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Home Politica

Referendum, perchè votare “Si” alla riforma secondo il Pd

Redazione by Redazione
30 Novembre 2016
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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referendum

 

Bisogna entrare nel merito della questione per per poter scegliere e dunque perchè votare SI?

Per superare il bicameralismo paritario
Finalmente l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e praticamente la stessa composizione. Il superamento del “bicameralismo paritario” servirà per ridurre il costo degli apparati politici e per rendere l’attività del Parlamento più rapida ed efficace. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di comuni e regioni.

Per avere leggi in tempi più rapidi
Mai più ping pong infinito delle leggi tra Camera e Senato, nella speranza che prima o poi si arrivi ad un testo condiviso fino alle virgole. Tranne che per alcune limitate materie, di norma la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. Più velocità non significa “più leggi”, ma risposte più tempestive da un Parlamento più credibile.

Per ridurre i costi della politica
I senatori passeranno da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepiranno indennità. Adesso in Italia, con 60 milioni abitanti, abbiamo quasi il numero di parlamentari della Cina, che ha 1 miliardo e 200milioni di abitanti e questo ci permetterà di risparmiare 150 milioni all’anno. Il CNEL (Consiglio Nazionale Economia Lavoro) verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione. La riduzione di costi e “poltrone” restituirà credibilità alle istituzioni.

Per una maggiore partecipazione dei cittadini
Ciò vuol dire più strumenti nelle mani dei cittadini e una democrazia partecipativa: il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori; saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo; si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi (se richiesti da ottocentomila elettori, non sarà più necessario il voto del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche).

Per chiarire le competenze di Stato e Regioni
Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale.
Materie come i costi standard della Sanità, le grandi reti di comunicazioni e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Mentre alle Regioni andranno le competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria o lo sviluppo economico locale).

Per aumentare la rappresentanza degli Enti Locali in Parlamento e in Europa
Il Senato diverrà finalmente il luogo della rappresentanza delle regioni e dei comuni, che potranno così intervenire direttamente nel procedimento legislativo attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte. Per troppi anni, la loro limitata capacità di partecipazione alla formazione delle leggi dello Stato ha causato ritardi, conflitti e contenziosi. In più, il nuovo Senato dei sindaci e dei consiglieri sarà investito di una funzione molto importante: parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori. E’ un compito decisivo, che consentirà all’Italia di utilizzare al meglio i fondi europei di rispettare “i patti”, di non commettere infrazioni e di evitare multe salate.

Il referendum costituzionale è un’occasione unica per cambiare il Paese.

I circoli del Pd Orvieto hanno promosso diverse iniziative per spiegare le ragioni del sì e del no; i temi al centro della riforma sono trasversali a tutto l’elettorato, gli orvietani saranno sicuramente attenti alla necessità di andare verso uno Stato più leggero con la riduzione dei costi delle istituzioni; verso un’Italia più stabile ( abbiamo avuto 63 governi in 70 anni).

La maggioranza silenziosa di questo Paese ha voglia di cambiare e non può accettare che l’ennesima occasione venga sprecata.

Se vince il sì l’Italia cambia, se vince il no l’Italia rimane com’è adesso, con un sistema molto complicato e che non funziona.

I segretari dei circoli del PD Orvieto rinnovano il loro appello a votare SÌ al Referendum Costituzionale.
I segretari dei circoli PD Orvieto

Sergio Carli
Giorgio Cesari
Michela Chioccia
Federico Giovannini
Jamila Mansour
Leonardo Mariani
Fabrizio Pacioni
Andrea Scopetti

 

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