Sogniamo forse quando parliamo di civiltà dell’amore? In un tempo segnato dai timori legati all’Intelligenza Artificiale sul futuro, la tentazione di rispondere sì è potente. Ma forse un’alternativa è possibile.

Se n’è parlato in occasione dell’incontro pubblico “La Civiltà dell’Amore”, promosso dalle Parrocchie di Ciconia e Orvieto Scalo, dalle Suore di Ciconia e dall’associazione Nova Civitas.
Al centro della riflessione di suor Maria Luisa Gatto, coordinatrice dell’incontro, il tema della Civiltà dell’Amore, una proposta lanciata oltre cinquant’anni fa da Paolo VI e oggi ripresa con rinnovata attualità dalla recente enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone, dedicata alla custodia della dignità della persona umana nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale.
La “civiltà dell’amore” non deve essere vista come un’ utopia, ma una proposta concreta per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: guerre, disuguaglianze, crisi ambientale, individualismo e rivoluzione digitale: “L’umanità è chiamata a scegliere se costruire una nuova “Babele“, fondata sulla potenza e sul dominio della tecnica, oppure una nuova “Gerusalemme”, edificata sulla fraternità, sul dialogo e sul bene comune“, ha ricordato suor Maria Luisa Gatto citando l’Enciclica, richiamando anche le parole di Paolo VI, secondo il quale la civiltà autentica non si misura dal progresso tecnico o economico, ma dalla capacità di promuovere la dignità della persona, la giustizia, la solidarietà e la pace.
Sogniamo noi forse quando parliamo di civiltà dell’amore?” “No, non sogniamo. Gli ideali, se autentici e umani, non sono sogni: sono doveri”, Paolo VI
Una visione attuale che emerge ancora di più nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Come sottolinea la Magnifica Humanitas, la tecnologia non deve essere respinta, ma orientata al bene comune, affinché la dignità della persona prevalga sugli interessi economici e l’altro non sia considerato un profilo digitale o un concorrente, bensì un fratello.
La civiltà dell’amore è davvero possibile?

Sì, se nasce da scelte quotidiane di solidarietà, dialogo, perdono e responsabilità reciproca nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle comunità locali. È però necessario passare dall’io al NOI, maturando una visione d’insieme e superando la tendenza ad agire in ordine sparso. Anche nel servizio della carità e della solidarietà occorre operare in modo coordinato, condividendo obiettivi e percorsi comuni. Allo stesso tempo, la politica ha bisogno di uno sguardo lungimirante, capace di esprimere una vera prospettiva di Paese fondata su solidi valori.
A conclusione dell’incontro, suor Maria Luisa ha anticipato il tema del nuovo anno formativo di Nova Civitas, che nelle prossime settimane presenterà ufficialmente il programma e che sarà dedicato alla “Parola“, un percorso di approfondimento sul valore della parola nella vita personale, sociale e culturale. Il primo incontro si svolgerà sabato 10 ottobre e verterà su “La dimensione antropologica, sociale ed etica della parola”.










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