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Cro è ancora la banca del territorio? Lo chiede Marco Fratini (Caporedattore Economia e Esteri della La7) alla Fondazione

 

da Associazione Praesidium

Lettera aperta a seguito di quanto postato dal Capo Redattore Economia ed Esteri della La7 Marco Fratini, in relazione al convegno del 29 settembre ed inviata alla Fondazione CRO ed alle Autorità ed Istituzioni del Territorio.
Spett.le
Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto
– Consiglio di Amministrazione
– Consiglio di Indirizzo
– Soci
Riportiamo integralmente la nota che il Caporedattore Economia e Esteri della La7, Marco Fratini, ha postato sul suo profilo Facebook
“Sono stato invitato a Orvieto, qualche giorno fa, a un dibattito in cui si parlava genericamente di banche del territorio e, inevitabilmente, si pensava proprio alla Cassa di Risparmio di Orvieto. Secoli fa, quando arrivò la Popolare di Bari, io, che di banche mi occupo per passione e professione, mi feci una domanda subito: ma Bari che c’entra con Orvieto?
L’esperienza insegna che chi acquista una banca, spesso se non sempre, lo fa non tanto perché gli serve “quella banca”, ma perché gliene serve una (per vari motivi, di espansione, pulizia del bilancio, a volte anche occultamento delle perdite) ma, a decidere “quale”, in genere è la Banca d’Italia. Sono come tram: uno ci sale, ci viaggia fin quando gli è utile, poi scende.
Questa domanda, banale e infantile, l’ho riproposta giovedì: ma Bari che c’entra(va)? Era una provocazione, a questo punto tardiva, ma il fatto è che di banche adesso parlano tutti. Direi che, al di là delle posizioni critiche e delle divisioni politiche, a Orvieto la “cassa” è un po’ come il Duomo e la Torre del Moro (tanto per equilibrare i poteri): è di tutti. Altrimenti non avrebbe Orvieto nel nome, a meno che questo non serva solo per far credere che sia di tutti, ma di tutti non è. Così come, di tutti, è il futuro del territorio.
E, se uno ce ne sarà, una banca del territorio lo dovrà in qualche modo sostenere e garantire. Inutile farsi altre domande banali, ne basta una precisa: è ancora così? Può ancora sostenere e garantire il futuro del territorio? Ha quel nome solo nella ragione sociale oppure fa ancora bene il suo mestiere? (Fatemi sapere).” (Marco Fratini , caporedattore Economia ed Esteri Tg La 7)

Nel ringraziarlo per le riflessioni che ha voluto postare riteniamo che i quesiti da lui posti debbano originare delle serie riflessioni per poter dare adeguate risposte alla città e al territorio.
Come ha gestito la B.P.B la C.R.O ?
La Fondazione cosa ha fatto?
Quando si parla di B.P.B si parla della banca che tra le medio/grandi ha il passivo di bilancio, di ben 498 M€ lordi, tra i più grandi e forse il più grande; che ha svalutato significativamente il patrimonio netto, e che solo nel 2016 ha avviato un pesante processo di ristrutturazione (crediti deteriorati, riduzione del personale, contratto di solidarietà, razionalizzazione degli sportelli e dei prodotti).

A proposito della qualità dei bilanci sui quali è stato costruito il valore dell’azione, si deve segnalare la raccomandazione alla Banca d’Italia del 5 ottobre 2016 fatta dal Fondo Monetario Internazionale che “sollecita anche una valutazione dei bilanci delle banche più piccole che non sono sottoposte all’esame della B.C.E.”

La Cassa di Risparmio di Orvieto, secondo l’associazione, sarebbe stata portata da chi la dirige per la prima volta in perdita, avrebbe visto dimezzato il suo valore dalla capogruppo da 165M€ a 85M€, diminuito il suo patrimonio e, poiché si sarebbe fatta strumento di una forte sottrazione di valore al territorio per aiutare il disastrato bilancio della B.P.B, rischierebbe una perdita di fiducia che ne può ancora minare il valore.
Sempre secondo Praesidium, la Fondazione non avrebbe esercitato il suo ruolo ne’ a protezione del suo investimento né’ per attuare la sua missione e potrebbe avere un danno economico significativo. Cosa sta facendo? Permetterà la fusione per incorporazione? E nel caso come sarà pagata? Speriamo non con le fantasiose azioni della B.P.B. Abbiamo già dato come territorio.
Le 55 persone socie se ne stanno occupando? Essere soci comporta una responsabilità verso il territorio, non è un incarico onorifico, i cittadini potrebbero chiederne conto.
“Riteniamo che le organizzazioni imprenditoriali, sindacali, e l’amministrazione – aggiunge l’associazione – non possano rimanere in silenzio come hanno fatto anche nel recente incontro con il viceministro. Chiediamo a tutti di interessarsi seriamente e, data la criticità dei problemi in essere, di organizzare con urgenza un incontro aperto ai cittadini per dibattere questi argomenti e vedere come salvare il salvabile. Abbiamo già ricordato il detto che si usa in finanza “separare i soldi dai fessi” ma attenzione non sono finiti né i soldi ne’ i fessi…!!!! Questa volta tutte le informazioni ci sono, manca soltanto una risposta al nostro concittadino Marco Fratini che al momento sembra essere tra i pochi che hanno a cuore il futuro dei risparmi e degli investimenti nella nostra città”.

15 Ottobre 2016

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