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Home Archivio notizie

Referendum trivelle

Redazione by Redazione
18 Aprile 2016
in Archivio notizie
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di Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena

Si può essere anche di parere diverso, ma rinunciare a votare sarebbe un errore, lo è sempre quando si è chiamati ad esprimerci direttamente. Questa è, tra l’altro, anche l’occasione di far sentire al Governo che non è vero che i singoli cittadini non hanno le “competenze” per affrontare argomenti specifici. Non c’è niente di troppo difficile da capire, se non che alcuni centri di potere legiferano al posto del Parlamento. Non ci sono altri paesi in cui i permessi estrattivi del giacimento sono ”a vita”, solo in Italia non hanno un termine stabilito per legge.
E’ questo che si vota dicendo “sì”, niente cambierà nell’immediato, non ci saranno i paventati licenziamenti e non ci sarà nessun calo di produzione. L’unica differenza si manifesterà nel tempo, alla scadenza naturale delle licenze a cui dovrà seguire lo smantellamento delle piattaforme entro le 12 miglia dalla costa, cosa che oggi potrebbe non avvenire mai se la ditta concessionaria dichiara che c’è ancora qualcosa da sfruttare. Questo significa che se la tipologia di licenza non cambia le piattaforme sui giacimenti esauriti rimarranno lì fino a quando il mare non le avrà corrose.
Sono già alcune decine le piattaforme del Mediterraneo ormai non più in produzione, smantellarle costa molti milioni di euro, quindi meglio lasciarle arrugginire in mare, visto che la licenza di estrazione è “a vita”. D’altro canto il settore estrattivo dei combustibili fossili è già in crisi, l’offerta supera abbondantemente la domanda e sarà sempre peggio. Che senso ha continuare a sostenere un settore rischioso ed inquinante, non a caso il Mar Mediterraneo, per traffico navale e ed estrazione, è il mare più inquinato al mondo da idrocarburi.
Sono 135 le piattaforme a vario titolo e funzione installate in Mediterraneo, ma solo 79 eroganti idrocarburi e, tra petrolio e gas, ad usarli tutti, si avrebbe un’autonomia nazionale di pochi mesi. Il petrolio poi è di pessima qualità perché bituminoso e poco redditizio, viene estratto perché le royalties che lo Stato italiano pretende dalle compagnie estrattive sono irrisorie: solo 350 milioni di euro, quando ne paghiamo, per tutto il settore estrattivo, 14,7 miliardi (fonte: Indicazioni Generali sulle royalties del Ministero Sviluppo economico). Non sembra proprio un affare per noi, ma lo è per le compagnie petrolifere che, grazie a convenienti (per loro) leggi nazionali, si portano via dal 90 al 93% di quanto prodotto.
Questa situazione è il risultato ottenuto dai “poteri forti” a cui nessun governo (compreso il Governo Renzi) ha saputo dire di no. Anzi, siamo ormai al delirio rilasciando concessioni praticamente “eterne” davanti alle nostre spiagge con il rischio di danneggiare ulteriormente la risorsa turismo, ormai affossata nel nostro Paese da queste politiche fatte per pochi a danno di tutti gli altri. Non a caso nel 2015 siamo ormai scesi all’ottavo posto fra i paesi più visitati al mondo dopo essere stati al primo per decenni. A questo ci sta portando una politica priva di pianificazione e fra le più corrotte del mondo industrializzato.
Si ricorda che l’invito all’astensione, da parte di pubblici ufficiali, parlamentari e membri del Governo, viola due articoli di legge: l’articolo 98 del DPR 361/1957 sulle elezioni e l’articolo 51 comma 2 della legge n. 352 del 25/05/1970 che disciplina i referendum. Questi articoli recitano che “è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 600.000 a 4 milioni di lire, il pubblico ufficiale e comunque chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile che, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera, fra l’altro, ad indurre gli elettori all’ astensione”.
Andare a votare non è quindi solo un atto di maturità, votare “sì” sarà anche un gesto di ribellione civile

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