
di Mirabilia Orvieto
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani veniva firmava 78 anni fa. Ma la sua piena realizzazione sembra ancora remota. Temi come pace e giustizia globale, principi di non discriminazione, libertà e uguaglianza, sottolineano l’importanza di difendere e promuovere, oggi più che mai, i diritti umani per una coesistenza pacifica delle società e dei popoli. Ma il nemico numero uno è quel “monstrum” descritto da Platone nella Repubblica (Libro IX).
Basta conoscere le vicende di Giulio Cesare per rendersene conto. Il despota commise contro l’umanità i più grandi massacri che la storia ricordi. Si tramanda che non avesse nessuna considerazione per la vita umana, ritenendo che quel prezzo fosse il necessario tributo ad un disegno più alto a cui tutto doveva essere subordinato. Quale disegno? Quello che sta nella mente di ogni dittatore: il “dominio personale incontrastato e accettato”. Il generale romano dilatò il potere personale senza mai rinnegare apertamente la costituzione repubblicana.
Di fatto creò un inedito: il Cesarismo. Un equilibrio politico che, pur non cambiando gli ordinamenti, li snaturava profondamente attribuendo a se stesso un potere al di sopra della legge. Senza cambiare la forma dello Stato, Giulio Cesare cercò di imporre una sorta di “democrazia illiberale”, una forma di Tirannide o dittatura nascosta, subdola e perversa e con “il vizio della ferocia”, che poco a poco priva i cittadini della loro libertà.

In quel tempo, su ispirazione del nascente Umanesimo di Ficino, Cusano e Giovanni Pico, fu proprio l’Apocalisse di Signorelli a rappresentare nell’arte “le radici dei diritti umani”. La grande rivoluzione culturale del Rinascimento spinse infatti Signorelli a celebrare, attraverso la bellezza e la forza dei suoi nudi, tutto il valore di ogni essere umano: l’uomo, chiunque egli sia e quale che sia la sua condizione, ha una dignità che deve essere considerata e rispettata anche contro il potere dell’Anticristo, che costringe gli uomini a un “servilismo” senza dignità.
Nell’Apocalisse di Orvieto viene presentato come un idolo, ritto su di un piedistallo, a significare che è proprio lui il dispotico personaggio che sedurrà le folle per dominarle. Lo spirito che lo anima è quello del proprio demone, il maligno consigliere che, alle spalle, gli suggerisce cosa dire per ingannare il mondo. Nella sua ostentata tracotanza egli farà false promesse di benessere e pace. È l’abile capacità di usare tutta la sua “astuzia, doppiezza e malafede” per servirsi del popolo invece di essere a servizio del popolo.
Si affermerà come il Tiranno dei tiranni dai vizi infernali: l’Avarizia, la Vanagloria e la Superbia. Nel suo saggio di dottrina politica, intitolato “Il Principe”(1513- 1514), Niccolò Machiavelli, a servizio del potere dei Borgia, raccomandava affinché i tiranni fossero pronti ad agire in modo spregiudicato, con macchinazioni e opportunismo, in particolare quando in gioco ci sono quei biechi interessi personali, familiari o di parte, da difendere con la forza e la violenza.
Così nascono tutte le dittature della storia. Dal mongolo Gengis Khan e dal capo degli Unni Attila, detto il “flagello di Dio”, a Vlad III di Valacchia conosciuto come “l’Impalatore. Per non parlare degli imperatori romani Nerone e il pazzo Caligola, fino ai più sanguinari e crudeli dittatori del XX Secolo come il cinese Mao Zedong, il russo Iosif Stalin, il tedesco Adolf Hitler, e il serbo Slobodan Milošević, autore di pulizie etniche durante le guerre jugoslave.

L’idea machiavellica che il governo di uno Stato si possa ottenere con mezzi malvagi è il tema principale del suo trattato, tanto che da allora s’impose un tipo di governo che rivoluzionò per sempre la concezione della politica, dimostrando che -così come avvenne nella dottrina nazista – è possibile “pensare, anche in modo eccellente, il male” (Galimberti, L’etica del Viandante). È il caso del cospiratore Lucio Sergio Catilina che visse anche lui nell’antica Roma, protagonista della celebre congiura che porta il suo nome. Di lui si diceva che avesse “Un corpo incredibilmente resistente, un animo temerario, subdolo, versatile; in ogni cosa simulatore e dissimulatore; di bella loquela, di poca saggezza” (La congiura di Catilina, Sallustio).
In lui uno spirito insaziabile anelava sempre a cose smisurate, incredibilmente troppo alte al punto che, invaso da una violenta bramosia di impadronirsi dello Stato, non ebbe “nessun scrupolo su come ottenerlo visto che il suo unico scopo era regnare“. Nei Principi, infatti, si annida il desiderio di una ‘sfigurazione’ morale e sociale del genere umano; il tiranno è l’angosciante prefigurazione del disegno astuto e cinico di un capo carismatico e populista, in cui si mescolano le più alte virtù ai vizi più bassi e animali. È l’arrogante supremazia del potere che simile a una bestia famelica va sempre in cerca della sua preda, che sia la gloria, la ricchezza o il successo, e nello stesso tempo tiene in catene la Giustizia per umiliarla e annientarla. Oggi, nel XXI secolo, è ancora lui il mostro dal volto benevolo che si aggira nel mondo e in Europa.








