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Home Politica

“Investimenti sui Comuni, risorse per la gestione e più flessibilità per costruire un Paese che funzioni anche senza Pnrr”

Redazione by Redazione
16 Aprile 2026
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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ORVIETO – Il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, è intervenuta martedì 14 aprile all’iniziativa promossa dalla Fondazione Ifel al Complesso Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni a Roma per presentare il volume “Il Pnrr dell’Italia. Metodi e strumenti per politiche economiche possibili” curato da Pierciro Galeone e Walter Tortorella.

«Un importante momento di confronto e approfondimento – afferma il sindaco Tardani – per tracciare un primo bilancio degli effetti del Pnrr sul nostro Paese e comprendere quali eredità e insegnamenti ci lascerà. Il caso di Orvieto che abbiamo portato come contributo alla discussione rappresenta la condizione di tanti altri Comuni ed è esemplificativo delle grandi opportunità concesse dal Pnrr ma allo stesso tempo delle criticità che si sono evidenziate. Pur con fatica stiamo mettendo a terra i progetti Pnrr, le opere si stanno realizzando e le scadenze saranno rispettate. Quindi possiamo dire che il Pnrr ha funzionato ma la vera domanda è un’altra: a quali condizioni? Ha funzionato sotto stress e non perché il sistema fosse già adeguato, ma perché è stato spinto oltre i suoi limiti. Ed è da qui che dobbiamo partire, se vogliamo fare una riflessione seria.

Le luci sono evidenti. Il Pnrr – prosegue – è stata un’occasione straordinaria, per le risorse ingenti che mai avremmo potuto immaginare di avere a disposizione ma soprattutto per il metodo. Ci ha costretto a cambiare approccio, non più interventi isolati, ma strategie integrate. Digitale, ambiente, sociale, sanità territoriale rigenerazione urbana, per la prima volta questi temi sono entrati tutti insieme anche nella programmazione locale. E soprattutto ha introdotto un principio fondamentale: non basta spendere, bisogna dimostrare i risultati e che ciò che si realizza migliora concretamente la vita delle persone».

«Nel nostro caso, anche come Comune capofila di un’Area interna – aggiunge – questo ha significato una cosa molto concreta. Ricondurre tutti gli interventi a una visione chiara e un obiettivo condiviso ovvero contrastare lo spopolamento e rendere il territorio più attrattivo dal punto di vista residenziale puntando sui servizi. Scuole, con la realizzazione della nuova struttura di Sferracavallo, servizi sociali, con il progetto del Cepol di Orvieto scalo, sanità di prossimità, con la realizzazione della Casa e dell’Ospedale di comunità grazie alla collaborazione con la Regione, digitalizzazione, rigenerazione urbana. Non opere separate, ma pezzi di una strategia che mette al centro la qualità della vita e che è stata integrata con le azioni previste dalla nuova programmazione dell’Area interna. Questo è forse uno dei risultati più importanti: i Comuni hanno rafforzato la loro capacità di programmare più ambiti insieme legati da una strategia di lungo periodo».

«Ma accanto alle luci – continua il sindaco – ci sono ombre altrettanto evidenti. La prima è la pressione amministrativa. Tempi rigidissimi, procedure articolate, carenza di personale. Tutto questo si è innestato sulla nostra struttura già fragile, segnata da decine di pensionamenti e da un massiccio turnover e quindi anche dalle perdita di competenze ed esperienze.  Dentro questa condizione si sono inserite anche criticità operative che, in un contesto ordinario, sarebbero gestibili, ma che con tempi così rigidi diventano fattori di forte rischio. Nel nostro caso, ad esempio, ma comune a tante altre realtà,  abbiamo dovuto risolvere contratti su interventi importanti per inadempienze delle imprese. Eventi che nei lavori pubblici possono accadere ma con i tempi rigidi del Pnrr i margini per gestire gli imprevisti diventano minimi.

Un altro elemento critico, che in realtà abbiamo rilevato complessivamente sulla gestione dei fondi europei e che abbiamo già riscontrato in altre forme di finanziamento come la SNAI, è la rigidità. Impianti molto centralizzati, con linee già definite e criteri uniformi che garantiscono controllo e velocità, ma spesso riducono la capacità di adattamento ai bisogni locali. E dobbiamo dirlo chiaramente: non esiste un’Italia uniforme. I bisogni di una grande città non sono quelli di un’Area Interna e non tutte le Aree Interne hanno le stesse necessità. E un modello troppo rigido rischia di essere efficiente sulla carta, ma meno efficace nella realtà. La terza questione, la più importante, è il futuro. Bene gli investimenti, ma fondamentale garantire la loro gestione. E qui si apre un problema strutturale. Non basta costruire servizi, bisogna farli funzionare nel tempo. Per un Comune significa trovare risorse correnti per il personale, per la gestione e per mantenerne la qualità. Il rischio non è aver investito male ma non riuscire a sostenere, negli anni, ciò che oggi si sta costruendo».

«Se vogliamo quindi che l’esperienza del Pnrr lasci un’eredità – conclude il sindaco Tardani – dobbiamo essere chiari. Le politiche pubbliche non possono basarsi su uno sforzo straordinario permanente ma devono poter funzionare in condizioni ordinarie. Se domani si ripresentasse un’occasione simile, non dovremo cambiare gli obiettivi ma le condizioni in cui quegli obiettivi si realizzano. Mantenere il metodo ma costruire un impianto più sostenibile dal punto di vista amministrativo, più flessibile nell’attuazione, più capace di adattarsi alle differenze territoriali. Per questo serve un investimento strutturale sui Comuni, su personale, competenze ed efficienza amministrativa, serve integrare stabilmente gli investimenti con la spesa di gestione perché altrimenti il rischio è costruire opere che non diventano servizi. Quindi meno eccezionalità, più normalità. Perché la sfida vera è costruire uno Stato che sia capace di funzionare anche senza il Pnrr».

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