La cessione dell’Orvietana segna la fine di una storia lunga 116 anni che ha accompagnato generazioni di orvietani e rappresentato uno dei simboli sportivi più importanti della nostra comunità. Una vicenda che va ben oltre il calcio e che inevitabilmente lascia amarezza in quanti hanno visto nell’Orvietana non soltanto una società sportiva, ma un elemento identitario della città, capace di unire intere generazioni attorno a colori, simboli e valori che hanno attraversato oltre un secolo di storia.
Non è il momento delle polemiche né della ricerca di responsabilità. Chi negli anni ha guidato la società ha dovuto confrontarsi con difficoltà economiche, organizzative e sportive sempre maggiori, in un contesto che rende sempre più complessa la gestione del calcio nelle realtà di provincia.
Resta tuttavia una riflessione che riteniamo legittima. Forse una storia lunga 116 anni avrebbe meritato un percorso diverso. Forse, prima di arrivare alla cessione definitiva, si sarebbe potuto coinvolgere maggiormente la città, gli imprenditori locali, gli sportivi e tutti coloro che in questi anni hanno dimostrato attaccamento ai colori biancorossi. Forse si sarebbe potuto concedere un periodo di tempo definito durante il quale il territorio avesse la possibilità di presentare una proposta alternativa o di pareggiare l’offerta proveniente da Terni.
Non si tratta di mettere in discussione la legittimità delle scelte compiute, ma di evidenziare come una realtà che rappresenta oltre un secolo di storia sportiva cittadina avrebbe probabilmente meritato un ultimo tentativo di restare patrimonio della comunità orvietana. Desideriamo inoltre ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla riunione pubblica dei giorni scorsi, contribuendo con idee, osservazioni e spunti di riflessione che hanno arricchito il confronto su una vicenda che riguarda l’intera città. Centosedici anni non rappresentano soltanto una data. Rappresentano migliaia di ragazzi cresciuti con quella maglia, centinaia di dirigenti e volontari che hanno dedicato tempo e passione alla società, famiglie che hanno vissuto lo stadio come luogo di aggregazione e una comunità che per oltre un secolo si è riconosciuta in quei colori.
Quando viene meno una realtà storica come questa, il rischio non è soltanto sportivo. È la perdita di un pezzo della memoria collettiva e dell’identità cittadina. Per questo oggi la priorità deve essere rivolta ai centinaia di giovani che praticano sport nel settore giovanile e alle famiglie che hanno investito fiducia in un progetto educativo prima ancora che calcistico. Lo sport svolge una funzione sociale fondamentale. È uno strumento di crescita, educazione, inclusione e formazione che non può essere disperso. Al di là delle scelte societarie e delle nuove prospettive che si aprono, ciò che deve essere preservato è il patrimonio umano costruito in decenni di attività sul territorio.
Orvieto può contare su una straordinaria rete di associazioni e società sportive che ogni giorno svolgono un lavoro prezioso con centinaia di giovani. È da questo patrimonio di competenze, passione e volontariato che occorre ripartire per garantire continuità e opportunità alle nuove generazioni. Fratelli d’Italia ritiene che istituzioni, società sportive e territorio debbano ora lavorare affinché i giovani atleti e le loro famiglie possano avere certezze e continuità. L’Orvietana, con i suoi 116 anni di storia, appartiene alla memoria di Orvieto. Nessuna operazione societaria potrà cancellare ciò che ha rappresentato per intere generazioni. Proprio per questo il futuro dovrà partire dal rispetto di quella storia e dalla tutela della sua più grande eredità: i ragazzi.
Fratelli d’Italia Orvieto










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