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Home Secondarie

La città di Orvieto è diventata un cesso permanente per cani

Redazione by Redazione
20 Gennaio 2014
in Secondarie, Archivio notizie
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di Aurora Cantini

La consuetudine è una fonte del diritto che nasce da un comportamento sociale ripetuto nel tempo , sino a che è sentito come  obbligatorio e giuridicamente  vincolante per tutti. Essa si fonda su due caratteristiche: la ripetitività  o “ diuturnitas”  di un determinato comportamento nel tempo e la convinzione che tale comportamento sia doveroso e da considerarsi moralmente obbligatorio, la cosiddetta   “opinio iuris ac necessitatis”

Ebbene, la consuetudine,  da parte di molti, di  far defecare i propri  cani per le vie della città di Orvieto, e di lasciare  per strada i frutti dell’evacuazione ,  ha assunto ormai  una dimensione talmente  elevata , al punto che  si è radicata  in essi la convinzione  che  debba essere considerata un loro sacrosanto diritto.

Sì, proprio così, si è venuto affermando  il diritto di far evacuare il cane per strada connesso a quello, conseguente,  di non raccogliere il prodotto del proprio quadrupede, confidando nel fatto che  tanto,  prima o poi,  ci penserà il vento a seccarlo , o la pioggia a scioglierlo, o qualcun altro a toglierlo di mezzo.

Cosa importa , è un problema che non si pongono minimamente, continuano dritti per la loro strada, incuranti e per nulla turbati  dal  “regalino” che hanno fatto alla città e ai suoi abitanti e  forti  soprattutto del fatto che, comunque , nessuno sanzionerà   la loro condotta incivile.

E di regalini di questo genere ne abbiamo a profusione. Basta fare una semplice passeggiata intorno alla Rupe, per constatare che non esiste alcun  vicolo o via  di Orvieto, a parte forse il Corso e la Via del Duomo, che  sia stato risparmiato da tale scempio. Ogni giorno, bisogna fare lo slalom per non calpestarli.

Infatti,  pur prestando  la massima attenzione a dove si mettono i piedi, spesso non si riesce ad  evitarli, vuoi perché semicoperti dall’erba, vuoi perché   si mimetizzano col suolo e vengono scambiati per foglie o altro. E , quando la tua scarpina  fa “chac”, ormai il dado è tratto ,non puoi  farci nulla….hai  calpestato “la cosa marrone ” che qualcuno  ha lasciato prima del tuo passaggio, magari avendo al guinzaglio più cani, come ora va di moda, che, inevitabilmente,  generano più prodotto.

Ma si dirà…. in fondo  si tratta di un povero animale…. e che sarà mai…!

Sì, perché secondo questa visuale distorta,  l’altra parte della cittadinanza, che critica la  cattiva abitudine, percepita e acquisita invece come un diritto, paradossalmente finisce per essere bollata come antianimalista ed anche intollerante, per non dire di peggio; e ciò soltanto perché rivendica l’altro  diritto,  sacrosanto,  a muoversi  e godersi la propria città, senza  essere costretta  ad  assistere a spettacoli  così degradanti,  oltre che contrari alle più elementari norme di igiene.

Sono consapevole  che questa  mia esternazione   provocherà polemiche  e prese di posizione  in difesa degli animali ;  ci sarà sempre  qualcuno col ditino alzato che, dividendo la lavagna a metà, come si faceva a scuola, farà la lista  dei buoni, da un parte,  e i cattivi dall’altra, includendomi tra questi ultimi, solo perché , nella sostanza ,chiedo di  vivere in  una città pulita.

Ma non importa; si potrà dire di tutto e di più, si potrà fare della  stucchevole  retorica sull’amore per gli animali, ormai parificati nei diritti  agli uomini, ma  quello che non si potrà fare è negare  l’evidenza :  la città di Orvieto è diventata un cesso permanente per cani.

La realtà è sotto gli occhi di tutti, anche di cui non vuol vedere o, peggio,  fa finta di non vedere.

Non rimane che augurarci e sperare che , anche in vista dei prossimi  importanti appuntamenti che porranno  Orvieto alla ribalta dell’opinione pubblica, prevalga in tutti  quel senso civico e di rispetto – non soltanto per l’ambiente, ma anche nei confronti del prossimo –  per far sì  che la città  riacquisti  quel decoro  che si merita e che ora  sembra essersi  smarrito  tra gli escrementi  dei nostri cari amici a quattro zampe.

 

 

 

 

 

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