
ORVIETO – Sta facendo discutere il popolo del web la testimonianza pubblicata sui social da Ludovica Cioria, vicepresidente del Consiglio Comunale di Torino, che ha raccontato la propria disavventura vissuta nel centro storico della Rupe. Secondo quanto riferito dalla consigliera, nella serata di lunedì 17 agosto (tra le 19:00 e le 19:30), lei, il compagno e le due figlie avrebbero tentato invano di cenare in tre diversi locali della città. Tutti e tre i ristoranti avrebbero rifiutato di far accomodare la famiglia nonostante la presenza, a suo dire, di diversi tavoli ancora liberi. Soltanto al quarto tentativo la famiglia ha trovato accoglienza, venendo sistemata in un tavolo da due riadattato per quattro persone. Un dettaglio che la stessa Cioria ha evidenziato con un pizzico di amarezza, notando come al tavolo accanto a loro una coppia avesse invece sistemato un cane su una sedia.
Il post ha subito fatto il giro della rete, trasformandosi in una riflessione più ampia sui rischi dell’overtourism. La vicepresidente torinese ha sostenuto che la crescente pressione turistica stia gradualmente trasformando i centri storici delle città d’arte, rendendoli sempre meno a misura di famiglia e poco accoglienti verso chi viaggia con bambini al seguito. Le reazioni non si sono fatte attendere, dividendo gli utenti tra favorevoli e contrari. Diversi utenti hanno fatto notare come, in pieno agosto, sia prassi ordinaria prenotare un tavolo per tempo. Cioria ha replicato evidenziando che nessun locale indicava l’obbligo di prenotazione e che le decisioni sembravano prese estemporaneamente all’ingresso.
Non si è fatta attendere la replica del sindaco Roberta Tardani:
“Sono francamente sorpresa dalle parole della vicepresidente del Consiglio Comunale di Torino, Ludovica Cioria. Non abbiamo mai ricevuto prima d’ora segnalazioni di questo genere e l’episodio in questione, da quanto letto, sembra basarsi solo su delle supposizioni. Non si può trasformare pertanto un racconto personale in una sentenza su Orvieto e soprattutto sui suoi ristoratori. Quello che ne è scaturito, infatti, è una vera e propria gogna mediatica, francamente ingiustificata, nei confronti di un’intera città e di una categoria che ogni giorno lavora per garantire accoglienza e qualità.
Orvieto è da sempre una città aperta e accogliente, anche e soprattutto verso le famiglie e i bambini. Un’accoglienza che è fatta della professionalità, della passione e del lavoro quotidiano di centinaia di operatori della ristorazione, della ricettività e del commercio che non meritano di essere indirettamente messi sotto accusa. Nel 2025 Booking.com ha inserito Orvieto tra le 10 città più accoglienti del Mondo, un riconoscimento che appartiene innanzitutto ai nostri operatori e alla qualità dell’accoglienza che sanno offrire. Orvieto è una città a vocazione turistica e nei periodi di maggiore affluenza è del tutto normale che i ristoranti possano essere al completo, soprattutto in assenza di una prenotazione.
Pretendere, quindi, di trasformare una normale dinamica in una sorta di ostilità verso le famiglie la trovo una forzatura. Allo stesso modo parlare di ‘overtourism’ non descrive certo la realtà di Orvieto. La città sta crescendo molto dal punto di vista turistico ma lo sta facendo in maniera sostenibile, garantendo l’equilibrio tra le esigenze di residenti, turisti e attività economiche. Non metto in discussione il disagio personale che possa aver provato la consigliera.
Contesto, però, con fermezza la generalizzazione che da quell’esperienza è scaturita. Ogni segnalazione può essere utile per migliorare ma gettarla in pasto al tritacarne dei social, di cui chi ricopre ruoli pubblici più di altri dovrebbe conoscere gli effetti, e vederla trasformare in un giudizio sommario non aiuta il confronto e rischia soltanto di alimentare rappresentazioni distorte e danneggiare l’immagine di una città”.









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