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In dieci punti l’orientamento dei comuni dell’Orvietano sugli impianti a biomassa

La Conferenza permanente dei sindaci dell’Orvietano per le Politiche Energetico-Ambientali, riunitasi recentemente ad Orvieto, ha proposto una serie di linee guida per favorire la promozione di impianti a biomassa nel proprio territorio, in grado di incoraggiare l’attrazione di investimenti privati, creare posti di lavoro, in armonia con la qualità del territorio e dell’ambiente naturale.

In particolare, anche alla luce dei recenti incentivi introdotti dal Conto Energia Rinnovabili e con il supporto della Comunità Montana, la Conferenza permanente dei sindaci dell’Orvietano ritiene plausibile sviluppare una filiera produttiva nel settore, che parta dalla produzione della biomassa fino alla valorizzazione termico-energetica di questa.

Le caratteristiche impiantistiche che si vorrebbero privilegiare, seppur nei limiti della legislazione vigente, sono:
– impianti al massimo da 250 kw sia per semplificare l’iter autorizzativo sia per accedere agli incentivi più elevati previsti  per impianti sotto 300 kw;
– l’utilizzo delle biomasse più disponibili in Umbria e nell’Orvietano quali certamente il cippato da taglio di boschi e le potature, ovviamente stagionali di ulivi e vigneti;
– la disponibilità di altre biomasse (ad es. paglia, pula, stocchi, residui di campo, potature di verde pubblico) andrebbe verificata caso per caso;
– evitare l’utilizzo congiunto di scarti agricoli insieme con biomasse da rifiuti anche se di derivazione agroindustriale (es. scarti e sottoprodotti di origine animale, stallatico, sottoprodotti della trasformazione dell’uva, della frutta, delle ulive, del pomodoro e simili);
– l’utilizzo di colture locali che recuperino aree oggi abbandonate può essere verificato caso per caso;
– specializzare gli impianti dal punto di vista della biomassa da trattare;
– il biogas ottenuto dalla gassificazione della biomassa può essere utilizzato esclusivamente per la produzione elettrica oppure una parte trasformata in biometano con ovvi vantaggi per gli aspetti ambientali (uso del biometano per la mobilità locale o immissione in rete) ed economici se vengono approvati i previsti incentivi  per la produzione del biometano e il suo utilizzo;
– l’utilizzo del calore residuo per usi agricoli (serre) e/o civile;
– il coinvolgimento degli enti locali interessati dalle localizzazioni di questi impianti sul proprio territorio dovrebbe essere previsto fin dall’inizio della filiera progettuale ed impiantistica, per arrivare a una scelta condivisa dei siti per gli impianti;
– la trasparenza di tutto il processo di scelta dovrebbe anche essere assicurata dal coinvolgimento di strutture di ricerca nella definizione degli elementi più critici (selezione delle biomasse e della tecnologia).

 

 

6 Marzo 2013

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