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Home Secondarie

Un’istantanea del fiume Paglia da Orvieto Scalo – Ciconia

Redazione by Redazione
1 Agosto 2013
in Secondarie, Archivio notizie
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Riceviamo da Enrico Petrangeli, presidente dell’Associazione Val di Paglia Bene comune e pubblichiamo.  “Da parte delle istituzioni -scrive- o inconsistenti celebrazioni autoreferenziali (per tutte cito quella in Sala Consiliare del Comune di Orvieto, 9 luglio 2013) o il solito mantra della mancanza di fondi che stride però con quanto appena citato e con la modalità di affrontare le questioni di governo del territorio inefficaci e dispendiose. Che talvolta fanno emergere il sospetto che celino interessi particolari salvaguardati con risorse pubbliche”.  Una posizione dura riguardo lo stallo di oggi e la promessa di un controllo serrato per domani.

Segue la lettera di Petrangeli.

Al Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria

al Presidente della Giunta Provinciale di Terni

al Sindaco di Orvieto

P. C. al Direttore di Orvietonews

al Direttore di Orvietosì

al Direttore di Orvieto 24

 

Orvieto, 31 luglio 2013

Gentili signori,

per scattare realmente l’istantanea che origina queste considerazioni basta andare sul Ponte dell’Adunata e rivolgersi verso Orvieto. In basso, dentro l’alveo del fiume, a ridosso dell’Autostrada A1 c’è un cantiere che realizza un liscio e lucido terrapieno; a ridosso del letto di magra del fiume c’è, invece, una zona disastrata, accumulo disordinato di rifiuti, appena appena reso meno evidente dalle erbe e dagli arbusti infestanti. Tra loro, a marcare le differenze tra i due ambienti e a rendere impossibile qualsiasi comunicazione, una recinzione e i cartelli che vietano l’accesso.

A quasi nove mesi dall’esondazione del fiume Paglia (12 XI 2012), portando ancora la comunità orvietana i segni vivi del dramma sociale che ha vissuto, questa è l’immagine del mondo alla rovescia.

Il terrapieno lucido è quello della complanare la cui realizzazione sta procedendo senza che, a nostra conoscenza, sia stato ricostruito il ruolo che la parte di rilevato già allora realizzata potrebbe aver avuto nella dinamica esondativa. E senza avviare una riflessione di congruenza, di funzionalità e di adeguatezza che dovrebbe essere obbligatoria dopo una catastrofe. Ma la ragione economica è molto poco dialettica.

La zona disatrata, una specie di discarica con cataste di rifiuti anche pericolosi è invece la parte pubblica del letto del fiume. Qui non è stato fatto niente. Si è provveduto ad una prima, parziale rimozione dei depositi alluvionali. Ma non si è stati in grado di intervenire nei tempi previsti dalla dichiarazione dello stato di emergenza; né di programmare e di dare continuità ai lavori “a compensazione” di rimozione dei tronchi e degli inerti che alla prossima piena si rimetteranno in movimento con la loro piena forza devastante. La vegetazione infestante, che ha trovato terreno fertile sullo strato di limo lasciato dall’alluvione ha vanificato gli sforzi di chi empiricamente e quasi senza mezzi ha cercato di fare qualcosa. Ma, nonostante le dichiarazioni di volontà da parte del Presidente della Regione, del Sindaco e dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Orvieto di cui diamo atto, le inerzie della burocrazia, le autoreferenzialità e le idiosincrasie dei tecnici e le passerelle di tanti politici a questo conducono.

 

Fin dall’immediato post alluvione abbiamo chiesto organicità di iniziativa, suggerendo la comparazione delle conoscenze e la stesura di  linee guida di intervento; e calendarizzazione delle opere, suggerendo coordinamento attivo e partecipato degli enti competenti e di quelli strumentali. Abbiamo chiesto di interloquire con i comuni e con le regioni attraversate dal fiume e dai suoi affluenti per un’analisi complessiva che conduca ad un buon governo delle acque e alla messa in sicurezza e alla riqualificazione urbanistica degli abitati. Abbiamo chiesto di essere effettivamente informati e di poter partecipare proattivamente. Ed abbiamo fatto delle proposte: le uniche fin qui avanzate che si possano considerare corroborate dallo stato delle conoscenze.

Da parte delle istituzioni o inconsistenti celebrazioni autoreferenziali (per tutte cito quella in Sala Consiliare del Comune di Orvieto, 9 luglio 2013) o il solito mantra della mancanza di fondi che stride però con quanto appena citato e con la modalità di affrontare le questioni di governo del territorio inefficaci e dispendiose. Che talvolta fanno emergere il sospetto che celino interessi particolari salvaguardati con risorse pubbliche.

 

Noi siamo un’associazione di promozione culturale e sociale. La “piena” del Paglia ci ha fatto venire in mente di associarci per “contribuire alla elaborazione e alla diffusione di una cultura dell’abitare il territorio in grado di conciliare peculiarità ambientali ed esigenze antropiche” e di “contribuire alla definizione di progetti di urbanistica partecipata per la fruizione pubblica di tratti rivieraschi del fiume” come recitano due degli obbiettivi del nostro statuto.

Allo stato attuale dobbiamo invece supplire alle assenze di quegli organi e di quegli enti che, mancando di un adeguato disegno politico e di evidenze scientifiche, dovrebbero almeno tutelare il territorio in maniera competente.

Così, dai prossimi giorni cominceremo a segnalare formalmente le particolari criticità che dal nostro punto di vista devono essere affrontate con la massima urgenza prima che tornino le piogge. Ormai manca poco.

Confidando nella Vs accorta considerazione,

Cordiali saluti

Enrico Petrangeli

Presidente

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