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Home Politica

A Venezia per “I Paesaggi delle Acque. Dal territorio alla città” il Contratto Fiume del Paglia

Redazione 2 by Redazione 2
23 Settembre 2017
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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ORVIETO – Le principali esperienze italiane dei “Contratti di Fiume” si sono confrontate giovedì 21 settembre, a Venezia nell’incontro nazionale dal titolo “I Paesaggi delle Acque – Dal territorio alla città” promosso da Università Iuav INU (Venezia) per  approfondire la questione della gestione fluviale in ambito urbano, ovvero: l’uso delle risorse idriche e la regimazione delle acque nel rapporto con le città.   Città che si qualificano in rapporto ai fiumi e ai corsi d’acqua che li attraversano, in rapporto alle necessità tecniche e a diversi fattori di rischio ambientale, ma anche ai loro valori patrimoniali e paesaggistici.

I paesaggi delle acque costituiscono cioè un ambito di attenzione crescente per la definizione di strategie “green” di valorizzazione, riqualificazione e messa in sicurezza del territorio e della città.  In tale contesto, la cultura dell’Acqua e la consapevolezza di costruire azioni sistemiche integrate e sostenibili, sta vedendo un particolare sviluppo sia nelle ricerche universitarie sia nella definizione di strumenti di coordinamento e partecipazione che interessano parti estese dei bacini fluviali.

Nella sessione del convegno dedicata alla specificità dei territori, il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani ha illustrato l’esperienza del Contratto di Fiume del Paglia.
“A seguito dell’alluvione del novembre 2012 e in ragione anche della storia di frane e altre alluvioni già vissuta nel passato da molti territori del bacino del Paglia, affluente del Fiume Tevere a valle della Diga di Corbara – ha ricordato Germani– la popolazione locale è andata sviluppando una sensibilità più attenta a conciliare peculiarità ambientali ed esigenze antropiche. La resilienza di comunità successiva all’ultima catastrofe, che fortunatamente non ha causato vittime,  si manifestò nella costituzione di associazioni e comitati.
Il Comune di Orvieto che tra i comuni della vallata del Paglia è stato quello che ha subito i danni maggiori, in particolare nella zona di Orvieto Scalo alla confluenza tra i Fiumi Paglia e Chiani, una zona fortemente urbanizzata, forte del fatto che la Regione Umbria aveva aderito alla Carta nazionale dei Contratti di Fiume, avviò un percorso di condivisione e di cooperazione con gli stakeholders locali, con l’intento di mettere insieme partner privati e pubblici per siglare accordi ed impegni e per attuare la prevenzione del dissesto idrogeologico e la manutenzione straordinaria e ordinaria del territorio fluviale.
Nel novembre del 2014  venne  firmato il manifesto di Intenti per il ‘Contratto di Fiume del Paglia’, sottoscritto dalla Regione Umbria, da cinque Comuni della vallata attraversati dal fiume, da tre associazioni ambientali locali e dall’Associazione Industriali Umbria. Il Comune di Orvieto ha assunto il ruolo di Comune capofila formando subito una Cabina di Regia e costituendo l’Assemblea di bacino. 
Dopo un primo incontro globale a cui parteciparono circa 100 soggetti interessati tra rappresentanti di associazioni e cittadini, condotto con il metodo della Open Space Tecnology, finalizzato ad acquisire il più possibile le istanze dei cittadini, furono formati tavoli di lavoro per iniziare a discutere congiuntamente i temi problemi principali sotto la guida di un coordinatore e con il Coordinamento Generale del percorso da parte di Alta Scuola – Associazione tra il Comune di Orvieto, il Comune di Todi e la Regione Umbria – cui fu affidato anche il compito di stendere un quadro conoscitivo ambientale e socio economico”.

“Il lavoro realizzato sino ad oggi – ha aggiunto il sindaco di Orvieto – ha portato alla definizione di alcuni temi per l’azione che dovranno essere valutati nei tre tavoli di lavoro individuati: Tutela dell’ambiente e prevenzione dei rischi; Sviluppo socio-economico sostenibile e beni culturali; Paesaggio e Fruizione del territorio.
Il ruolo ambientale dell’agricoltura, la gestione di aree naturali e protette compresi boschi e foreste e la riqualificazione dei paesaggi fluviali, favorendone anche la fruizione per riguadagnare un rapporto più autentico tra le popolazioni rivierasche e il fiume che attraversa i loro territori, stanno assumendo un ruolo fondamentale nelle discussioni avviate, unitamente alla necessità di individuare azioni di sostegno alle strategie finalizzate all’adattamento ai cambiamenti climatici.
Sicuramente per il Paglia la mitigazione del rischio idrogeologico rappresenta però uno degli obiettivi primari non solo per gli abitanti e le infrastrutture della zona, ma anche e forse soprattutto per il Fiume Tevere fino a Roma, in quanto le piene del Tevere verso la capitale, non possono essere totalmente regolate con la diga di Corbara, e la concomitanza di piene con il Paglia rischia di mettere in crisi non solo la piana dopo la confluenza tra i due fiumi ma anche la Città di Roma. Per questo il ‘Contratto di Fiume del Paglia’ diventa strategico al fine di individuare in maniera condivisa e partecipata gli interventi di prevenzione da realizzare a difesa dell’intero sistema Paglia-Tevere”.

“Attraverso il Contratto di Fiume per il Paglia avviato nel 2014 e coordinato da Alta Scuola, la Strategia Nazionale ‘Aree Interne’ di cui è prossima la firma dell’Accordo di Programma Quadro che vede Orvieto capofila del partenariato ‘Sud Ovest Orvietano’ tra 22 Comuni; attraverso le iniziative per i rischi ambientali connessi all’inquinamento da mercurio del Paglia che ha visto coinvolta anche l’autorità di Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale e le ARPA di tre Regioni e con la recente conclusione dei primi lavori di contrasto al rischio idrogeologico lungo il Fiume – ha concluso il sindaco Germani – il territorio Orvietano si sta ponendo all’attenzione nazionale come una realtà virtuosa, esempio di buone pratiche integrate e partecipate, al centro delle nuove azioni non solo di difesa idraulica dalle piene anche per il Tevere, ma anche di valorizzazione dei paesaggi fluviali e della filiera dell’agricoltura multifunzionale e innovativa che, alla luce dei cambiamenti climatici ormai conclamati, costituisce la vera sfida del nostro futuro”.

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