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Home Secondarie

Lavori mitigazione rischio idraulico del Paglia, Cardinali scrive al sindaco Germani

Redazione by Redazione
10 Maggio 2017
in Secondarie, Archivio notizie
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Gentile Sig. Sindaco, tramite la stampa ho assistito alla inaugurazione dei lavori per la mitigazione del rischio idraulico del Paglia, corrispondenti globalmente alla non modesta cifra di otto milioni e duecentomila euro!! Ho seguito l’andamento dei lavori sia in fase di progettazione (si fa per dire!!) sia nell’esecuzione con estrema costernazione.

Purtroppo era tutto previsto e fu per questo che scrissi una lettera “a futura memoria” al Sindaco Concina totalmente indifferente! La riproposi anche a Lei e per questo,forse, mi chiese un appuntamento che, come ricorderà, fu una “suola”! In questa fase ritengo sia opportuno riproporlo, insieme ad un intervento che feci sugli indecenti lavori sul torrente Carcaione! Per l’immediato futuro cercherò di far capire meglio con la macchina fotografica!!

Gentile Sig. Sindaco di Orvieto,
Le vicende che riguardano il Paglia e che seguo fin da giovanissimo insieme a quelle urbanistiche, mi inducono ad esporle alcune note, non tanto perché immagini che possano essere motivo di attenta riflessione, quanto perché desidero lasciarle al primo cittadino attuale semplicemente a futura memoria.
Dopo l’alluvione dello scorso anno ho cercato di seguire con la dovuta attenzione tutti i contributi elaborati intorno al capezzale di un fiumiciattolo che, ogni tanto, si imbizzarrisce e procura danni che in altri tempi non sarebbero stati tali.
Tra i tanti proclami mi ha sorpreso non poco il fatto di prendersela con gli alberi, come se gli anni trascorsi in dibattiti ogni volta che si è verificato un disastro di questo tipo fossero trascorsi invano.
La prego di osservare con attenzione questa immagine del 1961: non c’è ancora l’autostrada ed il Paglia, leggermente gonfio perché si è ancora in autunno iniziale, non è stato ancora scavato.

 

I campi coltivati lambiscono le sponde del fiume che, rispetto ad oggi sembra “glabro” perché gli alberi, salici bianchi (le vetriche in dialetto),i pioppi bianchi e neri(gli oppi in dialetto), o venivano tagliati di netto alla base in piena vegetazione o potati come si osserva nella foto. Di fatto, quando si verificavano le piene non ostacolavano il flusso dell’acqua perché per tutta l’estate costituivano un alimento fondamentale per le vacche chianine, il cardine della civiltà contadina fino a quegli anni.
Oggi la situazione è completamente diversa: gli alberi hanno ripreso il loro ruolo nel fiume, l’alveo del fiume è stato per lunghi tratti scavato per il terrapieno dell’autostrada e gran parte del letto è stato occupato da manufatti che non occorre neanche descrivere.La foto è del 12 novembre 2013.

A tal proposito è interessante riflettere sul fatto che la vecchia ferrovia è stata realizzata in altura, con difficoltà notevoli per quei tempi, a dimostrazione che la saggezza, poi, è venuta sempre meno.
Sull’ultimo evento, la complanare, notoriamente e apparentemente collegata con l’area di Santa Letizia, vale la pena soffermarsi un attimo perché è una vera bomba ad orologeria.
Non sarà necessaria una piena come quella dello scorso anno per creare seri problemi.
Non va dimenticato che lo scorso anno c’erano soltanto gli argini per il sostegno del nuovo ponte ad aver creato problemi (altro che alberi!!).
Oggi c’è un bel pezzo di complanare che, all’inizio presso il futuro ponte, si accosta alla scarpata dell’autostrada chiudendosi in un angolo che, nonostante un paio di tubi, in caso di deviazione del flusso dell’acqua, rigurgiterà, danneggiando sia l’autostrada che la complanare, per immettersi con violenza torrentizia nel sottopasso accanto verso le “case dei ferrovieri” vicino al parcheggione.
In sostanza potremmo rivedere il “film” del 12 novembre aggravato.
E’ ovvio che in un contesto come questo e con l’incapacità conclamata di prevedere il futuro, qualsiasi intervento si faccia è perfettamente inutile e dispendioso.
Però occorre farlo anche per far vedere che qualcosa si fa, esattamente come nel 1994, quando l’alveo del Chiani, per un paio di chilometri, prima del ponte di Ciconia per intenderci, è stato trattato come si può osservare nella foto che ho ritrovato e che non merita commenti.

Per approfondimenti la prego di rileggere i miei due interventi dopo l’alluvione e l’articolo “un gioiello nel fango” dall’Antropometro a questi indirizzi:

http://orvietosi.it/wp-content/uploads/2013/04/Qui-c%C3%A8-il-numero-1-dellANTROPOMETRO.pdflWxPk
http://www.orvietonews.it/opinioni/2012/11/17/una-riflessione-per-non-commettere-altri-errori-gianni-cardinali-fa-il-punto-sulla-recente-esondazione-del-paglia-32824.html#.UoI9bv

Con i migliori saluti
Gianni Cardinali

Orvieto 12 novembre 2013-11-12

L’amico Giuseppe Greco, già Dirigente scolastico residente a Ciconia, ha denunciato un misfatto perpetrato a carico del torrentello Carcaione, modesto affluente del Chiani a sua volta affluente del Paglia. Scavi e tagli di alberi, anche piuttosto vecchi e preziosi, in periodo non autorizzato anche per il fatto che possono esserci nidi con uccelli in cova, soprattutto con questo inverno e primavera piuttosto caldi.
Insomma l’ennesima azione irrazionale di questi enti che per sopravvivere hanno bisogno delle alluvioni per poi cercare soldi con i quali si fanno questi tipi di interventi.

