
I lavoratori della sanità privata dell’Umbria scenderanno in piazza a Roma venerdì 17 aprile, per lo sciopero nazionale indetto per denunciare un blocco contrattuale indegno e che dura da 14 anni. Le Federazioni Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl della regione hanno aderito con convinzione alla mobilitazione unitaria che “”otografa una crisi profonda e inaccettabile che investe oltre 3.500 lavoratrici e lavoratori sul territorio regionale, distribuiti tra contratti Aiop, Aris, Rsa, strutture socio-assistenziali, ambulatori e diagnostica, molti dei quali con scadenze ampiamente superate.
Si tratta di professionisti a tutto tondo, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, amministrativi e tutto il personale che opera nelle strutture private convenzionate, distribuiti tra ospedali privati, case di cura, strutture riabilitative, residenze per anziani e disabili, poliambulatori e centri diagnostici che erogano quotidianamente un servizio sanitario pubblico, garantendo cure e assistenza ai cittadini umbri. Eppure, sono regolati da contratti collettivi la cui scadenza risale in molti casi a oltre 14 anni fa, con stipendi cristallizzati nel passato e condizioni di lavoro che non rispecchiano più le responsabilità professionali richieste”.
Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl evidenziano anche come “il settore della sanità privata, in Umbria, sia frammentato in una pluralità di contratti collettivi, la maggior parte dei quali scaduti da più di dieci anni. Ciò ha portato ad un divario salariale nei confronti dei colleghi del settore pubblico che svolgono le medesime mansioni. Una situazione dovuta a scelte datoriali che scaricano sui lavoratori il costo della competitività, praticando un vero dumping salariale”.
Nella richieste c’è: “rinnovo immediato di tutti i contratti collettivi scaduti, con adeguamento salariale che tenga conto del recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione degli ultimi anni; stipendi adeguati alle responsabilità professionali dei ruoli ricoperti, che valorizzino competenze,
specializzazioni e il costante aggiornamento professionale richiesto; miglioramento delle condizioni di lavoro dal punto di vista organizzativo, con turni sostenibili, riposi adeguati e una gestione del personale che rispetti la salute e il benessere dei lavoratori; aggiornamento della cornice normativa contrattuale, con istituti e tutele allineati agli standard del settore pubblico equivalente; riduzione dei carichi di lavoro, spesso diventati insostenibili a causa della cronica carenza di organici e dell’assenza di investimenti nel settore; garanzie occupazionali e di stabilità, con contrasto al precariato strutturale che caratterizza molte realtà della sanità privata regionale”.
“Da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl anche un appello alle associazioni datoriali, alle strutture sanitarie private convenzionate, alla Regione Umbria e al Governo nazionale affinché si intervenga con decisione per porre fine a una situazione non più tollerabile. La sanità pubblica erogata attraverso i lavoratori del privato convenzionato non può continuare a fondarsi sul risparmio sui costi del personale. Il sistema di convenzionamento con il Servizio Sanitario Regionale deve includere criteri chiari di equità salariale e di garanzia delle condizioni di lavoro, in modo che il risparmio nelle tariffe delle prestazioni non si traduca automaticamente in minori diritti per chi lavora. La Regione Umbria, in qualità di soggetto committente, ha la responsabilità istituzionale e morale di verificare che le strutture convenzionate rispettino standard contrattuali dignitosi come condizione per l’accreditamento e il rinnovo delle convenzioni”. Così in una nota i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Desirè Marchetti, Marcello Romeggini e Jacky Mariucci.








