secolo. La maggior parte degli operatori è composta da semplici appassionati che non hanno quasi mai dalla loro una preparazione completa che gli permetta di lavorare, anche in collaborazione coi restauratori, ad un recupero corretto degli strumenti. Dall’altra parte ci sono i professionisti (altamente specializzati in storia, tecnica e cultura della gnomonica), che non emergono per via delle mancanze legislative. Si dovrebbe rivedere con più attenzione la preparazione degli oltre 6/8 mila restauratori italiani approfondendo gli argomenti perché le specializzazioni sono tante (non basta essere incasellati ad esempio nel settore restauro di superfici decorate in architettura) ma credo che questo sia pura utopia. In ogni caso comprendo che le difficoltà nella sorveglianza siano molteplici, in qualsiasi settore operativo, ma spero che queste mia parole servano a far comprendere la complessità del problema e a sollevare la giusta attenzione su queste opere evitando che la passione prevalga sulla professionalità per evitare interventi non filologicamente corretti o, peggio, alterazioni tecniche degli strumenti (come sovente accade).

  2. Ancora una volta il recupero di un quadrante solare passa attraverso le consulenze di appassionati. Esistono professionisti in Italia, che come il sottoscritto hanno seguito le procedure di riconoscimento professionale dell’attività di restauratore indetta dal Mibact ma questi specialisti, regolari detentori di partita Iva vengono misconosciuti e le porte si aprono agli appassionati in consulenza ai restauratori o peggio, come a volte capita, agli affidamenti diretti. Mi auguro solo che il soprintendente che segue questo intervento abbia un minimo di preparazione su questo specifico campo altrimenti la vedo dura.

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