Da anziano che segue questi processi da una cinquantina di anni sono tutt’altro che sorpreso, tanto è vero che, ormai da tempo, sta suonando la grancassa della “mitigazione del rischio” a proposito del “pericolosissimo” Paglia. Intorno al cui capezzale sono cominciate le opere tipo Carcaione, fatte di argini, cementificazioni di argini esistenti, colpevolizzazioni degli alberi e così via come sempre in attesa della prossima alluvione che, a causa di tutti questi argini, e soprattutto per lo sbarramento determinato per la costruzione del nuovo ponte, oltre alla nuova occupazione di porzione di letto determinata dalla complanare che, nel 2012, ancora non era stata costruita.

Questa è la cornice del quadro il cui contenuto si chiama edilizia concordata (ho avuto occasione di scriverne immediatamente dopo l’alluvione insieme ad un “A FUTURA MEMORIA”) fondata su un costume molto semplice: io faccio un favore a te e tu, alle prossime elezioni, mi voterai e farai votare i tuoi familiari e i tuoi amici. Nel meridione il meccanismo è lo stesso solo che non si fa l’edilizia concordata, nel senso che si attua immediatamente l’abuso edilizio, cioè si fa tutto senza autorizzazione.

Intorno al Carcaione è avvenuto questo con regolari autorizzazioni del Comune e l’ente di bonifica è chiamato ad intervenire per i pericoli che possono sopravvenire a causa di questi comportamenti. Quelli come me, che si sono battuti per modificare questi costumi ignobili verso un territorio meraviglioso, hanno perso la guerra, perché di una guerra si è trattato! Facciamoci caso: dopo anni ed anni che si dibatte il problema dei rifiuti con le discariche orvietane, ora c’è un movimento trasversale ed apparentemente sostenuto per evitare la terza discarica o l’ampliamento della seconda!!  Ci fosse uno, dico uno, che avesse mai speso una parola per il pericolo costituito dalla diga degli argini per il nuovo ponte vera importante concausa dell’alluvione che HA devastATò parte dello scalo.

Orvieto 10/04/2016

Pubblicato da Filippo Belisario il 25 gennaio 2015 alle ore 13:48

Sarà il caso di vedere meglio il dettaglio dei lavori. Ad un primo esame la logica di spendere valanghe di soldi pubblici facendo altri errori per rimediare ad errori del passato sembra essere sempre più “pensiero unico”. E ancora opere pubbliche, e appalti, e giro di soldi, e amici degli amici che lavorano, e PIL che cresce per la gioia di tutti, e qualità della vita che viene meno. E mai nessuno che abbia il coraggio di immaginare forme alternative di sovvenzioni, magari da spendere per delocalizzare gli insediamenti più a rischio.

Se combiniamo questo allucinante elenco di opere con l’idea di tagliare le fasce di vegetazione ripariale e tutti gli altri eufemistici “miglioramenti”, “adeguamenti”, “sistemazioni”, “valorizzazioni” ecc, ecc. la visione futura del fiume che ne scaturisce è quella di un canale manipolato e sterilizzato. Altro che Parco del Paglia! Mi viene in mente De André… “tutti gli artefici di un girotondo intorno al letto (è il caso di dirlo!!) di un moribondo”.

Gentile Sig. Sindaco
Giuseppe Germani

Così il geologo Filippo Belisario commentò il progetto di “mitigazione dei rischi” del fiume Paglia quando fu presentato dal Consorzio val di Paglia. Sono andato in Comune per osservare nel dettaglio la proposta come si può grossolanamente leggere dalle righe rosse nell’immagine proposta.

 

Le righe rosse sono tutte arginature. Non voglio avere la presunzione di essere un grande esperto di fiumi e di loro dinamiche, ma un buon conoscitore, almeno cinquantennale, sicuramente si.
Come già ho illustrato nella lettera che inviai al Sindaco Concina nel 2013 ed a Lei riproposta recentemente, la compromissione da interventi incomprensibili, si è aggravata a causa della realizzazione della complanare. Se è vero, come ho sostenuto senza alcuna contestazione, che i danni più gravi sono stati determinati dal “fiume interno” e collaterale all’autostrada, formatosi da flussi di acqua provenienti dai sottopassi a monte del ponte dell’adunata e da quello determinato dall’effetto sbarramento del ponte (senza manutenzione) con accentuazione del fenomeno torrentizio che ha determinato i gravi danni nella zona di Santa Letizia, non potranno essere gli argini a mitigare il rischio.
In un’altra occasione simile, l’acqua, ancor meglio di prima (non c’era ancora la complanare) si riverserà in zona rotatoria per intenderci, scenderà verso Santa Letizia, rientrando dai sottopassi allagando dall’interno tutta la zona “depuratore”, protetta, si fa per dire, dall’argine.
Fabrizio Cortoni e Filippo Belisario, credo indipendentemente anche se contemporaneamente, propongono la delocalizzazione dei manufatti nei limiti del possibile.
Anche Massimo Luciani, associazione “IL GINEPRO” fa le stesse considerazioni proprio in questi giorni.
Se così fosse, con l’aiuto di Photoshop, ho immaginato cosa possa accadere se venisse asportato materiale sedimentario (da utilizzare per arginature necessarie) a monte ed a valle del ponte con rinforzo dello stesso.

Naturalmente tutti gli altri intoppi rimarrebbero pur con la mitigazione del rischio. Il cosiddetto “laghetto da pesca” rimarrebbe al suo posto, anch’esso a fare da ostacolo al flusso delle acque.

Cordiali saluti,
Gianni Cardinali

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