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Home Secondarie

Cyberbullismo, l’avvocato Finetti: “la scuola e la famiglia aiutino i ragazzi a sviluppare consapevolezza sul fenomeno”

Redazione by Redazione
1 Maggio 2016
in Secondarie, Archivio notizie
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ACQUAPENDENTE – Ieri l’Istituto Omnicomprensivo “Leonardo da Vinci” di Acquapendente ha organizzato nell’ambito dell’ ”Erasmus + project : 2015-2017 Italia-Romania-Spagna” il convegno “Cyberbullismo: una nuova devianza ? Protocollo di buone pratiche”. L’esperto informatico Stefano Persichini dopo aver presentato alcuni cenni storici di internet si è soffermato sui social network (whatsapp, facebook, twitter, instagram, youtube blog, chat, ask. ), delineando agli studenti i quattro dettami sicuri per navigare:
1) Non rilevare troppe cose : ogni sito offre varie impostazioni della privacy per poter controllare chi può interagire con te e chi ha accesso al tuo profilo;
2) Fare attenzione ai messaggi di spam: si potrà ricevere una e-mail che chiama per nome e che a prima vista non potrebbe sembrare un messaggio di spam e potrebbe convincere a rilevare ulteriori informazioni personali;
3) Informarsi perché i social network sono molto utilizzati da bambini e ragazzi ed è importante che i genitori tengano sotto controllo quello che i propri figli fanno online;
4) Mantenere buona reputazione in quanto qualsiasi cosa si pubblica sul profilo o su un forum, rimane pubblica anche quando si esce dal sito. Una volta che si carica materiale sul web, non si può controllare chi ne fa delle copie o chi le riutilizza per altri scopi. Ricordarsi che ciò che si scrive verrà letto da moltissime persone.
Elencati poi ai ragazzi i vantaggi e gli svantaggi dei social network. I vantaggi sono che la comunicazione e l’informazione avvengono in tempo reale, che la comunicazione e l’informazione sono globali, che sono mezzi di comun azione comodi, mantengono ed incrementano i rapporti interpersonali. Gli svantaggi sono perdita di contatto del mondo reale, creazione di una nuova identità, nascondendo insidie devono essere controllati dagli adulti, crea dipendenza, emicrania, tachicardia, sudorazione, perdita della privacy).
A trattare il tema del cyberbullismo è l’avvocato Sergio Finetti di Orvieto: “Il bullismo online – sottolinea – è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la rete. I giuristi anglofoni lo distinguono di solito tra il cyberbulling (avviene tra i minorenni) e la cybermolestia (che avviene tra adulti o tra un adulto ed un minorenne).
Come quello nella vita reale, il bullismo online può a volte costituire una violazione del Codice Civile e del Codice penale e, per quanto riguarda l’ordinamento italiano, del codice della privacy. Oggi il 34% del bullismo è online, in chat, da qui il termine cyberbullismo. Pur presentandosi in forma diversa, anche quello su internet è bullismo: far circolare delle foto spiacevoli o inviare mail contenenti materiale offensivo può costituire un danno psicologico.
In Inghilterra, più di un ragazzo si quattro tra gli undici ed i diciannove anni è stato minacciato da un bullo via e-mail o sms. In Italia, secondo l’indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011, un quinto dei ragazzi ha trovato in internet informazioni false sul proprio conto, raramente il 12.9%, qualche volta il 5.6%, o spesso l’1.5%. Con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi, ricevuti “raramente”, “qualche volta”, o spesso dal 4.3% del campione. E’ fondamentale che la scuola e la famiglia aiutino i ragazzi a sviluppare una consapevolezza sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo ed aiutino a non sottovalutare gli effetti negativi che ne conseguono.
Le famiglie sono spesso disorientate di fronte alle richieste dei ragazzi, spaventate, vergognose o peggio ancora si auto-attribuiscono la colpa delle azioni. La scuola, gli adulti sono chiamati ad educare, più che a istruire: potenziando le abilità sociali con particolare attenzione alla consapevolezza emotiva e all’empatia.
Gli adulti devono cercare nella quotidianità di avere un occhio attento ai propri figli, vigilare sul comportamento dei ragazzi dopo la navigazione in internet o dopo l’uso cospicuo del telefonino e del computer presente in casa (uso eccessivo di internet fino a notte fonda). Dovranno aiutarli a riflettere sul fatto che, anche se non vedono la reazione delle persone a cui inviano messaggi o video, esse possono soffrire o subire violenza. Tre esempi in merito: quando un ragazzo si rifiuta di parlare ciò che fa online, quando utilizza internet fino a tarda notte, quando ha un calo dei voti scolastici oppure è turbato dopo aver utilizzato internet.
Le vittime frequentemente sviluppano un’autostima bassa, depressione, ansia, paure, problemi di rendimento scolastico ed interrompono per tali motivi la frequentazione della scuola o del gruppo di amici. Per i ragazzi è importante sentire la soluzione a tali problemi, può consistere semplicemente in una richiesta di aiuto senza spaventarsi evitando di cadere in eccessi di iper protezionismo ed allarmismo”.

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