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Home Politica

CRESCENDO. In ventisei dovranno rifondere 2milioni di euro. L’intimazione di Sviluppumbria

Redazione by Redazione
25 Aprile 2016
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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di Dante Freddi

L’ingegner Gabrio Renzacci, presidente di Sviluppumbria SPA, società regionale per lo sviluppo economico dell’Umbria, proprietaria del 45% del Consorzio CRESCENDO, contesta in solido a ventisei tra amministratori e revisori dei conti dalla sua creazione  a oggi, alcuni “illeciti” e “intima” che rifondano 2 milioni di euro e gli interessi relativi, che è presumibilmente il buco che lascerà il Consorzio quando si chiuderà la fase di liquidazione e quindi sarà chiara la perdita, data dalla differenza  tra l’esposizione debitoria verso le banche  e il patrimonio. Sviluppumbria spa, che è già impegolata in una simile situazione anche a Terni e per una cifra dieci volte superiore, intende così risolvere questa serie di fallimenti, che provocherebbero una crisi significativa dello stesso istituto regionale.

La mossa costringerà ad allinearsi sulla scelta di rivalsa anche gli altri comuni soci, che sono quelli dell’Orvietano e qualche altro fuori comprensorio, come Amelia. Orvieto è responsabile per il 13%.

La lettera con cui Sviluppumbria comunica la sua “intimazione” riguarda alcuni aspetti della gestione amministrativa, senza però individuare responsabilità personali. Così scrive la società regionale agli amministratori e ai revisori, tra cui emergono nomi eccellenti, oltre i presidenti Marco Marino e Fausto Galanello.

“Sviluppumbria SPA, la finanziaria della regione Umbria, constatato che, in ordine alla gestione pregressa del Consorzio CRESCENDO, sono stati rilevati i seguenti inadempimenti:

  1. La ricorrente divaricazione tra i valori attribuiti alle rimanenze a fine esercizio con i valori attribuiti alle stesse negli esercizi successivi, con conseguente distorsione dei risultati;
  2. La valorizzazione delle rimanenze senza cura di vagliarle e la intrinseca coerenza e la compatibilità con le condizioni del mercato;
  3. La dispersione delle risorse nel mancato controllo del volume dei costi in relazione al mancato conseguimento dell’obiettivo;
  4. L’indifferenza degli amministratori nei riguardi della lievitazione delle perdite effettive e dell’indebitamento causati da evidenti carenze gestionali;
  5. L’imputazione al novero dei beni costituenti il patrimonio dei beni meramente strumentali e viceversa con conseguente modellatura non aderente dei risultati di gestione;
  6. L’impropria valutazione dei beni immobili con alterazione delle effettive consistenze e della loro destinazione;
  7. La distorsione delle informazioni ai terzi e agli istituti finanziari;
  8. La determinazione a proseguire l’attività consorziale nonostanti i sintomi di ingorgo, le perdite dissimulate e l’incremento delle passività, sintomi che avrebbero suggerito l’adozione di rimedi tempestivi rivolti alla tutela dei creditori;
  9. l) le ricorrenti omissioni da parte dell’organo di controllo;

contesta in solido a ….

Gli illeciti sopra individuati e le conseguenze pregiudizievoli che ne sono derivate

E intima

Agli stessi in solido di provvedere a pagare con immediatezza a favore del Consorzio CRESCENDO a titolo risarcitorio la somma di euro 2milioni, oltre gli interessi dovuti dalle date in cui si sono determinati i suddetti illeciti a saldo

E significa

Che la presente intimazione viene rimessa ad ogni effetto di legge e anche quale atto interruttivo di prescrizione previsti dall’ordinamento.

Con la riserva di azionare le opportune tutele anche in sede giudiziaria”.

Sviluppumbria in sede giudiziaria specificherà e tenterà di dimostrare le affermazioni contenute nella lettera e gli “accusati”, alcuni sono deceduti,  si opporranno apportando le loro ragioni ad accuse che sono di cattiva gestione, a cui certamente hanno contribuito otto anni della peggiore crisi economica del Paese e qualche leggerezza procedurale.

Gli amministratori nominati dai comuni e da Sviluppumbria dovranno quindi risarcire CRESCENDO su richiesta di chi  li ha nominati, che si lava le mani e ritiene tutti colpevoli del mancato raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo economico dell’area coinvolta e di eventuali “magheggi” per continuare ad operare in attesa di tempi migliori.
Teoricamente e giuridicamente non fa una piega, ma in questi anni gli amministratori, compiendo le loro scelte, non avevano riferimenti nei soci? hanno agito in solidarietà di loro volontà senza copertura politica?
È che le persone passano e spesso chi arriva tende a colpevolizzare chi c’era e non ad assumersi responsabilità non sue. Senza i partiti, che garantivano continuità al di là di chi li gestisse, la politica è debole e pericolosa.

Il dato di fatto è che si è arriverà a un processo in cui decine di persone si troveranno a circolare per anni in tribunale, con spese ingenti per avvocati, preoccupazioni, ansie, ciascuno ingiustamente responsabile nello stesso modo e delle stesse azioni , con l’ipotesi di dovere rifondere decine di migliaia di euro ciascuno al di là del ruolo e della effettiva implicazione.

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