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“Una storia di deportazione. Monito e memoria. Le donne di Ravensbrück”

Una strada che tra mille sfumature di verde porta ad un lago, 80 km a nord di Berlino, conduce al più grande campo femminile costruito in Europa. Il campo di concentramento di Ravensbrück è un luogo che ha segnato il destino di oltre 100.000 donne e bambini. Negli anni 1939 – 1945 furono internati circa 130.000 donne e bambini di 40 nazioni. Quando una nuova prigioniera arrivava a Ravensbrück era obbligata ad indossare il Winkel, un triangolo di stoffa colorato, che identificava il motivo di internamento; sul triangolo era applicata una lettera che identificava la nazionalità.
L’acuirsi della guerra impose al governo tedesco l’incremento della mano d’opera per l’industria degli armamenti e Ravensbrück da luogo di rieducazione e punizione di donne tedesche (oppositrici politiche, detenute comuni, disabili, ebree, testimoni di Geova) divenne un campo di lavoro e di sterminio per mezzo del lavoro, delle camere a gas e degli stenti.

In occasione della giornata della memoria, la Fondazione Luca e Katia Tomassini e Vetrya promuovono un incontro sul campo di concentramento femminile di Ravensbrück. Durante la mattinata sarà proiettato un filmato della sintesi dell’intervista a Mirella Stanzione ex-deportata a Ravensbrück.

Interverranno:

Katia Sagrafena, co fondatrice e DG del Gruppo Vetrya.

Un gruppo di studenti del liceo scientifico Ettore Majorana di Orvieto, leggerà un passo tratto dal libro  “Lasciami andare madre” di Helga Schneider.

Ambra Laurenzi, Presidente del Comitato Internazionale di Ravensbruck e Consigliera Nazionale ANED.

Emanuela D’Ambrosi, dottoressa in Storia con tesi di laurea sul campo femminile di Ravensbrück.

Ingresso libero.

 

29 Gennaio 2019

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