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Chiudiamo Ping Pong e passiamo ad altro

Caro Direttore,

anche questa è fatta, disse quello che ammazzò la suocera. No, niente sangue, si tratta solo della metafora che vuole la suocera lagnosa e rompiscatole. E noi con Pin Pong non abbiamo dubbio che siamo stati, non sappiamo se e quanto, lagnosi, ma certamente rompiscatole non poco. Non abbiamo certo fatto sondaggi: diciamo che lo abbiamo arguito da battute, da qualche muso lungo e, soprattutto dagli ostentati silenzi, che talvolta ci sono apparsi più loquaci di sperimentati comizianti. E sinceramente non ce ne pentiamo, sia perché un po’ di sale non fa male, sia anche perché l’ostentazione di indifferenza degli altri è la prova che non si vuole agganciare lo stimolo del dibattito per paura di non reggere le argomentazioni, che evidentemente vengono percepite come dotate di valore.
Dunque non chiudiamo con questo cinquantesimo numero perché delusi dalla troppo scarsa partecipazione degli interlocutori. Chiudiamo perché crediamo che la rubrica, così come l’avevamo pensata e condotta, abbia esaurito il suo compito, che era semplicemente quello di sottoporre ogni lunedì all’attenzione dei lettori due punti di vista su uno stesso argomento d’attualità locale scelto dal Direttore del giornale. Non certo con l’ambizione di cambiare il mondo, ma più modestamente con l’intento di stimolare la riflessione di chi coltiva l’amore per la cosa pubblica e per i compiti civici e di mettere a verifica qualche ipotesi di soluzione per i non pochi problemi che attanagliano la comunità.
Non abbiamo certo seminato facili ottimismi, ma crediamo di non essere nemmeno stati superficiali profeti di sventura. Restiamo infatti convinti che, nonostante i pesi del passato e quelli del presente, la nostra città e il territorio in cui si incardina abbiano enormi potenzialità che possono e dunque debbono essere tradotte in opportunità. Ci auguriamo che la diversità dei nostri punti di vista non solo non abbia impedito di percepire questa convinzione profonda che ci accomuna, ma l’abbia al contrario esaltata. D’altronde ci siamo passati la palla con lo stesso spirito con cui discutevamo in “A destra e a manca”. Spirito di amicizia, considerazione e stima, rispetto reciproco con sullo sfondo sempre la libertà di pensiero e l’amore della verità.
Ora passiamo ad altro, ma non diciamo che cosa per non rovinare la sorpresa. Possiamo solo dire che il dialogo continua. Speriamo di riuscire ad essere più efficaci e stimolanti di quanto non siamo stati fino ad oggi. Dichiariamo però fin d’ora che il nostro obiettivo primario non cambia: non la simpatia ad ogni costo, ma la spinta all’analisi, alla discussione aperta e franca, al coraggio delle idee ambiziose e risolutive. Lo faremo magari con più leggerezza, che non è sinonimo di superficialità. Cercheremo di non annoiare o di annoiare di meno. Resta anche fermo che accoglieremo volentieri suggerimenti e contributi che ci consentano di migliorare in corso d’opera la nuova rubrica.
Dunque ci accomiatiamo dal tavolo da gioco e dalla pallina che ci ha tenuto compagnia per cinquanta settimane, quasi un intero anno. Innanzitutto grazie a te, caro Direttore, che ci ospiti, ci consigli, ci sostieni e ci incoraggi. Grazie agli amici, senza la cui considerazione e la cui partecipazione, soprattutto nella fase iniziale, le nostre partite sarebbero state sicuramente più povere di contenuti. Grazie ai nostri lettori, soprattutto a quelli che riescono a leggerci fino all’ultima riga. Grazie anche ai nostri detrattori, che ci fanno capire così di essere almeno per loro essenziali.

Franco Raimondo Barbabella
Pier Luigi Leoni

27 Agosto 2012

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