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Home Sette Giorni

Fusione, il comitato del no a Monteleone solleva dubbi su costi e riorganizzazione del personale

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27 Marzo 2014
in Sette Giorni, Territorio, Archivio notizie
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assemblea monteleone

di Comitato per Monteleone d’Orvieto: non così… no alla fusione

Dopo gli incontri di Ficulle e Montegione di Montegabbione, con l’incontro di lunedì a Monteleone d’Orvieto si entra nel vivo della campagna referendaria dei Comitati del no a questa fusione. Ad essere trattate questioni economiche e giuridiche. Sottolineata la mancanza di una pianta organica del personale. I comitati continueranno gli incontri con i cittadini il 25 marzo alle ore 21,00 a Fabro presso la sala consiliare, dove a illustrare le ragioni del no alla fusione sarà Walter Moretti. Per quello che riguarda il Comitato monteleonese i prossimi appuntamenti saranno alle ore 21,00 del 28 marzo a San Lorenzo, del 31 marzo a Colle e del 3 aprile a Santa Maria.

Un Teatro dei Rustici esaurito per apprendere dagli studi del Comitato per Monteleone d’Orvieto: non così… no alla fusione, che si avvalgono della collaborazione continua con gli altri comitati comunali. Presenti all’assemblea il sindaco di Monteleone d’Orvieto Mario Pattuglia e il consigliere provinciale Francesco Tiberi. “Un processo –ha chiarito Elisa Giuliacci, moderatrice dell’incontro- che si è caratterizzato dall’inizio per la poca trasparenza, per tempi eccessivamente ridotti e per il pressoché nullo coinvolgimento della popolazione, che ha scoperto della stessa attraverso gli organi di informazione. Una popolazione che si è vista precipitare le decisioni dall’alto, sino ad apprendere modifiche alla legge regionale che hanno reso possibile fissare il referendum prima delle elezioni amministrative”. Se il processo di fusione andrà in porto -con il referendum del prossimo 13 aprile- i comuni dell’Alto Orvietano porranno fine alla propria storia millenaria. “Questo –ha spiegato la presidentessa del Comitato Elisabetta Giudantoni- per fare spazio a una nuova entità, ancora oggi sconosciuta anche nel nome, oltre che nel progetto manchevole di un ponderato piano di fattibilità comprensivo di uno studio dei costi e dei benefici in prospettiva”. Da qui, l’esigenza di costruire un’alternativa. Illustrata dalla presidentessa in una brillante esposizione di quaranta minuti. “La possibilità per evitare un salto nel buio è l’unione –ha sottolineato a più riprese Guidantoni- Questa potrebbe essere la strada per tentare di rilanciare un territorio che ha subito per troppo tempo politiche che non sono state capaci di rilanciare un territorio che ormai sempre di più si sta spopolando a causa della disoccupazione e della mancanza di un piano di sviluppo strutturato ed efficace”.

“Se dovesse passare l’opzione fusione –ha fatto sapere Luca Scutigliani, membro fondatore del comitato- si dovranno affrontare costi certi a fronte di entrate incerte”. Il suo riferimento è andato alla nuova entità amministrativa, che dovrebbe essere costituita al momento che sarà designata la parola fine per Fabro, Monteleone d’Orvieto, Montegabbione, Ficulle e Parrano (o solo ad alcuni di essi). “Rispetto all’unione –ha spiegato nel corso dell’assemblea- la nuova entità amministrativa ha la necessità di una dotazione di risorse economiche rilevantissime. Tra gli esempi riportati, un nuovo piano regolatore unico con costi stimati dai 200 mila ai 400 mila euro, costi aggiuntivi per il completamento della nuova sede comunale unica (finanziata solamente per 900 mila euro dal Puc 3 del comune di Fabro) ma che potrebbe comportare un esborso ulteriore da parte dei cittadini di circa 80 mila euro”. A seguire è stato fatto riferimento alle spese per la cartellonistica stradale e per il materiale di cancelleria “intestato” come timbri e carte. “Tutti questi costi – è stato puntualizzato da Scutigliani- vanno letti in un’ottica specifica: un evidente riduzione dei finanziamenti regionali e statali a causa sia dell’avvio del numero di processi di fusione/unione (soprattutto di comuni di dimensioni rilevantissime) sia a causa dei sempre minori trasferimenti dallo Stato alle regioni”.

Il Comitato è poi passato ad analizzare le questioni riguardanti l’organizzazione del personale e quindi dei servizi per i cittadini. “Il nuovo comune fuso probabilmente non sarà efficientemente ed organicamente strutturato in maniera ottimale. Gli uffici –hanno spiegato- avranno presumibilmente interi “servizi” composti da personale con qualifica apicale (circa il 30 per cento), non riducibile in alcun modo. A questo personale si aggiungerà un ingegnere o un architetto che presiederà lo stesso servizio tecnico (con possibilità di nomina diretta) e avrà una qualifica di livello dirigenziale. Ad aggravare la situazione un turnover con tempi biblici”.

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