
La decisione dell’Amministrazione Comunale di affidare un incarico per uno studio di valorizzazione immobiliare dell’ex Caserma Piave è una scelta di responsabilità e di coerenza. Si tratta di un passaggio necessario per affrontare con metodo, serietà e trasparenza il futuro del più importante patrimonio immobiliare pubblico della città, dare forza alla visione che questa maggioranza ha sulle opportunità di riqualificazione dell’immobile e costruire un percorso amministrativo che possa dare risposte alle proposte concrete che sono state raccolte negli ultimi mesi, compresa la soluzione della Scuola di Polizia per cui il confronto con il Ministero è ancora in corso.
Serietà, concretezza e credibilità. Tutto quello che è mancato e che manca alle forze politiche di sinistra e ai personaggi che si trovano oggi all’opposizione ma che nel recente passato avevano avuto la possibilità di scrivere il futuro dell’ex Caserma Piave. E non lo hanno fatto. L’incapacità di ieri è l’inconsistenza della proposta di oggi, condita dalla solita buona dose di ipocrisia. Sarebbe troppo facile tornare a parlare dei fallimenti e dello sperpero di risorse pubbliche di Rpo o della Casa di Comunità che volevano e potevano realizzare all’interno dell’ex Caserma. Preferiamo rinfrescare la memoria agli orvietani su fatti che purtroppo si tende a dimenticare e che la sinistra naturalmente omette nelle sue epiche.
A proposito di promesse elettorali, noi non dimentichiamo che a ridosso del voto nel 2019 il Pd, pur di recuperare l’irrecuperabile e salvare il tracollo della Giunta Germani, sbandierava di aver “venduto la Caserma Piave alle università americane” attraverso un fondo immobiliare. Cosa ha trovato questa Amministrazione una volta insediata? Non c’era niente. Nessun progetto concreto e fattibile. Stesso tentativo di gabbare la cittadinanza alla vigilia del ballottaggio del giugno 2024 con un faraonico progetto promosso da una associazione cittadina e supportato da tutti i candidati sindaco anti Tardani schierati in prima fila il giorno della presentazione. Come è andata? A luglio avrebbero dovuto presentare al nuovo sindaco il business plan. I promotori, però, non hanno specificato di quale anno: ma anche per quest’anno ormai è andata.
E chi si dimentica di quando, nel 2008, la sinistra predispose un bando per mettere in vendita in un pacchetto unico la Piave e l’ex Ospedale, senza considerare che il complesso immobiliare di Piazza Duomo non era di proprietà del Comune: la sinistra, allora, si comportò come Totò quando il grande comico napoletano voleva vendere la Fontana di Trevi. Nella storia di questi venticinque anni, come non ricordare l’immobiliarista Casale che si presentò con una letterina per comprare la Piave: appena sparsa la notizia, diversi esponenti della sinistra salottiera avevano già steso il tappeto rosso; solo che, passate alcune ore, l’immobiliarista venne messo in galera.
Lasciamo dunque al teatrino dell’opposizione i marzulliani interrogativi di altezzose professoresse o le ecumeniche considerazioni di spin doctor che hanno infarcito di aria fritta e luoghi comuni i programmi “a sinistra, destra e sopra i partiti” illudendosi di poter incidere sul voto e che, statene certi, a breve leggeremo in qualche libro per aspiranti sindaci in cammino. Di fronte ai bluff di ieri e di oggi, quindi, l’Amministrazione ha scelto di mettere a frutto il lavoro svolto e le esperienze maturate, verificare concretamente le proposte pervenute in questi anni, il tutto nell’esclusivo interesse dello sviluppo della nostra città.
Gruppo Consiliare “Civitas”









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