ORVIETO – Prenderanno il via da giovedi 21 maggio nella Nuova Biblioteca pubblica “Luigi Fumi” i laboratori di scrittura creativa per i detenuti della Casa di reclusione di Orvieto nell’ambito del progetto “Libro, passaporto per la vita”.
L’iniziativa è stata annunciata e illustrata giovedi 14 maggio a Torino nel corso del panel “Lettura e biblioteche in carcere. Pratiche da promuovere, diritti da garantire” che si è tenuto nello spazio espositivo della Regione Umbria al Salone Internazionale del Libro. Un’ora di confronto, moderata da Olimpia Bartolucci, responsabile della Sezione Biblioteche e archivi storici, Patti per la lettura, Welfare culturale della Regione Umbria, che ha messo al centro il ruolo della lettura e delle biblioteche negli istituti penitenziari come strumento concreto di reinserimento sociale.
L’incontro, realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro Studi per la Scuola Pubblica, ha offerto l’occasione per raccontare le esperienze sviluppate sul territorio umbro dove la collaborazione tra biblioteche pubbliche e istituti di pena sta dando risultati significativi.
Tra le realtà protagoniste proprio la biblioteca comunale di Orvieto. Il responsabile Roberto Sasso ha illustrato il percorso avviato con la Casa di Reclusione di Orvieto con il progetto “Libro Passaporto per la vita”, di cui il Comune è capofila di una rete di 22 soggetti pubblici e privati e si è aggiudicato il bando nazionale del Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura, e la campagna di donazioni “Dona un libro, apri una porta” che ha permesso di ampliare con circa 750 volumi la biblioteca attiva nel carcere.
«Qui oggi – ha spiegato Sasso – lavorano tre ‘detenuti scrivani’, come vengono chiamati, che con il supporto degli operatori della biblioteca si occupano del prestito dei libri agli altri detenuti e dell’archiviazione dei titoli in base agli argomenti con una segnatura particolare fatta con i disegni realizzati dai ragazzi del Servizio Civile. Un modello di collaborazione – ha osservato – che dimostra come i servizi bibliotecari possano diventare parte integrante dei percorsi di rieducazione e reinserimento delle persone detenute».
I laboratori che inizieranno nei prossimi giorni sono il successivo step del progetto che intende trasformare la biblioteca bomunale in uno spazio vivo di lettura, ascolto e scrittura creativa, rivolto a persone impegnate in percorsi di reinserimento sociale attraverso il lavoro esterno nel settore della ristorazione.
Attraverso testi di narrativa, gialli, saggi dedicati al territorio orvietano e pubblicazioni sulla cultura enogastronomica, i partecipanti saranno accompagnati in un percorso in cui esperienze di vita, sapori, prodotti locali e dinamiche del lavoro quotidiano si trasformeranno in racconti originali, fiabe contemporanee e cronache ironiche.
Tra gli obiettivi, oltre a stimolare fantasia, memoria e capacità espressiva, ci sono anche quelli di favorire il racconto di sé e la valorizzazione della propria esperienza e di rafforzare autostima, consapevolezza e competenze comunicative. Il percorso formativo prevede un impegno complessivo di 12 ore, articolate in 6 incontri da 2 ore ciascuno. I laboratori coinvolgeranno cinque detenuti e saranno tenuti da Beatrice Beltrani, educatrice – attrice già attivia nel settore, accompagnata dagli educatori della Casa di reclusione di cui è responsabile Paolo Maddonni con l’assistenza degli operatori della biblioteca di Orvieto, Roberto Sasso e Lilia la Neve.









