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Home Territorio

Inquinamento da mercurio fiumi Paglia e Tevere, i primi risultati del piano d’indagine. Al via la fase 2

Redazione by Redazione
6 Agosto 2018
in Territorio, Secondarie, Archivio notizie
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“Il Piano di indagine sulla presenza di mercurio nelle aste fluviali dei fiumi Paglia e Tevere, dal monte Amiata in Toscana alla piana di Orvieto in Umbria e fino al Lazio, ha già prodotto i primi risultati alla luce dei quali ora si proseguirà nella parte umbra anche con attività aggiuntive rispetto a quelle pianificate: avremo una visione ampia e complessiva dello stato di contaminazione di questo metallo, potenzialmente pericoloso per la salute e l’ambiente, e potremo programmare nella maniera più incisiva le misure da adottare”. È quanto sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente, Fernanda Cecchini.

Gli step del piano di indagine – “Su questo fenomeno, già oggetto di monitoraggio in Umbria e per il quale abbiamo richiesto nel 2016 al Ministero dell’Ambiente l’attivazione della normativa sul danno ambientale, per la prima volta – rileva l’assessore – c’è un Piano di indagine organico e condiviso da Umbria, Toscana e Lazio con l’obiettivo di identificare i potenziali rischi e intervenire in maniera univoca e coordinata”. “La Giunta regionale dell’Umbria – rende noto – ha dato il suo via libera all’avvio congiunto delle attività della seconda fase operativa del Piano, mentre si va completando la fase 1 che ha portato a un primo rapporto, trasmessoci dall’Autorità di Bacino del Tevere, frutto del lavoro delle Arpa, le Agenzie regionali per l’ambiente, delle Regioni Umbria, Toscana e Lazio, con il contributo di Usl Umbria 2, Istituto Zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche, Università di Perugia e Firenze che supportano sul piano tecnico scientifico l’approccio integrato del Piano”.

Ex miniere Monte Amiata – “È stato ricostruito ­– evidenzia -, sulla base di dati bibliografici e indagini, come il problema, che riguarda un territorio esteso, sia da mettere in relazione con le attività minerarie e metallurgiche svolte in Toscana nell’area del monte Amiata, dove c’è la sorgente del Paglia, con un trasporto attivo di sedimenti che attraversando tre regioni raggiunge la foce del Tevere di cui il Paglia è affluente”.

Concentrazione di mercurio oltre la soglia – “Nelle attività fin qui svolte per la fase operativa 1 del Piano, programmata per il 2017 e il 2018 – spiega l’assessore Cecchini – sono stati fatti campionamenti ambientali su quindici ‘transetti’ rappresentativi delle diverse situazioni del bacino del Paglia, che hanno interessato le porzioni laziale e toscana e quella umbra nella piana di Orvieto, e della valle del Tevere, quest’ultima nei tratti a cavallo dell’invaso di Alviano, tra Alviano e la confluenza del fiume Nera e a valle della confluenza”.
“I risultati delle analisi dei suoli e sedimenti – specifica l’assessore – hanno messo in evidenza una diffusa presenza di concentrazioni di mercurio superiori alle Csc, concentrazioni della soglia di contaminazione, che diminuiscono a valle dell’Oasi di Alviano, mentre le acque sono risultate sostanzialmente prive di mercurio allo stato disciolto. Questi primi risultati hanno indotto il gruppo di lavoro a ritenere l’area dell’Oasi di Alviano come una potenziale area di accumulo e deposizione dei sedimenti fini contenenti mercurio”.

Esclusi rischi per la salute – “Sono state fatte analisi anche sulla fauna ittica, sia per valutare lo stato di salute di fiumi – prosegue – sia sul fronte sanitario per escludere il trasferimento di mercurio alla catena alimentare. Già dopo i primi studi – ricorda – attivati dalla Regione Umbria dopo il riscontro di tracce di mercurio nei sedimenti del Paglia in prossimità dell’impianto di discarica ‘Le Crete’ di Orvieto, erano state emesse ordinanze per vietare il consumo di pesce proveniente dal fiume Paglia inferiore. Esclusi dalle analisi della Usl rischi per la salute dal consumo di vegetali provenienti dalle aree vicine al Paglia e al Tevere”.

Nuovi campionamenti – “Sulla base dei dati raccolti – dice l’assessore – Arpa Umbria ha segnalato la necessità di attività aggiuntive utili per completare i risultati attesi per il 2018”. Gli studi della fase 1 proseguiranno anche con campionamenti dei suoli fino a raggiungere le superfici prive di contaminazione “per dare indicazioni di massima dell’area potenzialmente contaminata” e con il completamento degli approfondimenti su matrici ambientali dell’Oasi di Alviano. La fase 2 prevede “varie attività che nascono dall’attenta analisi dei risultati ottenuti, per verificare fra l’altro l’entità del trasporto solido su Paglia e Tevere durante un evento di piena, misure in aria in primavera ed estate che in Umbria interesseranno le zone di Orvieto Scalo e Ciconia, sulle deposizioni atmosferiche nell’area orvietana, sondaggi nei terreni alluvionali del Paglia nel tratto umbro e nell’Oasi di Alviano ed altre indagini, anche sotto l’aspetto sanitario”.
“Disporremo così di un quadro completo ed esaustivo sul livello di contaminazione da mercurio e l’esposizione ai potenziali rischi che ne derivano – dice l’assessore Cecchini – che è indispensabile per calibrare adeguati strumenti sia amministrativi di intervento sia di contenimento e misure da adottare nelle aree dove non si escluda la presenza di rischio seguendo il principio della ‘massima cautela’, garantendo la dovuta tutela delle popolazioni e dell’ambiente”.

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