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Home Politica

Complanare: vent’anni di ritardi, oggi la Regione riapre una strada per lo sviluppo di Orvieto

Redazione by Redazione
3 Giugno 2026
in Politica, Notizia Principale, Archivio notizie
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Ci sono opere che non sono soltanto opere. Ci sono infrastrutture che raccontano il rapporto che una comunità ha con il proprio futuro. La Complanare appartiene a questa categoria. Non è semplicemente una strada, né un tracciato da consegnare alle cronache amministrative come una pratica finalmente sbloccata. È una scelta di visione. È il segno concreto di un’idea di città che torna a tenere insieme sviluppo economico, qualità della vita, tutela dell’ambiente, sicurezza, lavoro e dignità delle aree produttive.

Quando si parla seriamente di marketing territoriale, di crescita economica, di nuove opportunità occupazionali e di capacità attrattiva di un territorio, non si può prescindere dalle infrastrutture: materiali e immateriali, strade, connessioni, servizi, accessibilità, relazioni tra imprese, istituzioni e cittadini. Per troppo tempo Orvieto ha smesso di pensarsi dentro questa prospettiva. Ha amministrato il presente più di quanto abbia immaginato il futuro. Ha lasciato che molte intuizioni nate anni fa si disperdessero, che molte possibilità restassero sospese, che troppe scelte strategiche venissero rinviate.

Eppure, prima della lunga stagione amministrativa del centrodestra, questa città aveva conosciuto una diversa ambizione. Chi governava Orvieto si poneva il problema dello sviluppo economico e lo faceva con progetti, relazioni, interlocuzioni, capacità di immaginare. Si ragionava sulla riqualificazione dell’area artigianale di Bardano, sulla possibilità di un secondo casello autostradale in prossimità di Ponte Giulio, sulla Complanare fino a Sferracavallo. Era una stagione nella quale la politica dialogava con le associazioni di categoria, con il mondo produttivo, con le competenze vive della città. La collaborazione con la C.N.A. e con altri soggetti del territorio non era una formula da convegno, ma un metodo: si discuteva, si progettava, si provava a costruire una traiettoria.

Si arrivò persino a immaginare, in accordo con la Società Autostrade, una piazzola di sosta in prossimità dei terreni dove sarebbe poi sorta l’attuale Ipercoop, così da permettere ai viaggiatori di scendere dall’autostrada, attraverso un passaggio pedonale, e fare acquisti durante il viaggio. Per l’area di Bardano si pensava a un polo industriale legato al riciclo e al riuso, da affiancare alla raccolta dei rifiuti già esistente con la discarica, in accordo con la stessa società ACEA. Idee che oggi, a rileggerle, non appaiono affatto datate. Al contrario, dimostrano quanto Orvieto avesse già intuito la necessità di tenere insieme ambiente, economia circolare, impresa e lavoro.

Era chiaro già allora che Orvieto Scalo dovesse essere preservato dal traffico pesante. Era chiaro che le aree produttive avessero bisogno di collegamenti più rapidi, funzionali e sicuri. Era chiaro che ambiente, salute ed economia non potessero essere trattati come capitoli separati, ma come parti dello stesso disegno di governo della città. Poi sono arrivati anni difficili. Anni nei quali il tema dello sviluppo si è progressivamente indebolito, smarrendo forza, continuità e centralità. C’è stata anche una stagione amministrativa di centrosinistra, condizionata però da un predissesto di bilancio ereditato, determinato e mal gestito dalla prima Amministrazione Concina. Ma oggi non serve indulgere in una contabilità sterile del passato.

Serve, piuttosto, ricostruire una trama. Serve che il Partito Democratico di oggi torni a fare ciò che appartiene alla parte migliore della sua storia: aprire porte, convocare energie, rimettere insieme competenze, categorie economiche, lavoro, associazioni, cittadini e istituzioni. Non una partecipazione raccontata, non una condivisione evocata nei comunicati, ma una pratica reale, concreta, verificabile nei fatti. In questo senso, l’approvazione da parte della Regione Umbria del progetto per la realizzazione del secondo stralcio, primo lotto, della Complanare è una notizia che va accolta con grande soddisfazione.
Ed è un risultato che va riconosciuto con chiarezza all’Assessore regionale Francesco De Rebotti, alla Giunta regionale e alla Presidente Stefania Proietti. Non si tratta soltanto di aver finanziato un’opera. Si tratta di aver rimesso Orvieto dentro una cornice di programmazione, responsabilità e sviluppo. Si tratta di aver dato continuità a una sensibilità politica che, nella nostra città, è sempre appartenuta alla cultura di governo del centrosinistra: pensare le infrastrutture non come interventi isolati, ma come strumenti per generare lavoro, qualità urbana, sostenibilità e futuro.

L’intervento, presentato dall’Assessore De Rebotti, rientra nel Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027, in accordo con il Consiglio dei Ministri, per un importo pari a 12,9 milioni di euro. La tempistica prevede che l’anno in corso sia impegnato tra progettazione e avvio dei lavori, mentre il completamento dell’opera è indicato per il 2030. Il percorso programmato arriverà fino a Pian dei Poveri, mentre un successivo lotto dovrà completare il collegamento verso la zona industriale di Bardano. Il Comune di Orvieto avrà il compito di attuare l’opera, assumendo la responsabilità della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori secondo i termini previsti.

Ci rallegriamo per la soddisfazione espressa dalla Giunta comunale, dall’Assessore Pizzo e dal Sindaco Tardani. È positivo che anche l’Amministrazione comunale riconosca oggi il valore di un’opera che affonda le proprie radici in una visione storicamente sostenuta dal centrosinistra orvietano e che trova oggi, grazie alla Regione Umbria guidata dalla Presidente Proietti e al lavoro dell’Assessore De Rebotti, una concreta possibilità di avanzamento.

Resta però una domanda politica che non può essere rimossa: quanti anni sono stati perduti? Quante occasioni sono state lasciate andare? Quanto sviluppo economico è rimasto fermo mentre Orvieto avrebbe avuto bisogno di correre, innovare, collegarsi, respirare meglio e rendersi più competitiva? La Complanare, oggi, non chiude soltanto un ritardo. Riapre una possibilità.

Riapre la possibilità di guardare a Orvieto non come a una città che conserva soltanto la propria bellezza, ma come a una comunità che torna a organizzare il proprio futuro. Una città capace di proteggere la qualità della vita dei residenti, di sostenere le imprese, di rendere più accessibili le proprie aree produttive, di costruire sviluppo senza consumare la propria identità. Dopo quasi vent’anni, la Regione Umbria rimette questo tema dentro una cornice concreta di programmazione, risorse e responsabilità. Ed è giusto dirlo senza timidezze: questo è il segno di una politica che torna a fare il proprio mestiere.

Adesso il compito è duplice: vigilare perché questa opportunità non venga nuovamente rallentata, dispersa o sprecata e, allo stesso tempo, ricostruire attorno allo sviluppo di Orvieto una nuova stagione di confronto vero, di partecipazione sostanziale e di capacità amministrativa. Perché il futuro non arriva da solo. Va immaginato, organizzato, finanziato e realizzato. E Orvieto, dopo troppi anni di attesa, ha il dovere di tornare a immaginarlo.

Partito democratico 

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