di Pasquale di Paola
In un periodo storico complesso e difficile per il mondo della scuola, che viene spesso raccontata solo attraverso numeri, criticità e burocrazia, esistono storie — pur se silenziose — che restituiscono il senso più autentico e umano della comunità educante. Storie fatte di attenzione, umanità e presenza concreta. È il caso del Liceo Linguistico Majorana-Maitani di Orvieto che, quest’anno, ha saputo trasformare un momento difficile di una sua allieva in un esempio luminoso di vicinanza e inclusione.
All’inizio dell’anno scolastico, mia figlia si è trovata ad affrontare una prova complessa e delicata: un importante intervento chirurgico per la correzione di una forma severa di scoliosi. Un percorso fatto di mille ansie, mille angosciose attese e mille paure. Un percorso che, per una ragazzina di quasi diciassette anni, significa anche un non trascurabile periodo di lontananza dalla scuola, dai compagni, dalle abitudini; da quella quotidianità che dà sicurezza.
Ed è proprio in questo spazio di fragilità che l’Istituto Majorana-Maitani, ben diretto dalla Dirigente Scolastica, Dott.ssa Lorella Monichini, ha saputo esserci in maniera concreta e preziosa. Non come semplice e fredda istituzione, ma come una comunità accogliente e ricca di sensibilità.
Sin dal primo momento di questa complicata prova, docenti, compagni e personale scolastico non hanno mai fatto mancare la loro vicinanza. Nel periodo di ricovero e di forzato soggiorno a casa, messaggi, attenzioni e piccoli gesti quotidiani hanno costruito un filo invisibile, ma fortissimo, tra l’aula e la stanza di mia figlia. Un filo che ha impedito all’assenza di trasformarsi in isolamento o in emarginazione.
La didattica si è adattata all’evento e, soprattutto, il cuore della scuola ha saputo adattarsi al delicato contesto. È stata data prova concreta di come insegnare, in certi momenti, significhi prima di tutto comprendere: saper aspettare, saper sostenere, saper incoraggiare. Senza pressione, rispettando i tempi e le inevitabili difficoltà. È stato prezioso per mia figlia, nel periodo di forzato isolamento domestico, quel riuscire a farle sentire che, anche lontano dai banchi, si continua a far parte della propria classe e della propria comunità scolastica.
E quando finalmente è arrivato il momento del rientro a scuola, quel filo si è trasformato in un forte e coinvolgente abbraccio. Un rientro non scontato, carico di dubbi, timori ed emozioni, ma reso più semplice e leggero dalla delicatezza con cui è stato accompagnato. Nessuna forzatura, solo accoglienza autentica.
In un’epoca in cui si parla spesso di inclusione come principio astratto, la comunità scolastica del Majorana-Maitani di Orvieto ne ha dato una prova concreta. Ha dimostrato che la scuola non è solo un luogo di apprendimento e di fredda trasmissione di nozioni, ma uno spazio di crescita umana, capace di farsi carico anche delle fragilità e delle problematiche più profonde.
Quella vissuta da mia figlia non è solo la storia di una studentessa che ha affrontato una prova difficile; è la bella storia di una Scuola che ha saputo esserci davvero, con umanità, comprensione e affetto. E forse è proprio da qui che bisogna ripartire per raccontare la Scuola: da queste persone, da questi gesti, da questa vicinanza che non fa rumore ma lascia un segno, un ideale e caloroso abbraccio indelebile e duraturo.









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