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Home Cultura

Albero di Antonia, due incontri per dire “basta” alla violenza sulle donne

Redazione by Redazione
27 Novembre 2016
in Cultura, Territorio, Archivio notizie
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ORVIETO – La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile sulle donne anche quest’anno sarà ricordata ad Orvieto con un’iniziativa pubblica promossa dal Centro Antiviolenza L’Albero di Antonia. La ricorrenza del 25 novembre è il momento di sintesi di una serie d’iniziative di prevenzione, informazione e formazione che l’associazione di volontariato promuove e svolge nel corso dell’anno. La nuova sede del Centro Antiviolenza, messa a disposizione dal Comune nel 2016, e la partecipazione a bandi e finanziamenti statali e locandina-anarkikkaregionali, permette all’associazione di sostenere e programmare un’attività di base che contribuisce fortemente a far emergere il fenomeno della violenza di genere.
L’Albero di Antonia quest’anno presenta un evento teatrale innovativo, ad ingresso libero per tutti, a Palazzo dei Sette, Sala del Governatore, alle ore 18.00; “Amore Mio” è il titolo dello spettacolo di teatro forum della Compagnia PartecipArte di Roma. Lo spettatore dapprima assisterà alle diverse tappe che portano la coppia dalla possessività amorosa alla violenza, poi sarà invitato a suggerire soluzioni su come cambiare la storia per aiutare la persona isolata nella relazione pericolosa; sorprendentemente e con divertente coinvolgimento, si trovano insieme delle vie d’uscita e le chiavi di lettura degli stereotipi e dei meccanismi per riconoscere subito le relazioni potenzialmente pericolose. Seguirà un aperitivo offerto da alcuni produttori ed operatori di Orvieto. I partner del progetto de L’Albero di Antonia, patrocinato dal Comune di Orvieto, sono PartecipArte, Artemide, Collettivo Teatro Animazione, mentre gli sponsor sono il Cesvol della Provincia di Terni ed il Rotary Club Orvieto.
Nella stessa giornata, lo spettacolo di teatro forum andrà in scena per sei classi degli istituti superiori, a conclusione del progetto “La scuola fa la differenza”, ormai giunto alla sua sesta edizione, curato da L’Albero di Antonia e da Maschile Plurale.
La mobilitazione sui temi della violenza maschile sulle donne avrà un grande momento a Roma il 26 novembre, con la manifestazione nazionale dei movimenti e dell’associazionismo femminile e femminista, in primis D.i.Re. – l’associazione nazionale dei centri antiviolenza e Non una di meno; anche i centri antiviolenza dell’Umbria e le associazioni femminili di Orvieto si raduneranno a Piazza Esedra alle ore 14.00. A prendere posizione sul tema ci saranno anche alcune associazioni di uomini che non si riconoscono nella violenza maschile.
Ancora ad Orvieto ed in molte città dell’Umbria sono stati organizzati eventi per la ricorrenza; l’amministrazione regionale, tramite il Centro Pari Opportunità, sta diffondendo il calendario delle iniziative. Il Centro Antiviolenza di Orvieto, uno dei tre Centri dell’Umbria, fa parte della Rete regionale e nazionale antiviolenza, un insieme di organizzazioni e di operatrici specificamente e professionalmente formate, tra soggetti pubblici e privati, di cittadine e cittadini. Rete, formazione e informazione per eliminare la violenza, ma le operatrici volontarie dell’associazione mettono anche impegno politico, passione e pratiche femministe!
________________

L’attenzione mediatica verso i temi della violenza di genere e della violenza in generale, fenomeni prodotti dalla stessa radice di disparità di potere fra i sessi, è cresciuta enormemente in Italia negli ultimi anni. Anche l’attenzione politica-istituzionale ed i provvedimenti legislativi sono aumentati. Nonostante ciò e nonostante la violenza sia un reato penale per chi l’agisce, una violazione dei diritti umani per chi la subisce e sia condannata a parole, nei fatti viene tollerata, sminuita e spesso non denunciata e punita.
Le statistiche internazionali dell’OMS e del Consiglio d’Europa, e in Italia del D.i.Re. e dell’Istat, testimoniano che il fenomeno è strutturale e globale e non è in diminuzione. E’ inaccettabile che un terzo delle donne in Italia, solo in parte straniere e migranti, subisce violenza psicologica, fisica, economica, sessuale, spesso agita da mariti, fidanzati, compagni e davanti ai propri figli; la statistica non comprende le donne sotto i 25 anni e sopra i 71. La cultura italiana, ancora fortemente maschilista e patriarcale, alimenta e giustifica le violenze anche nell’estrema conseguenza; nel nostro paese i femminicidi sono oltre 120 ogni anno.
Nonostante l’attenzione mediatica, una domanda che ci viene spesso rivolta è chi sono questi uomini violenti e dove si nascondono? Chi non ha consapevolezza del fenomeno ha difficoltà a pensare che questi uomini siano vicino a noi e siano fidanzati, compagni, mariti, padri, amici e colleghi insospettabili, che si celano dietro una relazione affettiva e famigliare fortemente disuguale e sbagliata.
La crescita dei centri antiviolenza in Italia, dagli anni ’90 in poi, ha permesso l’emersione del fenomeno. Nella manifestazione del 26 novembre a Roma sarà chiesta a gran voce la revisione del Piano nazionale straordinario antiviolenza; i piani governativi e le leggi finanziarie hanno operato spesso come provvedimenti di emergenza, di ordine pubblico e sanitario. Dovrebbe essere chiaro a tutti che la violenza maschile sulle donne non è un fatto privato né un’emergenza ma un fenomeno culturale, strutturale e trasversale della nostra società, un dato politico di prima grandezza. Le politiche di austerity e le riforme, come quelle del lavoro e della scuola, in continuità con quanto accaduto negli ultimi dieci anni, non fanno altro che minare i percorsi di autonomia delle donne e approfondire le discriminazioni sociali, culturali e sessuali. L’obiettivo comune è promuovere azioni volte al cambiamento culturale di trasformazione della società italiana, all’eliminazione della violenza contro le donne in quanto violazione dei diritti umani, discriminazione sociale e ostacolo al benessere, autodeterminazione, autonomia e libertà delle donne, delle bambine e dei bambini, nonché ostacolo allo sviluppo sociale ed economico del paese.

 

 

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