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“Quella magica vigilia orvietana di San Giovanni …”

Redazione by Redazione
25 Giugno 2026
in Cultura, Secondarie, Archivio notizie
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C’era una volta una  notte ad Orvieto ,coincidente con l’inizio dell’estate ,in cui la natura assumeva un potere spirituale,quasi soprannaturale. Era la notte tra il 23 e il 24 giugno, la vigilia di San Giovanni. Nella campagna intorno alla Rupe, questa non era una notte come le altre. Era una notte magica, speciale, propiziatoria di un rituale che imponeva di abbandonare i campi prima del tramonto per preparare un elisir di bellezza, protezione e fortuna: l’Acqua di San Giovanni. La credenza popolare orvietana narrava che, durante quelle poche ore di buio della vigilia di San Giovanni, la terra venisse baciata da una rugiada divina,  capace di donare proprietà miracolose a tutto ciò che toccava.

Il rito magico prendeva vita nel tardo pomeriggio della vigilia di San Giovanni . Gli orvietani si incamminavano lungo i sentieri, nei prati e vicino ai fossi ,per raccogliere le erbe e i fiori spontanei. Non c’era una regola fissa perche’  ogni pianta portava con sé un proprio valore e una specifica protezione. La pianta per eccellenza era l’Iperico,che per le sue magiche proprieta’ era denominata l’ “Erba di San Giovanni”, con i suoi fiori gialli come il sole, a a rappresentare il simbolo della luce che scacciava le tenebre e le streghe.

La Lavanda e la Camomilla donavano dolcezza e calma. La Menta e il Rosmarino infondevano freschezza, salute e longevità. I petali di Rosa e di Papavero erano usati per lenire la pelle e donare bellezza e giovinezza. Gli orvietani, una volta terminata la raccolta dei fiori e delle piante , rientrati a casa ,non legavano i fiori tra loro, ma li deponevano dentro una grande bacinella, rigorosamente di vetro. Questa bacinella veniva poi riempita con l’acqua limpida del pozzo o della fontana, fino a far galleggiare quel tappeto colorato e profumatissimo. A quel punto, la bacinella veniva sistemata in mezzo al prato, sul davanzale della finestra o sul tavolo del cortile. La tradizione tramandata da padri a figli imponeva che restasse lì, esposta al cielo e alle stelle , per tutta la notte. L’acqua avrebbe così assorbito la rugiada magica che, secondo le credenze popolari, sarebbe venuta giu’direttamente dal mantello di San Giovanni.

Il risveglio del mattino del 24 giugno aveva un qualcosa di magico. Infatti, prima che il sole estivo diventasse troppo caldo e asciugasse l’incanto, ci si svegliava con un senso di beatitudine,di pacata rilassatezza . L’acqua, rimasta al fresco della notte, era diventata un profumo liquido, quasi vellutata al tatto. E con un delicato gesto d’amore e di speranza ci si lavava il viso per preservare la bellezza e tenere lontane le malattie della pelle; ci si bagnava gli occhi per avere una vista acuta e per proteggersi dal malocchio; ci si inumidiva la parte del corpo dolente pregando in una sua veloce e totale guarigione. E ciascuno maturava coscienza che ,per tutta la durata dell’anno, quella magica protezione avrebbe protetto da ogni malattia. Fino alla prossima magica notte di San Giovanni.

 

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