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«Sono Tatiana, può dedicarmi qualche minuto?»

 

Il telefono fisso squilla molto raramente. E più raramente rispondo. Anche stavolta ho quasi fatto fatica a riconoscerlo. È ormai uno strumento desueto di comunicazione, solo qualche pubblicità per pensionati. O sondaggio politico. Vabbè dai, tanto è ancora presto per pranzo e poi mi sforzo di essere gentile da quando ho preso a considerare che il, o la, centralinista potrebbe essermi nipote. Mestieraccio quello del centralinista però penso.
Si presenta, italiano perfetto e deduco che è albanese, presenta il sondaggio. Annuisco preoccupato più che l’acqua della pasta non butti oltre la pentola che di capire i particolari.

«Sì, alle ultime amministrative ho votato qui ad Orvieto…»
«Tutt’e tre li conosco». E ripeto i nomi sforzandomi di pronunciarli come lei cui sono invece perfettamente sconosciuti «Giermani, Cóncìna Evergaglia»
«Mmah sì, direi che stiamo più o meno come cinque anni fa…»

Alla domanda come valuto l’azione di governo chiedo di poter fare qualche considerazione, Tatiana mi dice che ha bisogno di una risposta. Mi gratto il capo e attribuisco un “sei politico” con un divertito alone nostalgico che lei, ovviamente, non coglie.

«C’è bisogno di più sociale e di riparare le buche», mai mi sono sentito più qualunquista, ma le alternative erano poche.

Mi faccio poi ripetere i punti di forza e i punti di debolezza con cui devo caratterizzare l’attuale sindaco. L’elenco è lo stesso. Non provo manco più a chiedere di poter precisare e butto lì a caso. La concretezza così risulta essere, contemporaneamente, virtù e vizio dell’attuale Sindaco.

«Dipende da un sacco di cose, ancora…» ma Tatiana è già passata, impeccabile, ai saluti e ai ringraziamenti per cui non so cosa ha annotato come mia intenzione di voto. Il siparietto sull’intervista telefonica connota la confusione e i mal di pancia del PD che evidentemente lo ha commissionato. Avranno pensato, a Perugia?, malamente di supplire con un metodo statistico alla perdita di rappresentanza da parte dei quadri locali e a quella complessiva di legame con un territorio. Ma la politica non è questo.

Le dichiarazioni dell’esponente di IeT sullo stesso sondaggio e la tirata d’orecchie fattagli da FdI indica che anche a destra non stanno mica bene. E anche la proclamazione del candidato FI e il suo immediato congelamento sono da ricondurre al valore di feticcio che ormai si attribuisce ai sondaggi. Quelli della mia generazione hanno visto l’irruzione in politica dei sondaggi e delle tecniche di comunicazione pubblicitarie con Berlusconi. Quella roba lì accompagnava la perdita di radicamento territoriale dei partiti di massa e la trasformazione civile e politica cui stiamo assistendo. Mi viene da consigliare la lettura di un recentissimo libro: Giovanni Di Franco, Usi e abusi dei sondaggi politico-elettorali in Italia. Una guida per giornalisti, politici e ricercatori, FrancoAngeli, 2018.

 

27 Gennaio 2019

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