Questa mattina, Sala dei Quattrocento stracolma di studenti delle scuole superiori che hanno partecipato alla celebrazione della “Giornata della Memoria” promossa dall’Amministrazione Comunale per ricordare il 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.
“Mai come in questo momento – ha detto il Sindaco, Giuseppe Germani – diventa attuale confrontarsi sui temi della Dignità Umana. Parlo di Dignità perché da questa parola parte una riflessione sulle aberrazioni che gli uomini recano ad altri uomini, distruggendo quello che di umano esiste. Dalla Dignità umana e dalla sua difesa partono le azioni positive per le comunità e per i popoli”. “La Shoah (lo sterminio del Popolo Ebraico) – ha aggiunto – ha calpestato la Dignità Umana, ha oscurato il principio,non solo di Dignità ma di Umanità. Ha infranto ogni regola del vivere civile: ha calpestato vite umane e con esse gli affetti, i sentimenti, le speranze di un popolo. Mai più stermini. Mai più sopraffazioni. E’ difficile chiedere a voi ragazzi di guardare…per non dimenticare! Ma la chiave di lettura della Storia è proprio questa: guardare alla storia, conoscerla, analizzarla per poi elaborare un pensiero di condanna verso tutte le forme di violenza che hanno ‘violato il patto del rispetto dell’uomo verso l’altro uomo e della sopraffazione come la più sottile e temibile arma di distruzione’. Oggi siamo qui, insieme, per non dimenticare”.
“La memoria è un valore prezioso che dobbiamo tenere vivo attraverso la partecipazione e il rispetto – ha scritto l’Assessore all’Istruzione Cristina Croce assente per impegni professionali, nel messaggio letto dal Consigliere Comunale Andrea Taddei – per questo, partendo dalle nuove generazioni, dobbiamo lavorare insieme per costruire e far crescere questa cultura e per costruire un futuro libero dalle discriminazioni”.
Sono seguite le toccanti testimonianze della straordinaria storia di amicizia e solidarietà umana collettiva avvenute a San Venanzo tra l’ottobre del 1943 e la fine della guerra quando tutto il paese nascose la sua famiglia ricercata dopo le leggi razziali e minacciata dalla persecuzione scatenata dalla Repubblica sociale italiana dopo l’8 settembre nei confronti degli Ebrei.
A parlarne sono stati Alberto Krachmalnicoff, Presidente dell’Associazione Italia Israele di Perugia e Marisa Faina figlia di Aldo e Francesca Faina “Giusti tra le Nazioni” con il supporto visivo del documentario La solidarietà del silenzio. Aldo e Francesca Faina Giusti d’Israele realizzato dallo stesso Alberto Krachmalnicoff, con la consulenza scientifica e le interviste di Dino Renato Nardelli docente dell’ISUC e curatore della ricerca storica.
Il documento visivo raccoglie le testimonianze di quella intensa vicenda di umanità e solidarietà avvenuta nelle frazioni del comune di San Venanzo (dal Pornello a Collelungo e Ripalvella) in cui tante persone nascosero la famiglia Kracmalnicoff composta da Abramo, dalla moglie Raja e dai figli Vittorio di 23 anni e Marisa di 14, rifugiatasi nelle campagne umbre presso i poderi della tenuta dei conti Aldo e Francesca Faina. Fu proprio la solidarietà della famiglia Faina e quella dell’intero paese a proteggere nel silenzio e nell’anonimato, la famiglia Krachmalnicoff dalla cattura e dal tragico destino dei campi di concentramento.
“Non solo la famiglia Faina fu artefice di quella grande manifestazione di solidarietà, ma un intero paese che – ha testimoniato Alberto Krachmalnicoff – indipendentemente dagli ambienti sociali di appartenenza, si mobilitò segretamente per salvare degli amici, sapendo bene che molti erano i rischi per chi non denunciava. Nonostante le comprensibili difficoltà che le famiglie vivevano in quel periodo, nessuno si lasciò convincere dalle forti ricompense che andavano a chi denunciava gli ebrei. La gente decise semplicemente di stare dalla parte degli ebrei. Questo avveniva anche nel resto dell’Umbria dove furono numerosi gli episodi di aiuto agli ebrei per scongiurarne la deportazione. Ad Assisi, ad esempio, dove vi fu una attività notevole dei religiosi per salvare quante più persone possibile; oppure i fratelli Brizi tipografi che stampavano carte d’identità false per gli ebrei, e lo stesso Gino Bartali che in bicicletta trasportava questi documenti facendo la spola tra Firenze e Perugia. E ancora, la storia dei tanti ebrei rinchiusi a Isola del Trasimeno e aiutati a fuggire verso Sant’Arcangelo sponda sud del Trasimeno già liberata, da Don Ottavio Costa con la collaborazione dei pescatori.
Numerosi sono stati gli interventi degli studenti degli Istituti Superiori che, in occasione dell’appuntamento odierno, hanno approfondito testi letterari, analizzando la banalità del male, ma anche i sistemi della propaganda nazista nelle scuole e tra le giovani generazioni, basata sui principi dell’autorità, dell’orchestrazione, dei simboli e stereotipi comuni e sull’emarginazione di chi sviluppava la coscienza critica. Fino a toccare lo straordinario potere della musica che ebbe un ruolo importante nel processo di riumanizzazione degli ebrei sopravvissuti ai lager e, in taluni casi, dei loro stessi aguzzini.
Al termine della manifestazione le autorità civili e militari, i relatori e una rappresentanza di studenti e dirigenti scolastici hanno deposto dei fiori presso la cappella di una famiglia ebraica al Cimitero Monumentale di Orvieto.
La “Giornata della Memoria” si conclude questa sera alle ore 18:00 presso la Sala Unità d’Italia del Comune con il “Concerto Documento” eseguito da ArcAdia Klezmer Orchestra in collaborazione con la Scuola Comunale di Musica “Adriano Casasole”. (fonte ufficio stanmpa Comune di Orvieto)








