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PD. “Gli incantesimi di un piccolo satrapo di provincia”

Riceviamo dal gruppo consiliare del PD e pubblichiamo

Proviamo a raccontare noi l’infinito consiglio comunale del 27 agosto evitando così mediazioni forse troppo distratte e sin troppo concentrate sulla superficie delle cose. Il punto vero, a nostro giudizio, ha a che fare con il fallimento di un’ipotesi politica che ha inteso mettere insieme interessi e pezzi di città con il solo obiettivo di occupare sedie e poltrone, senza una straccio di progetto, senza un’idea di città e di futuro.  Il voto contrario di Ranchino sull’IMU e la sua plateale assenza in occasione del voto sulla tassa di soggiorno ratifica la costitutiva debolezza del presunto “nuovo” che avrebbe dovuto sparigliare la politica orvietana. Trionfa invece la “versione di Frizza”, il “Figaro” factotum della città.

Il problema è che questo modo di amministrare non fa altro che aggravare e peggiorare la condizione dei cittadini che si trovano ad ogni delibera con qualche servizio in meno e con qualche tassa o tariffa in più da pagare. Nell’ultimo consiglio tre atti hanno puntualmente riguardato l’aumento di diversi generi di balzelli : l’imu collocata ai massimi livelli, la tassa di soggiorno e il regolamento sugli asili nido.

Quest’ultimo argomento merita attenzione perché mostra quanto l’influenza berlusconiana abbia diffuso tossine malevole tali da rendere alcune sedicenti figure riformisti o financo “di sinistra” cieche e sorde all’evidenza più perentoria.  Si è tolto  l’ISEE – uno strumento che dovrebbe garantire un’equa partecipazione dei cittadini al costo del servizio commisurata al proprio reddito –  per introdurre una tariffa unica uguale per tutti che chiaramente nei bilanci familiari ha un peso diverso a seconda del reddito di ciascuno. Il concetto di progressività è chiaramente estraneo a chi ritiene colpevoli di un qualche peccato “morale” quanti schiattano per terra per colpa dell’aumento di una tariffa ingiusta.

Contestabili anche le motivazioni riportate ovvero poiché l’ISEE è uno strumento poco veritiero a causa dell’evasione  anziché combattere chi evade preferiamo far pagare tutti allo stesso modo.

Ripudiamo questo modo di fare arrogante, solennemente confermato anche nella delibera relativa alla diminuzione delle commissioni consiliari. Diminuzione motivata formalmente dalla necessità di risparmiare (un evidente falso,  visto che non sono percepiti gettoni di presenza da parte dei consiglieri per la partecipazione alle commissioni tanto che neppure il sindaco ha saputo indicare l’entità del risparmio che si sarebbe conseguito) ma che sostanzialmente non è altro che un colpo di mano del sindaco che, in coppia con Figaro-Frizza, cerca di risolvere i postumi irrimediabili dell’anatra zoppa. Le presidenze delle commissioni insieme all’ufficio di presidenza a tutt’oggi sono infatti frutto della maggioranza elettorale. Dopo il passaggio dei transfughi (Frizza e Meffi) dalla minoranza alla maggioranza, si rendeva necessaria una nuova legittimazione di tutti gli organismi consiliari, compresa la figura del Presidente. Su tale posizione anche il centrodestra conveniva.

Ma evidentemente la rielezione del Presidente del consiglio avrebbe creato scompiglio nella traballante maggioranza che ha scelto far presentare questa delibera al sindaco,  scavalcando e calpestando l’autonomia del consiglio comunale e la sua funzione d’indirizzo politico.

Tutto ciò è di una gravità inaudita ed un pesante affronto ai principi democratici alla base delle nostre istituzioni. È  per questo motivo che la vice presidente Anna Rita Mortini, d’accordo con l’intera minoranza, ha depositato le proprie dimissioni da un ufficio di presidenza che, anziché garantire e rappresentare il consiglio e quindi anche tutelarlo nella sua autonomia,  subisce compiaciuto gli incantesimi di un piccolo satrapo di provincia.

 


31 Agosto 2012

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