Sabato 19 settembre, per la seconda volta a Orvieto, ha sfilato il corteo del Disability Pride. Un evento pacifico, allegro, festoso, colorato, condiviso, partecipato e anche un po’ rumoroso. Siamo scesi in strada e abbiamo camminato insieme per dimostrare che non è così difficile riappropriarci di ambienti troppo spesso escludenti, che possono invece essere condivisi da tutte le persone.
Non devono più esistere luoghi “per…”, luoghi “facilitati” o “speciali”. Si può camminare insieme. Si possono condividere gli spazi. Si può vivere insieme. E forse è arrivato il momento di abbandonare il concetto stesso di “inclusione”, perché, banalmente, sottintende il suo diretto contrario: l’esistenza di qualcuno che accoglie chi è stato escluso. Noi vogliamo essere previsti. Previsti in tutte le forme e in tutti i modi in cui i nostri corpi e le nostre menti abitano il mondo. Si può fare. E sabato scorso lo abbiamo dimostrato.
Lo abbiamo dimostrato con le persone che hanno scelto di essere presenti, con e senza disabilità; con le associazioni; con i rappresentanti politici senza spillette; con l’Amministrazione comunale; e con tutte le persone che ci hanno aspettato lungo il percorso per unirsi a noi. Lo abbiamo cantato con gli artisti del ThisAbilityFactor, segnato con pallina rossa, declamato coi Lettori Portatili, “non performato” con gli attori di Amleto in Viaggio e ballato col flash mob di MastroTitta.
Lo abbiamo suonato e colorato con gli sbandieratori dei quartieri della città di Orvieto e i festosi pon pon realizzati dall’associazione Tartarugaxyz. Sabato scorso, però, la nostra manifestazione ha avuto anche un significato, se possibile, ancora più profondo. Mentre noi attraversavamo le strade di Orvieto, all’interno del Palazzo del Popolo si riuniva chi vorrebbe tornare alle classi separate per i bambini con disabilità.
Ironico, no?
Noi fuori. Loro dentro.
Noi andiamo avanti.
Non ci nascondiamo.
Siamo qui, con i nostri corpi non conformi e le nostre menti divergenti, ad affermare il nostro diritto di condividere gli spazi, le strade, le scuole e la vita. Perché non chiediamo di essere “inclusi” in un mondo progettato da altri. Chiediamo un mondo nel quale siamo previsti. Un mondo nel quale tutti possano semplicemente esserci.
Comitato Organizzatore Disability Pride Umbria










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