
Il comunicato diffuso dai gruppi di opposizione sull’ex Caserma Piave dimostra, ancora una volta, come si preferisca alimentare la polemica anziché confrontarsi nel merito delle scelte amministrative. Da Fratelli d’Italia riteniamo, invece, che un tema così importante per il futuro della città meriti un approccio ben diverso, fondato su responsabilità, competenza e visione.
Prima di distribuire giudizi, sarebbe opportuno ricordare che ormai due anni fa ambienti vicini alla sinistra presentarono con grande enfasi il progetto “Orvieto Città Aperta”, accompagnato da conferenze stampa, dichiarazioni entusiaste e da un importante risalto mediatico. Quel progetto veniva indicato come una prospettiva concreta per il recupero dell’ex Caserma Piave e fu annunciato che i promotori sarebbero venuti in Comune per illustrarlo ufficialmente all’Amministrazione.
Sono trascorsi due anni e di quella proposta non si è saputo più nulla. Nessuna presentazione ufficiale, nessun confronto istituzionale, nessun documento trasmesso al Comune, nessun seguito concreto. È quindi quantomeno singolare che oggi si critichi chi sta lavorando per costruire un percorso serio e credibile di valorizzazione dell’immobile, quando chi aveva annunciato soluzioni risolutive non è mai arrivato nemmeno a formalizzare una proposta.
Sorprende anche la polemica sui 35.000 euro destinati allo studio di valorizzazione dell’ex Caserma Piave, che qualcuno tenta di descrivere come uno spreco di denaro pubblico. È esattamente il contrario. L’ex Caserma Piave rappresenta uno dei patrimoni immobiliari più importanti e complessi di Orvieto. Un compendio di grandi dimensioni, con problematiche urbanistiche, strutturali, economiche e amministrative che richiedono competenze altamente specialistiche. Pensare di individuarne il futuro senza un’approfondita analisi tecnica significherebbe procedere per improvvisazione.
Lo studio di valorizzazione serve proprio a individuare gli scenari concretamente percorribili, valutarne la sostenibilità economica, verificare le possibili destinazioni d’uso, individuare opportunità di finanziamento e mettere il Comune nelle condizioni di dialogare con istituzioni e investitori sulla base di dati oggettivi e non di semplici ipotesi.
Parliamo di un investimento minimo se rapportato al valore strategico ed economico dell’ex Caserma Piave. Sarebbe davvero irresponsabile pensare di decidere il futuro di un patrimonio pubblico di questa importanza senza dotarsi degli strumenti tecnici necessari. Chi amministra con serietà sa bene che le grandi operazioni di rigenerazione urbana iniziano proprio da studi di questo tipo, non da slogan o annunci.
Anche sulla vicenda della Scuola di Polizia è necessario fare chiarezza. Si continua volutamente a parlare di un progetto fallito, quando in realtà non è mai esistito un progetto, ma una proposta. E tra una proposta e un progetto la differenza è sostanziale. Quella proposta, tuttavia, era stata ritenuta sufficientemente credibile da essere presa concretamente in considerazione dal Ministero dell’Interno. Tanto che il Ministero inviò direttamente alla Caserma Piave i tecnici della Polizia di Stato per effettuare un sopralluogo e verificare sul posto la fattibilità dell’ipotesi.
Si tratta di un fatto oggettivo che dimostra come non fossimo di fronte a una semplice dichiarazione politica, ma a un’interlocuzione istituzionale reale.Proprio quelle verifiche confermarono il gravissimo stato di degrado in cui versa oggi la Caserma Piave. Una Scuola di Polizia necessita di strutture immediatamente funzionali, sicure e operative; l’ex Caserma Piave, invece, richiede importanti interventi di recupero prima di poter ospitare una struttura di quel livello.
La differenza è evidente. Da una parte una proposta che ha generato un concreto interessamento del Ministero dell’Interno, fino all’invio dei tecnici della Polizia di Stato per verificarne la fattibilità. Dall’altra un progetto annunciato con grande enfasi mediatica che, a distanza di due anni, non è mai stato nemmeno presentato ufficialmente all’Amministrazione comunale. Per Fratelli d’Italia l’ex Caserma Piave non può diventare terreno di propaganda politica.
È una delle principali sfide per il futuro di Orvieto e merita rispetto, serietà e competenza. Per questo riteniamo che la strada intrapresa dall’Amministrazione sia quella corretta: acquisire gli strumenti tecnici necessari, costruire un percorso credibile di valorizzazione e creare finalmente le condizioni per restituire alla città un patrimonio che da troppo tempo attende una prospettiva concreta. Le polemiche possono riempire un comunicato stampa. La rinascita dell’ex Caserma Piave, invece, richiede lavoro, competenza e responsabilità. È su questo che Fratelli d’Italia continuerà a misurare il proprio impegno.
Fratelli d’Italia Orvieto









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