di Pasquale di Paola
C’è un suono che arriva ogni anno a scuola, nei primi giorni di giugno, che ha un sapore e una dolcezza particolari. È quello dell’ultima campanella, che non solo sancisce la fine delle lezioni, ma certifica la chiusura di un tempo vissuto insieme, fatto di voci, passi nei corridoi, quaderni aperti e piccole ma importanti conquiste quotidiane.
Quando quel suono echeggia per l’ultima volta, la scuola sembra trattenere il fiato. Le aule e i lunghi corridoi che, nel corso dell’anno scolastico, hanno custodito domande, esercizi, letture e sorrisi, si fanno improvvisamente più silenziosi. Restano i banchi in ordine, i tanti cartelloni appesi alle pareti, i segni leggeri di una presenza che per mesi ha riempito di suoni e movimenti ogni spazio.
Immancabilmente, l’ultimo giorno di scuola porta con sé una malinconia composta, quasi tenera. Nei volti dei bambini si legge insieme la gioia dell’estate in arrivo e il dispiacere per il distacco: da una maestra, da un compagno di banco, da una routine che, giorno dopo giorno, è diventata casa. La scuola, del resto, è fatta anche di questo: di abitudini che rassicurano e di legami che restano, anche quando il calendario li interrompe.
L’ampio giardino della scuola, che durante l’anno accompagna i momenti di ricreazione, sembra anch’esso, al suono dell’ultima campanella, osservare in religioso silenzio il passaggio degli alunni verso le lunghe vacanze che li attendono, come un testimone discreto e affettuoso. Anche gli spazi più familiari, quali la mensa, la biblioteca e la palestra, acquistano un’aria diversa, come se salutassero a loro volta una comunità che si prepara a fermarsi per il periodo estivo.
Per gli insegnanti, l’ultima campanella di giugno è sempre un piccolo ma coinvolgente bilancio del cuore. Si chiudono registri e programmazioni, ma restano impresse nella memoria le immagini e i momenti più preziosi: uno sguardo finalmente sicuro, una difficoltà superata, una parola detta al momento giusto. È lì che la scuola lascia il segno più vero, non nei numeri, ma nella crescita costante e spesso invisibile dei suoi alunni.
E così, quando il cancello si apre sull’estate e i passi si allontanano, resta nell’aria una malinconia luminosa, con una promessa non scritta da mantenere: quell’ultima campanella di giugno non è soltanto una fine, è una soglia, un saluto, una promessa silenziosa di ritrovarsi ancora, a settembre, con occhi nuovi e la stessa voglia di imparare.









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