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Home Secondarie

L’ex centrale Netti di Sugano potrebbe illuminare le aree archeologiche del PAAO

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18 Settembre 2014
in Secondarie, Archivio notizie
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ORVIETO – A marzo del 2005 il Comune di Orvieto acquistò dalle Società ENEL S.p.a. e Dalmazia Trieste s.r.l. il complesso immobiliare dell’ex impianto idroelettrico “Netti” situato nella frazione di Sugano per recuperarlo e destinarlo a Centro di Documentazione per le Energie alternative.

“L’Amministrazione Comunale – sostiene il Sindaco, Giuseppe Germani – intende ripartire da quel progetto per realizzarlo in modo definitivo, addirittura adeguandolo, fino a utilizzare l’energia prodotta dall’impianto per dare luce alle aree archeologiche del PAAO. Dopo circa dieci anni dall’acquisto del bene, che nel 2006 venne inserito appunto nella progettazione del Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano, ora c’è il tavolo di progettazione europea riferito al comparto ‘Aree Interne’ nelle cui linee di finanziamento intendiamo attivarci. Il nostro riferimento sono i canali di finanziamento per il recupero di manufatti dimessi di archeologia industriale, per la valorizzazione delle fonti rinnovabili e per la realizzazione di percorsi didattico-educativi e turistico-ambientali”.
“Le premesse ci sono tutte – prosegue – occorre soltanto essere operativi. Tra le prime questioni su cui lavorare, c’è l’individuazione del soggetto privato attuatore del progetto, dal momento che  la programmazione dei fondi comunitari privilegia i soggetti privati”.

Per realizzare tale obiettivo, nei giorni scorsi è stato costituito un gruppo di lavoro composto dai tecnici comunali Ing. Mario Angelo Mazzi e Arch. Rocco Olivadese e dai concittadini Sigg.ri: Gianfranco Agnusdei Pensi, Claudio Bizzarri, Rodolfo e Davide Bracchetti, Ugo Cinti, Marco Gaddi, Michele Golia, Valentino Maggi, Alfredo Paolantoni, Enrico Petrangeli, Renato Rosciarelli e Renzo Rossi.
Il gruppo sta già verificando la fattibilità del ripristino del tratto di condotta andata distrutta e della ricostruzione dell’accesso, ma anche delle verifiche di attingimento idrico alla sorgente di Sasso Tagliato che alimenta l’acquedotto della città.

L’ex Centrale idroelettrica di Sugano ha una storia che risale al 3 aprile 1895 quando venne stipulato il contratto fra il Comune di Orvieto e l’Ing. Aldobrando Netti (personaggio di spicco del mondo politico ed economico sullo scorcio del XIX secolo, sino al 1925, anno della sua morte) per la realizzazione dell’impianto per la produzione di energia idraulica, denominato “Officina Netti”.  Il complesso di più edifici venne realizzato a valle delle sorgenti che sgorgano alla base del promontorio su cui sorge l’abitato di Sugano, già utilizzate quale fonte di acqua potabile per la città di Orvieto.
Lungo il Fosso del Leone, sulla destra idrografica, si scavarono delle cisterne (in parte realizzate direttamente nel masso basaltico), che fungevano da riserva sia per l’Officina che per l’acquedotto. La condotta forzata univa l’opera di presa alla centrale dopo un dislivello di circa 77 metri e una distanza di 600 metri, alimentando inizialmente una turbina di una potenza di 47.000 watt.
Nel maggio 1901 con l’energia delle centrale Netti venne creato il primo impianto di illuminazione elettrica del Teatro Mancinelli, mentre furono molte le ricadute anche nel campo delle piccole attività industriali ed artigianali orvietane che trovarono nuovo impulso alla produzione con possibilità di implementare i propri macchinari. Oggi tra la vegetazione spontanea che ricopre le sponde del Fosso del Leone, si trovano i resti sia delle vasche di raccolta dell’Officina vera e propria che conserva in parte i macchinari utilizzati sin dal 1945.
Nell’ambito del P.A.A.O., l’Amministrazione Comunale ha previsto il recupero della centrale Netti offrendo uno spaccato di archeologia industriale unico nel suo genere per l’area del Parco stesso.

 

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