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Home Secondarie

Rifiuti a due velocità, la differenziata aumenta ma quasi il 60% dei rifiuti in Umbria finisce in discarica. FI lancia l’allarme

Redazione by Redazione
3 Novembre 2017
in Secondarie, Archivio notizie
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ORVIETO – Rifiuti a due velocità: la differenziata aumenta ma nelle discariche dell’Umbria confluisce quasi il 60% dei rifiuti urbani. Una realtà drammatica quella illustrata ieri dal rappresentante regionale di Fi Raffaele Nevi che, insieme ai rappresentanti locali Roberta Tardani e Roberto Meffi, dopo la notizia del parere positivo del sindaco Germani sull’ampliamento del secondo calanco de Le Crete, ha fatto luce su una serie di punti. Innanzitutto, smentendo la credenza che la differenziata sia la panacea di tutti i mali. Dati alla mano, quelli riportati nell’allegato alla delibera regionale 446 del 21 aprile 2017, “nelle discariche dell’Umbria continua ancora a confluire il 60% dei rifiuti regionali nonostante la raccolta differenziata”. Quindi delle 471.462 tonnellate di rifiuti prodotti in Umbria nel 2016, ben 285.395 tonnellate (seppur in calo del 37 per cento rispetto al 2010) ovvero ben oltre la metà, finiscono ancora in discarica. Di questi, oltre 70mila solo a Le Crete.
Il motivo, secondo quanto recentemente affermato in una nota della Giunta regionale, è da ricercarsi nella “scarsa efficienza dei processi di trattamento, in particolar modo dei rifiuti organici, che determina la necessità di avviare comunque a smaltimento una consistente quota di scarti”. Ecco perché, secondo Nevi, “non bisogna ampliare le discariche quanto piuttosto accelerare la costruzione degli impianti”.
Impianti di cui, tra l’altro, se ne parla dal 2015 quando la Giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’assessore all’Ambiente Silvano Rometti, destinò 7 milioni e 700mila euro delle risorse del Par Fsc, il Programma attuativo regionale del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, per il cofinanziamento di tre interventi in altrettanti impianti, a Belladanza (Città di Castello), Pietramelina (di proprietà del Comune di Perugia) e Casone (Foligno) per potenziare il trattamento della frazione organica dei rifiuti nell’obiettivo di aumentare il recupero di materia e ridurre ulteriormente il conferimento in discarica. “Questo sarà l’ennesimo ampliamento che non servirà a nulla – ha aggiunto Nevi – solo per prendere tempo ma, con questi dati, da qui a pochi anni la discarica de Le Crete sarà colma”. Dalla presenza delle discariche non si può prescindere, ne è convinto Nevi, “ma non possiamo parlare di ampliamento finché non abbiamo la certezza di un sistema funzionante che porti in discarica solo una piccola percentuale di residuo”.
A questo punto Nevi punta il dito contro Germani “che, in barba a quanto già deciso dal consiglio comunale, ha cambiato versione aprendo al nuovo progetto di Acea pur non avendo certezza sulla costruzione di impianti compensativi”. La modifica progettuale proposta da Acea, come noto, riguarderà un incremento della capacità netta della discarica non superiore ai 390mila metri cubi, a fronte degli 800mila metri cubi già progettualmente proposti in sede di Via. “Questa decisione – è intervenuta Tardani – è stata presa in spregio alle delibere del consiglio. Si da il via a un progetto in assenza di un piano regionale dei rifiuti che porterà solo a posticipare il problema mettendo di fatto la nostra città nelle condizioni di diventare la discarica dell’Umbria. Il sindaco ha deciso di aderire al dictat della Regione”.

Sul tema dell’ampliamento, i comitati locali sono pronti però a dare battaglia. A farsi sentire è stata la Lega Nord per bocca del rappresentante Emanuele Fiorini. “Si parla di valorizzazione del sito ma significa che Comune e Regione hanno lasciato intendere di non volersi opporre a un aumento della cubatura – ha detto – andando contro il parere espresso dall’assemblea regionale e, soprattutto, contro il volere dei cittadini orvietani. Riteniamo che decisioni come questa debbano essere spunto di dibattito in consiglio o in commissione competente.
Crediamo che il territorio orvietano abbia già sopportato abbastanza il peso di anni di mala gestione del sistema rifiuti e raccolta differenziata della Regione Umbria. Tra l’altro si continuano a prendere decisioni sulla pelle dei cittadini senza avere coscienza di quello che in realtà si sta facendo. Infatti, la mozione della Lega Nord Umbria sull’utilizzo di un georadar per capire cosa realmente è stato depositato in discarica in anni di mancati controlli, seppur approvata in consiglio ormai da quasi un anno, non è mai stata attuata”.

Anche Lucio Riccetti di Italia Nostra ha alzato gli scudi: “Oggi la Regione Umbria si trova nella impellente necessità di trovare un sito dove smaltire i rifiuti regionali in seguito alla chiusura di alcune discariche nel perugino e nell’area del Lago Trasimeno – dice – sia perché piene, sia perché sotto sequestro da parte della Magistratura per indagini in corso. Così, mentre i Sindaci del perugino e dell’area del Lago Trasimeno minacciano di non pagare più la tassa regionale sui rifiuti, l’attuale sindaco di Orvieto, che si definisce ‘ambientalista’, apre una via di fuga alla Regione, e forse anche al partito egemone, dichiarandosi favorevole alla sopraelevazione del secondo calanco. Chiediamo al sindaco Germani di comportarsi di conseguenza: si faccia forza di tale sentenza e del voto unanime espresso dal consiglio comunale e dica ‘No, grazie’, all’assessore Cecchini e alla presidente Marini, che vorrebbero scaricare, è proprio il caso di dirlo, tutto il problema umbro dei rifiuti nei calanchi orvietani. La discarica de Le Crete deve essere chiusa”.

Quattro, invece, i motivi del movimento #SaveOrvieto per dire no all’ampliamento. Considerazioni che partono da un unico assunto: “Prima di quel progetto regionale sulla gestione dei rifiuti non ci può essere alcuna ridefinizione del progetto di Sao Acea. Se questo accadesse prima sarebbe come dire che il nuovo piano regionale dei rifiuti – che troverebbe la luce in una fase successiva – possa essere disegnato tenendo presente il progetto dei privati. Sarebbe illegale. Oppure che il progetto di Acea-Sao venisse realizzato sapendo già quelli che sono gli obiettivi del piano Regionale e, anche in questo caso, significherebbe che un privato viene avvantaggiato dal pubblico che è come se dicesse: “guarda, noi stiamo per stabilire questo e quindi tu facci una proposta che è risolutiva delle nostre esigenze”.

 

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