C’è un momento preciso, quando il sole inizia a scendere dietro le valli della Tuscia, in cui Civita di Bagnoregio smette di essere solo un borgo di tufo e memoria per farsi teatro dell’anima. È quel momento sospeso che torna a vivere con Civit’Arte, il festival che anche quest’anno sceglie di abitare la bellezza, trasformandola in una cornice naturale per le grandi voci della cultura italiana. Il sipario si alza il 6 luglio, e lo fa nel cuore antico del borgo: Piazza del Vescovado. È qui che, alle 21.15, la pietra millenaria accoglierà la voce di uno dei più intensi interpreti del nostro teatro: Alessandro Preziosi.
Non sarà una semplice serata di spettacolo, ma un atto di dedizione. Preziosi porterà in scena “Le Confessioni di Sant’Agostino” prestando – come recita il programma – la sua voce e la sua stessa anima a uno dei testi più vertiginosi e umani della letteratura mondiale. Immaginate il calare della sera, il silenzio che circonda la "Città che muore", e poi le parole del Vescovo di Ippona che risuonano contro le facciate dei palazzi antichi, cariche di dubbi, di ricerca e di quella inquietudine che attraversa i secoli per arrivare, intatta, dritta al cuore di chi ascolta.
È questa l’essenza di Civit’Arte: la capacità di creare ponti tra il passato più profondo e il presente che interroga. L’edizione 2026, curata con orgoglio e cura sartoriale dallo staff di Comune di Bagnoregio e Casa Civita, si propone proprio come un percorso tra la profondità dei recital e la piacevolezza del dibattito.
Un inizio che promette di lasciare il segno, tracciando la rotta per un festival che nelle notti successive porterà tra Civita e la Casa del Vento a Bagnoregio riflessioni, filosofia, impegno civile e analisi lucide sul nostro tempo. Un cartellone che si muove con l’eleganza di chi sa che la cultura, in terra di Tuscia, non è solo intrattenimento, ma il battito necessario di una comunità che vuole pensare, discutere e sognare ancora. L’appuntamento è per il 6 luglio. Non è solo un invito a teatro; è un invito a riscoprire la magia di uno spazio che non finisce mai di stupire.









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