Lettera aperta di Praesidium ai soci della Fondazione Cro in vista del prossimo cda

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Riceviamo dall’associazione Praesidium e pubblichiamo:

In vista del prossimo Consiglio di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, l’associazione Praesidium vuole sottoporre a tutti i suoi soci e alle istituzioni che esprimono in essa rappresentanti alcune riflessioni.
Premettiamo che avremmo volentieri tenuto un incontro con chi la amministra ma, pur rappresentando più di cento persone del territorio e avendolo richiesto più volte, non ci è stato mai concesso. La Fondazione, con una scelta a noi incomprensibile, non ha ritenuto opportuno aprirsi ad un confronto. Lo scopo della stessa, come si legge nello statuto, è lo sviluppo socio economico del territorio .

Il declino che è in atto nella nostra città è dovuto in parte a cause esterne, l’evoluzione tecnologica e la necessità di ridurre i costi amministrativi non giocano certo a favore (vedi ASL ,tribunale etc. ),ma anche a un deficit di progettualità che non consente di affrontare e prevedere in modo adeguato i cambiamenti. È per questo che la scelta di essere soci della Fondazione ,visto che non si mettono capitali, è una scelta di responsabilità che impone di essere presenti e documentati:  lo si deve alla città e al territorio.

La recente vicenda della vendita di azioni della B.p.B. da parte della C.R.O. solleva molti interrogativi. Il danno economico prodotto al territorio, in perdite attuali, previste e ricchezza congelata, corrisponde in termini monetari, a qualche decennio di erogazioni che la Fondazione distribuisce.

Va ricordato che la Fondazione è l’unico socio con una minoranza qualificata che esprime rappresentanti e il presidente nel Consiglio di Amministrazione della C.R.O. e  che ha una lunghissima storia di esperienza e conoscenza della materia.
È una Fondazione bancaria, pertanto è per noi difficile crederle quando sostiene che non c’entra nulla e nulla potesse fare: i risparmiatori non erano certamente esperti nella valutazione di asset bancari, ma la Fondazione sì ed è difficile ritenere un caso che abbia venduto azioni della B.p.B ,facendo plusvalenza, prima della svalutazione.

È per questo che noi riteniamo che gli interessi del territorio siano stati messi in secondo ordine rispetto a quelli della Popolare di Bari. Noi vorremmo che i soci nell’assemblea anche di questo parlassero, che ci aiutassero ad individuare se ci sono responsabilità e contribuissero a impostare una gestione meno autoreferenziale. Essere soci non è un titolo onorifico ma una grande responsabilità, in particolare in momenti complessi come questi, che si esercita soprattutto in assemblea.

 


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