Di PrometeOrvieto
Come le donne imparano, non senza fatica, a fare prevenzione per il tumore al seno, gli uomini dovrebbero fare lo stesso per il tumore alla prostata. Eppure, nel nostro territorio questo non avviene, e non avviene per la semplice ragione che non abbiamo urologi.
Il tumore alla prostata è il più frequente tra gli uomini in Italia: nel solo 2024 sono stati registrati oltre 40.000 nuovi casi, circa il 20% di tutti i tumori maschili. Si stima che circa un uomo su otto svilupperà un tumore alla prostata nel corso della vita: il rischio è molto basso prima dei 50 anni, ma cresce rapidamente con l’età. Pur essendo fortunatamente meno aggressivo del tumore al seno, l’incidenza così alta provoca ancora più di 8000 decessi ogni anno in Italia. Quando anche la prostata non è colpita da tumori maligni, spesso è affetta da altre patologie, come l’ipertrofia prostatica benigna, che abbassano drasticamente la qualità della vita, arrivando nei casi peggiori all’uso di cateteri permanenti e terapie farmacologiche a lungo termine.
I numeri del nostro territorio
Facciamo un conto semplice. Il territorio orvietano, inclusi i comuni di riferimento nel Lazio, conta una platea di oltre 12.000 uomini over 50. Supponendo che ciascuno di essi si sottoponga, a fini preventivi, a una visita urologica all’anno, otteniamo circa 35 visite urologiche al giorno. Le strutture andrebbero dimensionate di conseguenza. Non lo sono.
Cosa chiediamo alla USL Umbria 2
1) Accelerare le procedure per il reperimento del personale per riattivare il reparto di urologia nell’ospedale di Orvieto, prevedendo per i professionisti un percorso di crescita professionale ed economica a cui contribuiscano anche le istituzioni locali.
2) Progettare un adeguato programma di prevenzione secondaria correttamente dimensionato. La Lombardia ha introdotto nel 2025 uno screening a livello regionale, dimostrando che le regioni possono intervenire per colmare le lacune nazionali nella prevenzione, in un modello che potrebbe essere esteso coerentemente anche ad altre patologie ad alta prevalenza.
3) Avere come riferimento l’ospedale di Terni, più raggiungibile e meglio attrezzato di Foligno.
4) Attuare un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa per gli interventi urologici non oncologici, che oggi si trascinano troppo a lungo rovinando la vita di persone che aspettano inutilmente.
Prevenire costa meno che curare
Sebbene non esista un piano di screening nazionale, le linee guida per la prevenzione del tumore alla prostata poggiano su due livelli: primario (stile di vita, alimentazione, attività fisica) e secondario, che raccomanda dopo i 50 anni una visita urologica e un’analisi del PSA come primi passi. Nel nostro territorio questo percorso è molto difficile da seguire, almeno affidandosi alla sanità pubblica. Dopo un periodo in cui il servizio urologico era sostanzialmente a zero, oggi all’ospedale di Orvieto ci viene “prestato” un urologo da Foligno, presente una volta a settimana. Il risultato è che si è sviluppato un mercato privato tanto fiorente quanto costoso, a cui si rivolge almeno il 70% dei cittadini che hanno bisogno di una visita urologica.
Per chi non può permettersi il privato, l’alternativa è aspettare. Nei casi oncologici più gravi, il riferimento è l’ospedale di Foligno: una struttura faticosamente raggiungibile dall’orvietano, come ben sappiamo, e oggi in grado di gestire in tempi quasi accettabili solo le urgenze oncologiche maligne. Per tutto il resto – le patologie invalidanti ma non fatali, quelle che non finiscono nelle statistiche di mortalità ma rovinano la vita quotidiana delle persone – non c’è una risposta. I tempi per un eventuale intervento non oncologico si attestano oggi intorno a un anno, un anno e mezzo. Nel frattempo, le patologie progrediscono e la qualità della vita peggiora. Numerosi sono i casi di pazienti che si rivolgono a noi per cercare di segnalare le loro difficoltà nella vita quotidiana.
Continueremo a mantenere alta l’attenzione su questo tema, perché chi soffre in silenzio non può aspettare ancora.









