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Home Politica

Approvazione alla camera dei deputati di una risoluzione relativa alla produzione di energia da impianti geotermici

Redazione by Redazione
20 Aprile 2015
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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Riceviamo da  Vittorio Fagioli, Portavoce Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante, e pubblichiamo.

In riferimento alla avvenuta approvazione nelle Commissioni VIII e  X della Camera dei Deputati della Risoluzione 8- 00103 in merito alla produzione di energia da impianti geotermici desideriamo esprimere il nostro giudizio sufficientemente positivo sui contenuti del testo ed il nostro vivo apprezzamento per i parlamentari che si sono adoperati per il raggiungimento di tale obiettivo.

Viene infatti così ristabilita la responsabilità precipua dello Stato nella individuazione delle aree idonee allo sfruttamento in sicurezza della geotermia e dei criteri di valutazione delle principali componenti critiche relative a tale attività (bilancio idrologico complessivo, rischio di inquinamento delle falde, qualità dell’aria, induzione di sismicità indotta e provocata) come richiesto al Governo ed agli organi parlamentari dalla nostra Rete Nazionale. E particolare importante è l’aver statuito che le autorizzazioni saranno rilasciate solo dopo avere rispettato le “nuove norme” che lo Stato definirà entro tempi certi, e ciò vale quindi anche per i procedimenti in corso (Castel Giorgio, Montenero e tutti gli altri impianti in itinere di autorizzazione).

Tanto più significativa appare la Risoluzione perché la liberalizzazione del settore determinata dal D. Lgs.22/2010 mette in campo –sospinte da incentivi enormemente ingiustificati (che alimentano una produzione di energia che non ha mercato (Il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2015) – aziende senza esperienza nel settore, spesso di dimensioni modeste, l’unica esperienza acquisita in Italia essendo quella dell’ex-monopolista ENEL. Pur se tale esperienza-in special modo in Amiata (Toscana) – abbisognerebbe di un non più rinviabile supplemento di indagine da parte del Parlamento e del Governo circa le vecchie tecnologie usate (non riscontrabili in nessuna parte del mondo!) e le problematiche ambientali e sanitarie prodotte nei territori (altro che “tecnologia matura” citata in Risoluzione!).

Responsabilità che la precedente normativa dettata dal Governo Berlusconi IV aveva delegato in toto alle imprese, con un processo di liberalizzazione selvaggia improponibile e nei fatti da anni inapplicata, per l’opposizione nei territori degli enti locali e delle popolazioni coinvolte.

Come pure il recepimento della nostra richiesta di rivedere gli incentivi concessi con troppo larghezza alla geotermia e di armonizzare le ingiustificate differenze tra i c. d. “impianti pilota” e quelli ad autorizzazione regionale, utilizzanti la stessa identica tecnologia.

Non possiamo infine non riconoscere l’importante impegno assunto in Risoluzione che nella fase pre – realizzativa ci sia un pieno coinvolgimento delle amministrazioni e delle popolazioni locali nel processo decisionale, favorendo l’eventuale applicazione del principio di precauzione.

Tutto risolto dunque? No, e per molte ragioni.

Si apre infatti ora una fase di confronto serrato con il Governo sui contenuti: le cose indicate nella Risoluzione devono essere tradotte coerentemente in norme prescrittive chiare e complete circa gli aspetti tecnici e normativi ivi contenuti che permettano sia la esatta individuazione delle aree prescelte, che i necessari approfondimenti, con il coinvolgimento delle popolazioni, per l’eventuale sfruttamento in assoluta sicurezza. E la scrivente Rete Nazionale farà certamente la sua parte nello stimolare il Governo in tal senso.

E gli inizi non sono confortanti, se il Ministro dell’Ambiente Galletti –che immaginiamo abbia notizia dell’attività del Parlamento- emette il decreto di compatibilità ambientale di Castel Giorgio in data 3.04.15, pochi giorni prima della promulgazione della Risoluzione. Ci viene il sospetto che la fretta di Galletti non sembra essere solo cattiva consigliera, ma consapevole tattica per scavalcare le decisioni che le Commissioni Ambiente e Attività Produttive stavano per prendere. Insomma il Ministro Galletti è o non è d’accordo sul predisporre linee guida nazionali, e se è d’accordo perché accelera (inutilmente) per scavalcarle per Castel Giorgio?

Ma come già avviene per le altre “energie alternative” sarà necessario – sulla base di una migliore comprensione delle problematiche che lo sfruttamento geotermico induce nel territori dettato dalle estese vertenze raccolte nella Rete Nazionale, ma anche degli approfondimenti  indotti nell’occasione della Risoluzione – che le Regioni individuate dalla prevista “zonizzazione” possano   definire nella loro legislazione altre peculiarità ambientali e socio-economiche (specie la economia  diffusa nei territori) che sconsiglino in tali aree  l’installazione di impianti industriali geotermici.

Ne è un esempio la decisione della Regione Toscana-la regione italiana geotermica per eccellenza – che è stata costretta a legiferare, di fronte al ritardo nell’inserimento di regole da parte dello Stato ed alla intollerabilità del piano Berlusconi-Scajola (forse oggi con la Risoluzione in argomento, c’ è finalmente un primo tentativo di svolta!), una necessaria “moratoria” al fine “di non compromettere in modo irreversibile il territorio ed evitare rischi alla sostenibilità ambientale e socio-economica”. Crediamo che il Consiglio di Ministri del 10.04.2015 anziché impugnare presso la Corte Costituzionale la Legge Regione Toscana n. 17 del 16/02/2015, recante “Disposizioni urgenti in materia di geotermia” avrebbe fatto meglio ad accelerare la riforma della inaccettabilità del piano geotermico Berlusconi-Scajola.

D’altro canto l’accettabilità dello sfruttamento geotermico da parte delle Regioni è problema rilevante visto che le autorizzazioni passano per le Regioni sia per gli impianti “regionali” che per quelli c.d. “pilota” in cui è necessario, per terminare l’iter autorizzativo, l’intesa con la Regione o le Regioni coinvolte.

 

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